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Rialzo Fed: il conto per i 30,09 miliardi PNRR di scuola e ricerca

La Fed alza i tassi dopo la BCE al 2,50%: la stretta rincara i 122,6 miliardi di prestiti UE, con 30,09 destinati a scuola e ricerca.

Oggi la Federal Reserve dovrebbe alzare i tassi di 25 punti base, prima volta dopo luglio 2023, sei giorni dopo il secondo rialzo della BCE che ha portato il tasso sui depositi al 2,50%. Per la scuola italiana, e per i 30,09 miliardi della Missione 4 del PNRR, non è una decisione lontana.

Cosa decide oggi la Fed e cosa ha già deciso la BCE

Il 10 settembre 2026 la BCE ha alzato per la seconda volta nell'anno i tre tassi di riferimento di 25 punti base: deposit rate al 2,50%, tasso di rifinanziamento principale al 2,65%, marginale al 2,90%, con efficacia dal 16 settembre. La motivazione è un'inflazione dell'area euro risalita al 3,3% ad agosto, il livello più alto da settembre 2023, spinta dai rincari di gas e petrolio legati alla chiusura dello Stretto di Hormuz.

Nello stesso giorno la Federal Reserve, guidata da Kevin Warsh, è attesa a un rialzo di 25 punti base che i mercati danno per quasi certo. Il costo di raccolta della moneta unica e del dollaro cresce insieme, e con esso il costo del debito pubblico degli Stati che devono rifinanziarlo o emetterne di nuovo.

I 30 miliardi PNRR per istruzione e ricerca dentro la stretta monetaria

La Missione 4 del PNRR pesa 30,09 miliardi, il 15,48% del totale del Piano, ripartiti fra asili nido, edilizia scolastica, riforma degli istituti tecnici, ricerca applicata e trasferimento tecnologico. La fonte istituzionale è la pagina ufficiale del Governo: Missione 4 Istruzione e ricerca su Italia Domani.

Il PNRR non è tutto a fondo perduto. L'Italia ha ricevuto 122,6 miliardi di prestiti Next Generation EU con scadenza trentennale e tassi compresi fra il 3,05% e il 3,58%. Ogni nuova emissione della Commissione europea per rifinanziare quel debito viene collocata ai tassi di mercato del momento: più la Fed e la BCE mantengono la stretta, più le rate future costano. Sul bilancio nazionale la pressione arriva subito: la spesa per interessi del debito pubblico italiano è prevista superare i 100 miliardi nel 2026 (4,6% del PIL) secondo la NADEF, e ogni euro speso in interessi è un euro che non finisce in edilizia scolastica come il piano contro le aule senza climatizzazione, borse di studio, contratti di ricerca.

L'altro fronte: neolaureati, bolla AI e mercato del lavoro

L'articolo del Sussidiario cita fra le incognite della Fed la bolla dell'intelligenza artificiale, con effetti reali su chip, data center, prezzo dell'elettricità e metalli. La stessa bolla tocca da vicino i laureati italiani in discipline STEM: se gli investimenti privati in AI rallentano dopo il rialzo dei tassi, si contraggono le assunzioni nei ruoli tecnici che le università pubbliche stanno formando con i fondi PNRR. Sul fronte energetico, progetti come la cattura di CO2 di Sluiskil-Ravenna che sarà cinque volte più grande dal 2030 restano legati alla disponibilità di finanziamenti a lungo termine, e quei finanziamenti dipendono dalle curve dei tassi.

Il quadro giovanile italiano parte già in svantaggio. Il tasso di NEET fra i 15 e i 29 anni nel 2024 è al 15,2%, il secondo più alto dell'Unione europea, e nel Mezzogiorno l'incidenza è più che doppia rispetto al Centro-Nord, come attesta il comunicato ISTAT Giovani e mercato del lavoro 2024. Sul divario territoriale pesano anche fattori strutturali della scuola meridionale, dai tre mesi di vacanza estiva ai carichi didattici disuguali, come raccontato in perché tre mesi di vacanze estive pesano di più sugli studenti del Sud.

Il conto della decisione Fed non si legge nei quattro punti base di un titolo di Stato: si legge fra due o tre anni, nei fondi che il MIM potrà davvero spendere e negli assegni di ricerca che gli atenei potranno bandire senza tagliare altrove.

Pubblicato il: 16 settembre 2026 alle ore 13:23