Raul Castro è ricomparso in televisione a 95 anni, sabato 6 settembre 2026, dopo settimane di voci che lo davano ricoverato o morto. L'apparizione era diventata necessaria: dietro la catena di ipotesi c'era una macchina di disinformazione già documentata, con un montaggio Instagram che imitava una testata reale e una scia di episodi identici lunga due anni.
Cosa mostra il video di Stato
Le immagini trasmesse dalla televisione cubana mostrano il generale visibilmente dimagrito, ma in grado di camminare e conversare. Riceve applausi dai militari presenti alla cerimonia per il 65esimo anniversario della Direzione di sicurezza personale del ministero dell'Interno, l'istituzione che Raúl fondò nel 1961 con il fratello Fidel, morto nel novembre 2016.
Al suo fianco compaiono il presidente Miguel Díaz-Canel, che gli è succeduto alla guida del Paese nel 2018, e il nipote Raul Guillermo Rodríguez Castro, oggi interlocutore nelle trattative con gli Stati Uniti. L'ultima uscita pubblica documentata risaliva al primo maggio 2026, quando il generale era già apparso provato: da lì è partita la catena di ipotesi sulla sua salute, rilanciata dai media in lingua spagnola e dai social network fuori dall'isola.
Un montaggio Instagram con il logo rubato
Le voci non sono nate spontaneamente. Il 21 maggio 2026 l'account Instagram @luismolina_tattoo ha pubblicato un'immagine che imitava il layout grafico di CiberCuba, testata in lingua spagnola con base a Madrid, per annunciare la morte del generale con la falsa credibilità di un logo riconoscibile. La didascalia era una provocazione: 'Vedere per credere, altrimenti diranno che è una bugia'. Il post ha raccolto migliaia di reazioni e centinaia di commenti prima che CiberCuba intervenisse chiedendone la rimozione con un commento diretto: 'Montaggio falso che usa la nostra immagine'.
Il pattern si ripete da anni. Manipolazioni identiche del brand CiberCuba erano già state segnalate ad aprile 2024 e a settembre 2025, ogni volta rilanciate da profili anonimi e amplificate dalla diaspora cubana a Miami. Ai primi di settembre 2026 la spirale è riesplosa dopo un rapporto non confermato che descriveva l'ex leader in fin di vita all'Avana. La televisione di Stato ha scelto la ricomparsa del 6 settembre proprio per interrompere quel ciclo, non solo per rassicurare l'isola.
Cosa cambia se il generale scompare
Il tempismo della smentita ha una ragione politica precisa. Cuba attraversa dal gennaio 2026 quella che analisti indipendenti descrivono come una delle peggiori crisi economiche della sua storia, con blackout ripetuti, blocco dei carburanti e un consenso interno in erosione. Díaz-Canel governa da sette anni, ma la famiglia Castro resta il centro simbolico del regime, e ogni assenza prolungata di Raúl alimenta la conversazione sulla successione.
Nei nomi che circolano tra gli analisti compaiono Roberto Morales Ojeda, segretario di organizzazione del Comitato Centrale del Partito Comunista, e Oscar Pérez-Oliva Fraga, pronipote di Raúl, promosso vicepremier a ottobre 2024 dopo una scalata ministeriale rapida. Mostrare il generale vivo, accompagnato dai vertici, serve a spegnere quel dibattito oltre alla voce medica.
Il buco delle piattaforme
Il meccanismo del caso è lo stesso che mette in difficoltà Instagram su altri fronti: contenuti manipolati che usano loghi o volti reali per costruire credibilità immediata, prima che chi ha diritti sull'immagine possa reagire. Meta ha promesso interventi più incisivi dopo l'esplosione dei video registrati con i Ray-Ban Meta, ma il caso cubano mostra quanto pesa la latenza tra la pubblicazione di un falso e la smentita ufficiale.
La sequenza (video o montaggio virale, migliaia di condivisioni, istituzione costretta a intervenire in fretta) si è già vista in contesti molto diversi, come quando il video dei liceali italiani sulla metro di Bangkok ha portato alle scuse dell'ambasciata. Il caso cubano è più politico, ma la meccanica social è la stessa.
Il precedente resta: bastano un account Instagram e un logo riprodotto per costringere uno Stato a produrre un'apparizione televisiva come strumento di comunicazione politica. Almeno fino alla prossima assenza del generale.