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Oaxaca, nono giornalista ucciso in Messico: 2026 pari all'intero 2025

Hamurabi Huesca Manzano ucciso in Oaxaca: nono giornalista nel 2026, già pari al totale 2025. Secondo caso a Oaxaca in tre mesi.

Hamurabi Huesca Manzano, direttore del portale di informazione locale Pinotepa Comunica, è stato ucciso venerdì 9 ottobre 2026 nel quartiere Planta y Porvenir di Santiago Pinotepa Nacional, sulla costa dello stato di Oaxaca. Un gruppo armato ha aperto il fuoco contro di lui e altri due uomini: nessuno è sopravvissuto. È il nono giornalista ucciso in Messico dall'inizio dell'anno secondo il conteggio dell'organizzazione per la libertà di stampa Article 19.

Un portale locale con 52.000 follower e un secondo lavoro come tassista

Huesca Manzano aveva fondato Pinotepa Comunica come sito di notizie politiche e di cronaca per la città di Santiago Pinotepa Nacional. Il portale aveva superato i 52.000 follower sui canali social, numeri rilevanti per una comunità di meno di 30.000 abitanti. Per arrotondare lavorava anche come tassista: le autorità sostengono che l'agguato fosse diretto contro un altro uomo, soprannominato «El Darío» e descritto dai procuratori come uno dei principali responsabili della violenza sulla costa dell'Oaxaca.

La procura statale ha dichiarato che gli autori sono «pienamente identificati», ma non ha confermato se l'attività giornalistica della vittima abbia pesato sull'attacco. Article 19 ha chiesto che l'inchiesta tratti il lavoro di cronista come pista prioritaria e non come coincidenza.

Il bilancio 2026 ha già raggiunto quello del 2025 e quasi doppiato il 2024

I nove casi del 2026 segnano un peggioramento rapido rispetto agli ultimi due anni. Il Committee to Protect Journalists aveva contato cinque giornalisti uccisi in Messico nel 2024, poi sei nel 2025; Article 19 ne aveva registrati otto nel 2025 e Reporters Without Borders nove. Il totale che il paese ha raggiunto in dieci mesi di 2026 eguaglia quindi il conteggio più alto dell'intero anno precedente, con tre mesi ancora da vivere.

Oaxaca è lo stato più colpito dell'ultimo trimestre: Huesca Manzano è il secondo cronista ucciso nella regione in tre mesi, dopo Francisco Alejandro Leyva Aguilar il 22 luglio 2026. Nel database dell' Osservatorio UNESCO sui giornalisti uccisi il Messico resta tra i paesi più pericolosi al mondo per chi fa informazione, con un punteggio di sicurezza di 31,35 su 100 nell'indice RSF 2026, il più basso dei cinque indicatori misurati per il paese.

Il contesto europeo e italiano: anche Roma arretra nella classifica RSF

Il peggioramento messicano si inserisce in una tendenza globale negativa. L'edizione 2026 del World Press Freedom Index di Reporters Without Borders classifica per la prima volta oltre metà dei 180 paesi analizzati come «difficili» o «molto gravi» per il lavoro giornalistico. Nello stesso indice l'Italia è scesa dal 49° al 56° posto, con un punteggio di 65,16: una perdita di sette posizioni in dodici mesi che gli analisti attribuiscono a pressioni giudiziarie, intimidazioni di gruppi estremisti e concentrazione del mercato editoriale.

Il divario tra l'Italia e il Messico, oggi 122°, resta ampio ma non più incolmabile: due decenni di studi sulla sicurezza dei cronisti mostrano che il peggioramento di un paese raramente si inverte in pochi anni, e che gli stati scivolati sotto una certa soglia di sicurezza fisica tendono a trascinarsi dietro anche gli indicatori economici, politici e legali del medesimo indice.

Cosa cambia per chi insegna e studia informazione

Per gli studenti di scienze politiche, comunicazione e cooperazione internazionale i dati sulla sicurezza dei cronisti sono entrati stabilmente nei programmi di diritti umani e di geopolitica dei media. L'omicidio di Huesca Manzano rilancia il nodo della protezione dei reporter locali, spesso privi delle tutele riservate ai grandi media nazionali, e offre un caso di studio sul rapporto tra criminalità organizzata e informazione di prossimità in America Latina, un filone già osservato dall'Italia nella trasferta della sottosegretaria Frassinetti in Colombia.

La vicenda si lega anche al tema più ampio della sicurezza dell'informazione digitale, su cui le democrazie europee stanno misurando le proprie fragilità, come mostrato dal furto che ha compromesso l'80% dei dati dell'anagrafe danese. Senza un sistema di tutele capace di proteggere sia i dati sia chi li racconta, il perimetro della libertà di informazione continuerà a ridursi, e il memoriale pubblico delle vittime diventa un esercizio di memoria sempre più impegnativo, come ha ricordato nei giorni scorsi la commemorazione delle vittime del 7 ottobre a Montecitorio.

Pubblicato il: 10 ottobre 2026 alle ore 12:25