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Salario giusto e Tec: 5,6 milioni di lavoratori aspettano il rinnovo

Il Dl 62/2026 lega gli incentivi al Tec dei Ccnl leader: ma il 43% dei dipendenti aspetta un rinnovo da quasi 28 mesi, dati ISTAT.

Il decreto Primo maggio chiama "salario giusto" il Trattamento economico complessivo dei contratti firmati dai sindacati più rappresentativi. Per oltre 5,6 milioni di dipendenti italiani, però, quei contratti sono fermi in attesa di rinnovo da quasi 28 mesi.

Cosa dice davvero l'articolo 7

Il Decreto-legge 30 aprile 2026 n. 62 - Dipartimento Finanze, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 30 aprile e in conversione alla Camera come A.C. 2911 entro il 29 giugno, dedica il Capo II al salario giusto. L'articolo 7 lo identifica con il Trattamento economico complessivo (Tec) previsto dai Ccnl stipulati dalle organizzazioni "comparativamente più rappresentative" sul piano nazionale, valutate per settore, attività prevalente, dimensione e natura giuridica del datore di lavoro.

Tutti gli incentivi previsti dal decreto, dal Bonus donne al Bonus giovani fino all'incentivo per le stabilizzazioni, sono subordinati al rispetto di quel parametro. La legge delega 144 del 26 settembre 2025 aveva fissato la rotta, agganciando il minimo retributivo dell'articolo 36 della Costituzione al "contratto maggiormente applicato". Il governo ha spostato il criterio dalla rappresentatività delle parti firmatarie al contenuto del Tec, lasciando alle parti sociali il compito di definirlo voce per voce: una scelta in linea con il manifesto per l'economia dei servizi e l'equità negli appalti pubblici rilanciato dagli operatori del comparto.

Il Tec viaggia con contratti vecchi di due anni

Sui numeri il problema della rappresentatività è già marginale. I dati del Cnel mostrano che 99 Ccnl con oltre 10.000 dipendenti applicati coprono 13.398.243 lavoratori, pari al 96,9% del settore privato, mentre gli oltre 800 contratti firmati da sigle minori si applicano a meno del 4% degli occupati. Il "salario giusto" interviene quindi su un'area residuale di circa 350 mila lavoratori.

Il vero nodo è altrove. Le rilevazioni ISTAT sulle retribuzioni contrattuali del terzo trimestre 2025 certificano che, a fine settembre, dei 75 contratti nazionali monitorati per la parte economica solo 46 sono in vigore: 29 risultano scaduti e coinvolgono circa 5,6 milioni di dipendenti, il 43,1% del totale. Il tempo medio di attesa per chi ha un contratto scaduto è passato da 18,3 mesi di settembre 2024 a 27,9 mesi di settembre 2025: oltre due anni e tre mesi.

Le retribuzioni contrattuali orarie sono cresciute del 3,3% nei primi nove mesi del 2025, ma in termini reali restano ancora 8,8 punti percentuali sotto i livelli di gennaio 2021. Il Tec a cui il decreto aggancia gli incentivi è dunque, per quasi metà del lavoro privato e pubblico, un parametro datato che riflette negoziati chiusi in un'altra fase del ciclo inflattivo.

Cosa cambia in busta paga dal 1° maggio

Da maggio 2026 il codice alfanumerico Cnel deve comparire nella lettera di assunzione e in busta paga. Inps, Inl, Ministero del lavoro e Cnel useranno quel codice per verificare in tempo reale che il datore corrisponda almeno il Tec del contratto leader. Chi applica un Ccnl minore senza pareggiarlo perde l'accesso al Bonus donne, al Bonus giovani, al Bonus Zes e all'incentivo per le stabilizzazioni: un effetto che si intreccia con la trasformazione del mercato del lavoro e il peso crescente delle competenze digitali nelle scelte di assunzione.

Per i lavoratori coperti dai Ccnl maggiori, finché il rinnovo non arriva, l'effetto pratico è limitato: il loro parametro retributivo è quello del contratto fermo a una tornata precedente. L'articolo 10 del decreto introduce un anticipo automatico per i contratti scaduti, ma opera in attesa del rinnovo, non al posto del rinnovo. L'efficacia del Tec come argine al dumping contrattuale dipende quindi dalla velocità con cui le parti sociali riapriranno i tavoli, in un mercato dove anche operazioni come l'acquisizione di EntryLevel da parte di HEx sull'occupabilità spostano il baricentro verso percorsi formativi privati.

La conversione del decreto entro il 29 giugno fisserà la cornice. La variabile che decide se il Tec sarà davvero un argine o solo un'etichetta resta però sui tavoli sindacali, non in Gazzetta ufficiale.

Pubblicato il: 9 giugno 2026 alle ore 07:52