Il governo ha stanziato 15,2 milioni di euro per pagare la cassa integrazione a chi si ferma nei cantieri e nei campi per l'ondata di calore. Le risorse sono fissate dal Decreto legge 26 giugno 2026 n. 107 in Gazzetta Ufficiale, entrato in vigore il 27 giugno.
Chi copre il fondo e come funziona
L'articolo 6 del decreto ripartisce le risorse fra due platee. All'edilizia arrivano 4,9 milioni attraverso la Cassa integrazione ordinaria (CIGO), estesa anche a lapidei ed escavazioni. All'agricoltura vanno 10,3 milioni tramite la Cassa integrazione salariale operai agricoli (CISOA), che copre operai a tempo determinato, indeterminato e florovivaisti. La finestra è dal 1° luglio al 31 dicembre 2026.
Le settimane di sospensione non erodono i tetti ordinari (52 settimane CIGO, 90 giorni CISOA) e per la CISOA salta il requisito dei 181 giorni lavorati nell'anno. I datori di lavoro trasmettono la domanda dal portale Omnia IS con il codice causale 17 per la riduzione oraria e 18 per la sospensione totale della giornata. Le istanze CISOA sono aperte dal 24 luglio 2026; per le sospensioni fra il 1° e il 23 luglio la scadenza straordinaria è fissata al 22 agosto. La misura è stata sostenuta in Consiglio dei ministri dalla ministra del Lavoro Calderone proprio come CIG in deroga per il comparto agricolo.
La prestazione scatta solo sopra i 35 gradi percepiti
La riscrittura del quadro operativo non introduce alcun automatismo. L'INPS ricorda con il messaggio 2103 del 24 giugno 2026 (che richiama il 2130 del 3 luglio 2025) che la prestazione può essere riconosciuta quando le temperature superano i 35°C, anche solo percepiti tenendo conto dell'umidità, oppure quando interviene un'ordinanza dell'autorità pubblica. Alla domanda serve una perizia tecnica firmata dal responsabile della sicurezza.
Il massimale mensile lordo dell'integrazione salariale è di 1.423,69 euro (1.340,56 euro netti) secondo la circolare INPS 4/2026. Le risorse sono a plafond: quando il monitoraggio dell'istituto rileva che le domande in arrivo eccedono le disponibilità, anche solo in prospettiva, l'istruttoria si ferma e le nuove istanze vengono respinte. Chi presenta tardi rischia quindi di trovare il fondo già esaurito.
Cosa protegge davvero il lavoratore: il dato che manca
I 15,2 milioni servono a difendere lo stipendio di chi resta a casa. Non tolgono nessuno dal cantiere o dal campo di sua iniziativa. Lo strumento che riduce gli infortuni è un altro: le ordinanze regionali e comunali che vietano il lavoro all'aperto nelle ore centrali quando il rischio termico è alto. Uno studio del CNR con il progetto Worklimate ha misurato l'effetto reale.
Nei giorni coperti da ordinanza anti-caldo gli infortuni in edilizia scendono del 21,9%, in agricoltura del 24,7%, con punte oltre il -40% nelle giornate più torride (analisi Worklimate del CNR). Ogni anno in Italia oltre 4.000 infortuni sul lavoro sono riconducibili al caldo: la CIG copre il buco in busta paga, ma è il divieto amministrativo a togliere fisicamente il lavoratore dall'esposizione.
Cosa fare adesso
Per l'impresa la sequenza è chiara: verificare la temperatura effettiva e percepita sul luogo di lavoro, far redigere la perizia dal responsabile della sicurezza, inviare la domanda in Omnia IS entro 15 giorni dalla sospensione (o entro il 22 agosto per il periodo 1-23 luglio) e monitorare quotidianamente le ordinanze locali. Per il lavoratore la differenza è concreta: senza ordinanza scritta e senza domanda protocollata dall'azienda, la giornata persa non genera indennità.
Il primo test di tenuta arriverà a settembre, quando l'INPS pubblicherà l'assorbimento del plafond regione per regione. Se il fondo si esaurirà prima di ottobre, servirà una nuova iniezione di risorse per coprire ottobre, novembre e dicembre, mesi in cui il decreto resta formalmente in vigore ma senza copertura finanziaria non produrrebbe effetti.