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Denunce di malattie professionali verso quota 100mila: il dato che accelera

Denunce INAIL al record 2025: 98.463, +11,3% sul 2024. Patologie muscolari al 75%, accelerano anche i disturbi del sistema nervoso.

Le denunce INAIL per malattie professionali sfiorano quota 100mila nel 2025: 98.463 casi, +11,3% in dodici mesi. Un decennio fa erano poco più di 57mila. La curva del rischio sul posto di lavoro si sta riscrivendo davanti agli occhi delle imprese italiane, e non racconta più la storia degli incidenti acuti.

Il sorpasso silenzioso tra cantiere e scrivania

Nel 2025 gli infortuni denunciati sono stati 597.710, appena +1,4% sul 2024. Le patologie lavoro-correlate, invece, corrono dieci volte più veloci. Lo studio della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro presentato al Festival del Lavoro 2026 fotografa il ribaltamento: in dieci anni le denunce tecnopatiche sono cresciute del 54%, mentre quelle per incidenti sono scese del 10,5%, passando da 663mila a 593mila. Il logoramento ha sostituito il trauma come principale firma del rischio occupazionale. Tre quarti delle nuove denunce arrivano da chi sta seduto otto ore davanti a un monitor o ripete movimenti meccanici per anni, non da chi sale su un'impalcatura. Il cambio di paradigma interpella le politiche di prevenzione e la trasformazione del mercato del lavoro guidata dalle competenze digitali, che sta ridisegnando le mansioni e con esse i fattori di rischio.

Il dato che accelera: muscoli, nervi e cronicità

La fotografia provvisoria diffusa a febbraio 2026 racconta dove si concentra l'epidemia silenziosa. Le patologie dell'apparato osteomuscolare e del tessuto connettivo restano dominanti con 64.015 denunce, il 75,4% del totale, in crescita del 10,9% su base annua. Dietro questa cifra ci sono lombalgie, ernie discali, sindrome del tunnel carpale, lesioni della cuffia dei rotatori: la firma del lavoro sedentario e ripetitivo. Il segnale più allarmante arriva però dalle 10.311 denunce per malattie del sistema nervoso, pari al 12,1% del totale e in aumento dell'11,1% in un solo anno, secondo i dati provvisori INAIL pubblicati a febbraio 2026. La spinta arriva soprattutto dal comparto Industria e servizi, che da solo concentra 82.371 denunce (+11,7% sul 2024), mentre l'Agricoltura tocca quota 15.346 casi (+9,4%): nessun comparto si sottrae alla curva. È l'evidenza statistica che lo stress lavoro-correlato non è più un argomento da convegno ma una voce di bilancio per l'Istituto. Il riconoscimento del burnout come patologia indennizzabile cambia anche la responsabilità del datore di lavoro, che ora deve documentare i carichi cognitivi e relazionali allo stesso modo in cui valuta il sollevamento manuale dei carichi. La discussione sull'equità degli appalti e sui modelli organizzativi nei servizi, sollevata dal nuovo manifesto per l'economia dei servizi, tocca direttamente questa partita: dove la concorrenza si gioca al ribasso sui costi del personale, le condizioni psico-fisiche dei lavoratori sono la prima voce a essere compressa.

La spaccatura di genere nel pubblico impiego

Il dato che rovescia la percezione comune riguarda il Conto Stato, la gestione assicurativa che copre i dipendenti della pubblica amministrazione. Nel 2025 le denunce di patologie lavorative sono cresciute del 5,8% per le donne e calate dell'11,8% per gli uomini. Le lavoratrici rappresentano ormai il 68% dei casi denunciati nel pubblico. Insegnanti, infermiere e impiegate amministrative pagano un tributo crescente alle nuove forme di logoramento: turni a contatto con il pubblico, doppio carico tra lavoro e cura familiare, postazioni informatiche datate. Nel privato il quadro resta invece a prevalenza maschile, ma con dinamiche di crescita meno divaricate. La formazione continua e la riconversione delle competenze, su cui investono anche operazioni come l'acquisizione di EntryLevel da parte di Hex per l'occupabilità, modificano il profilo dei rischi prima ancora dei contenuti del mestiere: il vecchio nesso fisico tra lavoro e salute non basta più a descrivere l'esposizione.

La soglia delle 100mila denunce annue, che il 2026 supererà con ogni probabilità, costringerà imprese e medici competenti a riscrivere i protocolli di valutazione del rischio: ora si misura anche davanti alla scrivania, non solo sul cantiere.

Pubblicato il: 31 maggio 2026 alle ore 10:45