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Quando il territorio diventa la vera scuola del turismo

La SIO di Venezia è top 100 QS e #1 in Italia per ospitalità. Al Festival delle Destinazioni il learning by doing porta gli studenti sul campo.

Al Festival delle Destinazioni, il 19 maggio a Roma, il tema che ha occupato il centro del dibattito tra i 50 relatori non era la sola digitalizzazione: era la formazione professionale, il fattore che decide la qualità reale dell'accoglienza nelle destinazioni italiane.

Il nodo formativo all'ordine del giorno

Otto panel, 50 relatori, un format b2b con istituzioni, enti di promozione, DMO e imprese del settore: la prima edizione del Festival delle Destinazioni ha affrontato la governance del turismo italiano in modo sistematico. Tra i temi portati al tavolo, la preparazione del personale ha avuto un peso specifico difficile da aggirare.

Vittorio Messina, presidente di Assoturismo, ha inquadrato la posta in gioco: i borghi, le isole minori, le aree interne sono «un patrimonio enorme che troppo spesso è stato considerato marginale», ma rischiano di restare potenziale inespresso se mancano le persone in grado di valorizzarli. La parola chiave, ha detto Messina, è integrazione: istituzioni, imprese, infrastrutture e formazione devono operare come sistema coordinato, non come comparti separati. Il turista contemporaneo, ha aggiunto, non cerca più solo un luogo dove dormire: cerca un'esperienza autentica, e costruirla richiede competenze specifiche.

La scuola italiana nel top 100 mondiale per ospitalità

A rispondere concretamente a questo problema è la Scuola Italiana di Ospitalità (SIO) di Venezia, nata nel 2019 da TH Resorts e Cassa Depositi e Prestiti, sviluppata in collaborazione con l'Università Ca' Foscari. Il corso di laurea in Hospitality Innovation and e-Tourism si conferma per il terzo anno consecutivo nel top 100 mondiale del QS World University Rankings per Hospitality and Leisure Management, con il primo posto in Italia nella stessa classifica.

Il punteggio tiene conto in modo specifico dell'employer reputation: la valutazione diretta che le aziende danno agli studenti conosciuti durante i tirocini. La SIO ha convenzioni con oltre 50 partner - hotel, catene alberghiere, tour operator, aziende di consulenza tecnologica per il settore - e ha già collocato più di 130 studenti in stage in Italia e all'estero. È questa la metrica che ha portato il programma tra i migliori al mondo: non la reputazione della cattedra, ma quella dei laureati sul mercato del lavoro.

«C'è un motore invisibile che rende possibile questa crescita: la formazione», ha spiegato Giulio Contini, direttore della SIO, portando al Festival il metodo del learning by doing. Il concetto è preciso: «imparare con il territorio, non più dinamiche calate dall'alto, ma una co-progettazione continua in cui studenti, professionisti ed ecosistema locale cooperano per risolvere sfide reali sul campo». L'obiettivo dichiarato è «trasformare il potenziale inespresso in un'offerta turistica d'eccellenza».

Dal turismo di lusso ai borghi: la sfida si replica

Il principio del learning by doing vale con ancora più urgenza per i territori meno battuti. A Roma, la prima edizione di RISE (Rome Insights Style Experience) ha riunito 56 top buyer internazionali con oltre 3.000 nuovi contatti B2B nel turismo di lusso: la domanda di professionisti qualificati cresce nel segmento alto, ma la pressione si estende verso l'entroterra e le destinazioni minori che costruiscono la loro offerta partendo da zero.

Sul versante della sostenibilità rurale, la Confederazione Italiana Agricoltori ha avviato iniziative di turismo verde che connettono agriturismi e mercati locali come leva contro lo spreco alimentare. Anche in questo segmento, la differenza tra chi riesce a costruire un'offerta riconoscibile a livello internazionale e chi stenta sta nelle competenze di chi gestisce il contatto diretto con il turista: non basta avere il territorio, serve saperlo raccontare e valorizzare.

Il Festival delle Destinazioni ha prodotto un segnale chiaro: il turismo italiano sa dove vuole arrivare. La formazione professionale è il percorso concreto - e il modello già esiste, con risultati misurabili, anche se non ancora distribuito nei territori che ne avrebbero più bisogno.

Pubblicato il: 21 maggio 2026 alle ore 08:37