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Corsi serali e CPIA valorizzati, ma la formazione adulti resta al 10,4%

Corsi serali e CPIA come seconda chance: l'Italia e' al 10,4% di partecipazione, lontana dal target UE del 60% entro il 2030.

I corsi serali e i CPIA restano la porta principale per chi torna a studiare da adulto in Italia. Nel 2024 la partecipazione degli italiani tra 25 e 64 anni ad attività di istruzione o formazione si è fermata al 10,4% mensile, contro una media europea del 28,1%.

Un tasso di partecipazione fermo da anni

L'Adult Education Survey ISTAT del 2022 misura la partecipazione a formazione formale o non formale nei 12 mesi precedenti. Il tasso italiano si ferma al 35,7%, quasi 11 punti sotto la media europea, ventunesimo posto tra i 27 Paesi UE. Il target europeo sulla formazione degli adulti fissato dal Consiglio per il 2025 era del 47%, quello del Pilastro europeo dei diritti sociali per il 2030 è del 60% degli adulti in formazione ogni anno. L'Italia è distante da entrambi. Sulla partecipazione formale, ossia percorsi che rilasciano un titolo riconosciuto, il valore italiano scende al 4% contro il 6,3% europeo.

I corsi serali di secondo livello e i Centri provinciali per l'istruzione degli adulti sono lo strumento ordinario per rientrare in questa quota. Il MIM disciplina i percorsi di istruzione degli adulti con il DPR 263/2012 e ne aggiorna ogni anno la nota ministeriale sulle iscrizioni, ma l'offerta pubblica resta sottodimensionata rispetto al bacino potenziale.

Costi doppi e diplomi al 62,9%: il quadro reale

Il 23,7% degli adulti italiani che non hanno partecipato ad alcuna attività formativa cita i costi tra gli ostacoli principali. La media europea è del 13,7%. Il peso dei costi in Italia è quasi doppio, e colpisce esattamente il target che i corsi serali e i CPIA dovrebbero raggiungere: persone che lavorano, con famiglia a carico, che riprendono un percorso lasciato anni prima.

Anche il quadro dei titoli di studio conferma il problema: il 62,9% degli italiani tra 25 e 64 anni possiede almeno un diploma di scuola secondaria superiore, contro il 79,0% della media UE. Il divario si allarga sulle persone con bassa scolarizzazione, dove l'accesso ai fondi interprofessionali riguarda solo 1 low-skilled su 20. La formazione continua italiana ferma al 10,4% con tre voragini sotto la media tocca soprattutto donne, occupati con bassa qualifica e residenti al Sud.

I paesi scandinavi (Svezia, Danimarca, Finlandia, Estonia) superano il 50% di partecipazione: la loro architettura di formazione degli adulti è integrata con il sistema dei sussidi, i tempi di lavoro e i congedi formativi retribuiti. Il modello italiano affida invece l'accesso quasi interamente alla motivazione individuale, con oneri economici e organizzativi a carico del singolo. I CPIA restano l'unica infrastruttura pubblica capillare dedicata a un adulto che voglia recuperare un titolo, ma coprono una frazione ridotta della domanda potenziale.

Cosa serve per chiudere il gap

Chiedere che i corsisti serali partecipino a concorsi e bandi come i colleghi diurni è una richiesta di equità simbolica, non di infrastruttura. Il gap con l'Europa si chiude su tre voci concrete: costi diretti abbattuti tramite buoni formazione ed esenzioni, orari didattici compatibili con turni lavorativi reali, riconoscimento delle competenze acquisite fuori dalla scuola.

Serve inoltre un canale finanziario dedicato: oggi la formazione degli adulti in Italia dipende in parte da fondi PNRR a scadenza e da fondi interprofessionali il cui accesso resta filtrato dalle imprese aderenti. Al Sud i CPIA operano su bacini più ampi con risorse inferiori, e la quota di adulti privi di diploma resta sopra la media nazionale ISTAT. Senza un investimento sui tre fronti, la distanza dal target UE del 60% al 2030 resta di oltre 40 punti percentuali per l'Italia, contro un divario europeo medio già alto ma comunque dimezzato.

Il 2030 è tra meno di quattro anni scolastici. I dati Eurostat aggiornati a fine 2024 restituiscono un'Italia partita in ritardo, e i CPIA restano l'infrastruttura più concreta su cui misurare i prossimi passi verso l'obiettivo europeo.

Pubblicato il: 23 luglio 2026 alle ore 09:27