Il 25% dei docenti italiani ha usato l'intelligenza artificiale nel proprio lavoro nell'ultimo anno. La media OCSE è 36%. Il dato viene dall'indagine TALIS 2024 - Country note Italia (OCSE), pubblicata il 7 ottobre 2025 e basata su risposte raccolte tra insegnanti di scuola secondaria di primo grado.
Il divario che il dibattito ignora
Molti interventi sull'IA nella scuola ripetono lo stesso schema: la tecnologia non sostituirà l'insegnante, la relazione educativa resta il cuore della didattica, serve investire in formazione. Tesi condivisibili, ma astratte. TALIS mette in fila numeri più concreti. L'Italia è al 25% di adozione, la Francia scende al 14%, Danimarca e Spagna si allineano alla media OCSE (36% e 35%), mentre Singapore e gli Emirati Arabi arrivano al 75%. Non siamo il fanalino di coda europeo, ma siamo distanti dai leader mondiali. E chi non usa l'IA ha una motivazione specifica: il 69% dei docenti italiani che non l'hanno mai usata dice di non avere le competenze, mentre il 39% segnala scuole prive di infrastrutture adeguate.
Dove i docenti italiani usano l'IA (e dove no)
Chi ha adottato l'IA la usa per compiti operativi: il 70% se ne serve per documentarsi e riassumere argomenti, il 68% per costruire piani di lezione o attività, il 61% per supportare gli alunni con bisogni educativi speciali. Sono gli usi che l'editoriale di Tecnica descrive come 'efficienza' e concessioni innocue. Ma dove il potenziale è più alto l'adozione crolla: solo il 32% dei docenti la usa per feedback agli studenti o comunicazioni con le famiglie, il 31% per analizzare dati di partecipazione o performance, il 27% per valutare o correggere compiti.
Il divario territoriale amplifica il problema. Secondo l'indagine GoStudent 2025 il 66% dei docenti italiani non ha alcuna formazione specifica sull'IA e la percentuale sale al 76% nelle scuole pubbliche. In Lombardia un insegnante su quattro dichiara competenze adeguate; in Campania la quota scende al 6%, nel Lazio si ferma al 18%. La relazione educativa di cui parla il dibattito richiede docenti in grado di distinguere quando l'IA aiuta e quando fa danno, e quella competenza oggi manca ai due terzi del corpo insegnante. Serve anche uno sguardo sul contesto reale delle aule: il ritratto degli alunni italiani secondo i dati del MIM mostra quanto diversificate siano oggi le classi che chiedono strumenti didattici personalizzati.
Cosa cambia (e quando) con la Legge 132/2025
La legge 23 settembre 2025 n. 132 pubblicata in Gazzetta Ufficiale, in vigore dal 10 ottobre 2025, è il primo quadro normativo italiano sull'intelligenza artificiale e recepisce il Regolamento europeo 2024/1689. Dedica un capitolo all'istruzione: formazione degli insegnanti sull'uso critico ed etico dei sistemi generativi, aggiornamento delle Indicazioni Nazionali con moduli STEAM che includono l'IA, alfabetizzazione digitale estesa al personale scolastico. Sul fronte risorse, il Programma Nazionale 'Scuola e Competenze 2021-2027' stanzia 100 milioni di euro per un piano di formazione dedicato all'uso consapevole delle tecnologie relazionali basate su IA. Il quadro è già definito da altri provvedimenti attuativi che il governo sta emanando in parallelo: le novità dei decreti IA italiani su lavoro e privacy spiegano il perimetro entro cui la scuola dovrà muoversi.
Le prime ricadute nei licei arriveranno con le nuove Indicazioni Nazionali dall'anno scolastico 2027/28. Fino ad allora la formazione dei docenti resta un cantiere aperto: chi la eroga, con quali percorsi certificati e con quale distribuzione territoriale è ancora la parte scoperta. Vale la stessa lezione che la scuola sta imparando su altri temi delicati come il ruolo della scuola nella prevenzione della violenza di genere: senza formazione strutturata degli insegnanti, ogni obiettivo educativo resta un enunciato.
Il punto che il dibattito sulla centralità dell'insegnante tende a saltare è chi, oggi, ha davvero gli strumenti per esercitarla davanti a una classe che usa ChatGPT ogni giorno. Il 66% dei docenti italiani non ha ancora un corso alle spalle: senza chiudere quel divario, il resto è un principio senza pratica.