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Giorgetti al G20: 'debito non più un problema', ma il PIL sale al 138,6%

Al G20 Giorgetti dice che il debito non è più un problema. I dati: 3.207 miliardi, 138,6% del PIL, spread a 60 pb. Cosa cambia per la manovra 2027.

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, a margine del G20 Finanze di Asheville, ha affermato che il debito italiano "non è più un problema come in passato" e che nel G7 "in pochi sono messi bene come noi" sul rifinanziamento.

Cosa ha detto Giorgetti al G20 di Asheville

Il titolare del MEF è intervenuto dopo il richiamo del Segretario al Tesoro USA Scott Bessent, che ha descritto un mondo economico sommerso dal debito dopo crisi finanziaria, Covid e guerre. Giorgetti ha rovesciato la prospettiva sull'Italia: "Siamo abbastanza a posto per quanto riguarda il rifinanziamento del debito", citando il giudizio delle agenzie di rating come conferma. Un messaggio destinato ai mercati più che agli osservatori interni.

Il messaggio arriva a due settimane dalla riapertura delle Camere. Palazzo Madama e Montecitorio riprendono i lavori il 9 settembre e l'agenda della manovra 2027 è già scandita da tagli selettivi alle accise, flat tax incrementale e detassazione delle tredicesime.

I numeri veri: perché il debito resta un tema statistico

Le rassicurazioni del ministro fotografano una realtà di mercato, non i saldi di bilancio. Secondo la serie storica sul debito Maastricht diffusa dalla Banca d'Italia, lo stock delle amministrazioni pubbliche ha superato i 3.207 miliardi di euro a giugno 2026, nuovo massimo storico, contro i 3.181 miliardi di maggio. In un anno il debito è cresciuto di oltre 90 miliardi.

Anche il rapporto sul PIL sale. Il MEF stima il 138,6% per il 2026, il FMI il 138,4%, in aumento dal 137,1% del 2025. La procedura di infrazione UE per deficit eccessivo, aperta nell'estate 2024, resta attiva almeno fino al 2027 dopo che Eurostat ha confermato un deficit/PIL 2025 al 3,1%, appena sopra la soglia di Maastricht.

Il confronto europeo aiuta a leggere il messaggio politico. Nei dati Eurostat sui conti pubblici nell'UE il rapporto debito/PIL medio dell'area euro a fine 2025 era all'87,8% e quello UE all'81,7%. L'Italia resta oltre 50 punti sopra la media dell'euro area, con la sola Grecia più esposta. Nel G7 la Germania è al 62,9%, meno della metà del livello italiano; il Regno Unito al 102,3% e la Francia al 116%. Il Giappone supera il 206%, ma con una banca centrale che detiene la quota principale dei titoli. Il confronto restituisce il perimetro reale della frase di Giorgetti: il debito pesa meno sulla percezione di rischio, non sul bilancio dello Stato.

Manovra 2027, spread e clausola di salvaguardia

Il cambio di percezione che Giorgetti rivendica è misurabile in un dato: lo spread BTP/Bund a 10 anni oscilla intorno ai 60 punti base, la metà dei 120 di aprile 2025. Moody's ha portato il rating a Baa2 con outlook stabile, due gradini sopra il livello "junk". La ricaduta pratica sono minori interessi sulle nuove emissioni: risorse che il MEF conta di redistribuire nella manovra 2027.

La clausola di salvaguardia sulla flessibilità del Patto di Stabilità ottenuta dal governo Meloni fornisce spazio aggiuntivo, ma il ministro ha già chiarito che non ci saranno finanziamenti a pioggia. Il MEF punta a tagli selettivi delle accise legati al reddito, con misure mirate per gli autotrasportatori. In parallelo prosegue la narrativa del governo sui successi in politica estera, dal Piano Mattei alle presenze internazionali: temi come il Piano Mattei sul caffè illustrato dal viceministro Cirielli servono a rafforzare il messaggio di credibilità che Giorgetti porta ai tavoli G7 e G20.

Il 2027 è anche l'anno elettorale, e questo pesa sulle scelte. La rassicurazione di Asheville è coerente con l'obiettivo di preservare lo spread ai minimi fino al voto: un peggioramento improvviso costerebbe miliardi di interessi in più e ridurrebbe lo spazio fiscale per Irpef, pensioni e detrazioni. La partita si gioca sulla capacità di tenere insieme rigore statistico e ammorbidimento della pressione fiscale, con occhi puntati sulla prossima Nota di aggiornamento al DFP.

Pubblicato il: 2 settembre 2026 alle ore 07:33