L'Italia centra un obiettivo che sembrava lontano. I dati ISTAT relativi al 2025 fotografano un tasso di dispersione scolastica all'8,2%, ben al di sotto della soglia del 9% che l'Unione Europea aveva fissato come traguardo per il 2030. Cinque anni di anticipo. Un dato che la sottosegretaria all'Istruzione e al Merito, Paola Frassinetti, ha definito _"netto e straordinario"_, rivendicando il merito delle politiche messe in campo dall'esecutivo.
I numeri del record italiano
Per comprendere la portata del risultato occorre guardare la traiettoria. Nel 2022 il tasso di dispersione si attestava all'11,5%, una percentuale che collocava l'Italia nella fascia critica del panorama europeo. In soli tre anni la discesa è stata di oltre tre punti percentuali, un ritmo di miglioramento che non ha precedenti nella storia recente del sistema scolastico nazionale.
Anche disaggregando il dato emergono segnali positivi. Tra gli studenti con cittadinanza italiana il tasso scende al 6,7%, un livello che avvicina il Paese alle performance dei sistemi educativi più solidi del continente. Il divario con la media UE, che per anni ha rappresentato una nota dolente nei rapporti internazionali sull'istruzione, si è dunque ridotto in modo sostanziale.
Le parole della sottosegretaria Frassinetti
Frassinetti non ha usato mezzi termini nel commentare le statistiche. _"Si tratta di numeri che certificano l'efficacia delle riforme scolastiche messe in campo da questo Governo"_, ha dichiarato, sottolineando come il percorso compiuto dal 2022 renda il risultato _"ancora più significativo"_.
La sottosegretaria ha poi indicato la direzione futura: "Continueremo a lavorare per una scuola sempre più inclusiva, capace di accompagnare ogni studente nel proprio percorso di crescita con una didattica sempre più personalizzata e di non lasciare indietro nessuno". Parole che disegnano una visione precisa, nella quale la personalizzazione dell'insegnamento diventa il perno attorno a cui ruota l'intera strategia educativa. Non è la prima volta che Frassinetti interviene con forza nel dibattito sulla qualità della formazione: già in passato aveva difeso le nuove Indicazioni Nazionali sottolineando l'importanza di materie classiche e storiche nella formazione dei bambini, evidenziando una linea coerente nella visione del Ministero.
Agenda Sud e Agenda Nord: gli strumenti della svolta
Nel dettaglio delle misure citate dalla sottosegretaria spiccano due programmi: Agenda Sud e Agenda Nord. Si tratta di interventi mirati che hanno introdotto, secondo Frassinetti, _"strumenti concreti e innovativi di sostegno alle fragilità e di contrasto alla dispersione e alla violazione dell'obbligo scolastico"_.
Agenda Sud, in particolare, ha concentrato risorse nelle aree del Mezzogiorno dove il fenomeno dell'abbandono precoce era più radicato, con tassi che in alcune regioni superavano il 15%. Agenda Nord ha invece affrontato le sacche di dispersione presenti nelle periferie delle grandi città settentrionali, dove il disagio socioeconomico si intreccia spesso con la complessità dell'integrazione. Il modello adottato punta su:
* Tutoraggio individuale per gli studenti a rischio * Potenziamento dell'offerta formativa nelle scuole dei territori più fragili * Coinvolgimento delle famiglie nei percorsi di prevenzione dell'abbandono * Monitoraggio costante dei dati a livello territoriale
La sfida aperta: studenti di cittadinanza straniera
Frassinetti non ha nascosto che il lavoro è tutt'altro che concluso. Il nodo più delicato riguarda la dispersione tra gli studenti di cittadinanza straniera, un segmento nel quale i tassi restano significativamente più alti rispetto alla media nazionale. La sottosegretaria ha parlato di _"sfida importante"_, annunciando interventi specifici.
Le misure già avviate si concentrano su due assi:
1. Rafforzamento dell'insegnamento della lingua italiana, con investimenti dedicati che dovrebbero ampliare l'offerta di corsi di italiano L2 nelle scuole ad alta concentrazione di alunni stranieri 2. Formazione di docenti specializzati, capaci di gestire classi plurilingue e di adattare la didattica alle esigenze di studenti con background linguistici e culturali diversi
Si tratta di un fronte che richiederà tempo e risorse costanti. La barriera linguistica, combinata con condizioni socioeconomiche spesso precarie, rende l'abbandono scolastico tra gli studenti stranieri un fenomeno strutturale, non risolvibile con interventi episodici.
Cosa resta da fare
Il traguardo raggiunto è reale e misurabile. L'Italia ha portato la dispersione scolastica sotto la soglia europea con un margine temporale considerevole, e i dati ISTAT non lasciano spazio ad ambiguità interpretative. Le dichiarazioni di Frassinetti evidenziano la volontà del Governo di capitalizzare questo risultato, proseguendo con le politiche che lo hanno reso possibile.
Restano però domande aperte. Il dato complessivo dell'8,2% nasconde ancora forti disparità territoriali tra Nord e Sud, tra centri urbani e aree interne. Il gap tra studenti italiani (6,7%) e studenti stranieri, pur non quantificato nel dettaglio dalla sottosegretaria, suggerisce che una parte significativa del problema è concentrata in un segmento specifico della popolazione scolastica. Portare anche quei numeri sotto la soglia europea sarà la vera prova di maturità del sistema. La strada, insomma, è tracciata. Percorrerla fino in fondo richiederà la stessa determinazione che ha prodotto il risultato di oggi.