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Mattarella e il 2 giugno 1946: la prova di maturità della Repubblica nel messaggio agli studenti

Mattarella ricorda il 2 giugno 1946 come l'esame di maturità dell'Italia: Repubblica al 54,27%, affluenza all'89% e primo voto delle donne.

Per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il referendum del 2 giugno 1946 fu «l'esame di maturità dell'Italia». La formula dà il titolo all'articolo pubblicato il 28 maggio 2026 sul settimanale Sette del Corriere della Sera, che dedica al tema la copertina dell'edizione, alla vigilia dell'80° anniversario della nascita della Repubblica. Il Capo dello Stato lega la data al passaggio che pose fine alla monarchia sabauda e aprì la stagione costituente, in continuità con il discorso di fine 2025. La pubblicazione cade a una settimana dalle cerimonie ufficiali al Quirinale e dalla parata militare ai Fori Imperiali.

La cornice scelta dal Presidente

Nel messaggio di fine anno 2025, accanto alla scrivania di Mattarella erano stati esposti una copia della Costituzione e il manifesto della consultazione del 1946, con il volto di una donna in procinto di votare. La scelta della parola «maturità» richiama il quadro pedagogico già utilizzato in altri interventi presidenziali e collega il referendum al lavoro dell'Assemblea Costituente, eletta lo stesso giorno del voto sulla forma di Stato. L'organo era composto da 556 deputati, fra cui 21 donne, ricordate poi come madri costituenti. L'80° anniversario coincide anche con la prima volta in cui le donne italiane parteciparono a una consultazione politica nazionale, dopo l'estensione del suffragio prevista dal decreto legislativo luogotenenziale 1° febbraio 1945, che riconobbe il diritto di voto alle cittadine maggiorenni con almeno 21 anni.

I numeri di quel voto

I dati dell'archivio elettorale storico del Ministero dell'Interno fotografano una scelta meno scontata di quanto la memoria collettiva restituisca. La Repubblica ottenne 12.718.641 voti, pari al 54,27%, contro i 10.718.502 della Monarchia, fermi al 45,73%. La distanza fu di circa due milioni di schede valide e si tradusse in meno di nove punti percentuali. L'affluenza raggiunse l'89,08%, con 24.946.878 elettori su 28.005.449 aventi diritto. Le schede non valide furono 1.509.735, di cui 1.146.729 bianche, una quota significativa rispetto ai totali. La Corte di cassazione confermò i risultati il 18 giugno 1946, otto giorni dopo la proclamazione provvisoria nella Sala della Lupa a Montecitorio. Dieci giorni più tardi, il 28 giugno, l'Assemblea costituente elesse Enrico De Nicola Capo provvisorio dello Stato.

L'anniversario apre la stagione delle iniziative del Quirinale per il 2 giugno 2026, fra cui la piattaforma di contributi civici lanciata dalla Presidenza della Repubblica il 24 maggio. La rilettura affidata da Mattarella a Sette consegna la data alle generazioni più giovani come un passaggio non scontato nel suo esito: ottant'anni dopo, il margine fra le due opzioni del 1946 resta misurato in pochi punti percentuali e racconta una transizione costruita voto su voto, più che una scelta di principio acquisita in partenza. Quella consultazione resta l'unica della storia italiana ad aver chiamato gli elettori a pronunciarsi sulla forma di Stato.

Pubblicato il: 29 maggio 2026 alle ore 12:01