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Ballottaggio nel Rosatellum: 24.755 voti separarono Berlusconi da Prodi

Il ballottaggio anti-Vannacci ricalca il Porcellum: nel 2006 il centrodestra perse per 24.755 voti su 39 milioni. La storia di una trappola.

L'emendamento a firma di Marcello Pera vorrebbe introdurre un ballottaggio nel Rosatellum per contenere la crescita di Futuro Nazionale, ma la storia dell'ingegneria elettorale italiana suggerisce che le leggi scritte contro un avversario finiscono spesso per favorirlo.

Il pantano del Rosatellum

Fratelli d'Italia e Forza Italia guardano al doppio turno come strumento per recuperare al secondo turno i voti persi al primo, in particolare quelli confluiti sulla lista del generale Roberto Vannacci. La Lega resta contraria. I termini per presentare l'emendamento in Commissione al Senato sono scaduti: la proposta potrà arrivare solo in Aula, non prima della fine di settembre, con il rientro dalle vacanze parlamentari che riporta al centro la legge elettorale e la Rai.

Le opzioni sul tavolo sono due. La prima è un doppio turno secco tra le due liste più votate. La seconda scatta solo se le due maggiori superano il 40% ma restano sotto il 42%. Entrambe cambierebbero il funzionamento del premio di maggioranza attualmente previsto dalla legge n. 165/2017, il Rosatellum, in vigore dal novembre 2017.

Il precedente del 2006: 24.755 voti

L'ultimo esperimento italiano di legge disegnata su misura di una maggioranza si chiama Porcellum. La legge n. 270/2005, portata in Aula da Roberto Calderoli, fu approvata a dicembre 2005 dalla coalizione allora al governo con l'obiettivo dichiarato di consegnare il premio al centrodestra e forzare l'elettorato verso una scelta bipolare secca. L'impianto era tarato sui sondaggi che davano la Casa delle Libertà in netto vantaggio e prevedeva liste bloccate senza preferenze e un premio di maggioranza automatico alla lista o coalizione più votata alla Camera, senza alcuna soglia minima di consensi.

Il risultato è nei numeri dell'Archivio storico del Ministero dell'Interno. Alle elezioni del 9 aprile 2006 la Casa delle Libertà di Silvio Berlusconi raccolse alla Camera il 49,74% dei voti, pari a 18.977.843 preferenze, contro il 49,81% dell'Unione di Romano Prodi con 19.002.598 preferenze. Uno scarto di 24.755 voti su 39,3 milioni di votanti bastò per assegnare al centrosinistra il premio da 340 seggi, contro i 277 del centrodestra.

Otto anni dopo la sentenza 1/2014 della Corte Costituzionale dichiarò incostituzionale proprio quel premio, perché attribuito senza alcuna soglia minima di voti. Il congegno pensato per blindare una maggioranza si rivelò lo strumento della sua sconfitta, con lo scarto più stretto della storia repubblicana. Il Porcellum restò in vigore per tre legislature e produsse governi di segno opposto a quello per cui era stato pensato: prima Prodi nel 2006, poi la scomposizione delle coalizioni con il tramonto del bipolarismo che la legge avrebbe dovuto imporre.

Sondaggi che raddoppiano in tre mesi

L'analogia con oggi non è forzata. La riforma Pera si baserebbe sui sondaggi di settembre 2026, ma il calendario è ostile: tra lo scioglimento delle Camere e le elezioni devono trascorrere almeno 60 giorni per la presentazione delle liste e la campagna. Nel frattempo le forze in campo si riposizionano.

Un dato dà la misura del rischio. A fine maggio Futuro Nazionale si fermava al 4% nelle rilevazioni, poco più della metà del consenso attuale. Applicare uno schema pensato per contenere una lista a doppia cifra su un partito ancora in crescita significa consegnare il secondo turno al margine di errore statistico che i sondaggisti stimano intorno al 2%. Sotto quella soglia qualunque previsione diventa aleatoria: chi arriva al secondo turno e chi resta escluso è materia da moviola. Nel frattempo la stessa maggioranza si avvia a diventare il governo più longevo della storia repubblicana, un traguardo politico che si scontra con l'ingegneria istituzionale in corso.

C'è poi la variabile astensione: gli elettori Vannacci, mobilitati dalla figura del generale più che dalla logica del voto utile, potrebbero disertare il ballottaggio, esattamente come già accade nelle amministrative dove il centrodestra sta lavorando per ridurre il ricorso al doppio turno. Nel 2006 bastarono 24.755 voti su quasi 40 milioni per ribaltare il calcolo di Calderoli.

Pubblicato il: 4 settembre 2026 alle ore 15:54