I salari reali italiani sono ancora del 7,5% sotto il livello di inizio 2021: nessuna delle grandi economie OCSE ha registrato un calo così ampio nell'ultimo quadriennio. Il dato pesa doppio perché arriva mentre l'occupazione tocca il livello record e la produttività, ferma da vent'anni, non riparte.
Il quadro macro tra salari fermi e occupazione lontana dall'OCSE
Il dato arriva dall'Employment Outlook 2025 dell'OCSE, scheda Italia. Il rinnovo dei principali contratti collettivi negli ultimi dodici mesi ha portato aumenti superiori alla media, ma non sono bastati a colmare la perdita di potere d'acquisto seguita all'inflazione. A inizio 2025 un dipendente privato su tre lavorava ancora con un contratto scaduto. Gli aumenti salariali attesi per il 2025 e il 2026 (2,6% e 2,2% nominali) permetteranno un recupero modesto, insufficiente a chiudere il buco aperto dopo la pandemia.
Il tasso di occupazione italiano resta al 62,9%, sette punti e mezzo sotto la media OCSE del 70,4% nel primo trimestre 2025. Le indagini sulla produttività collocano l'Italia sistematicamente in coda ai paesi sviluppati fin dagli anni Duemila e la stagnazione dei salari reali è il risultato più visibile. Sul Sussidiario, Natale Forlani individua nell'intelligenza artificiale la leva principale per invertire la tendenza. I numeri raccontano però che il collo di bottiglia dell'Italia non è tecnologico ma di capitale umano.
Il divario nasce sui banchi: dodici punti in meno di laureati
Nel 2024 il 31,6% degli italiani tra 25 e 34 anni aveva un titolo di studio terziario, contro una media UE del 44,2% pubblicata da Eurostat sull'attainment terziario 25-34 per regione. L'Italia resta penultima nell'Unione, davanti alla sola Romania, e a oltre 13 punti dall'obiettivo del 45% fissato per il 2030. Nelle regioni capitale di Belgio, Danimarca, Irlanda, Spagna, Francia e Paesi Bassi la quota di giovani laureati supera il 57,5%: sono anche i territori con la maggiore concentrazione di industria avanzata, farmaceutica e servizi ad alto valore aggiunto.
Il ritardo formativo si specchia nelle competenze digitali degli adulti. Il rapporto BES 2024 dell'ISTAT registra il 45,9% degli italiani tra 16 e 74 anni con almeno le competenze digitali di base, contro il 55,6% europeo. L'indagine Cittadini e ICT pubblicata ad aprile 2026 mostra un balzo al 54,3% nel 2025, ma il gap con l'Unione resta vicino a dieci punti e in alcune aree del Sud la quota scende al 36,1%. Senza cittadini in grado di usare le tecnologie, l'AI diventa un investimento a scartamento ridotto: nelle imprese e nella PA che non hanno personale qualificato produce automazioni di superficie e non ridisegna processi.
Cosa cambia per scuola, università e formazione continua
Per docenti, dirigenti e studenti il tema esce dall'astratto quando si guarda alla catena tra formazione e salari. L'obiettivo europeo del 45% di laureati nella fascia 25-34 richiede un'accelerazione delle immatricolazioni, borse di studio adeguate, orientamento nel biennio finale delle superiori e un'offerta post-diploma tecnica coerente con la domanda delle imprese, oggi ancora sottodimensionata rispetto agli standard tedeschi e francesi. Gli ITS Academy restano un cantiere su cui misurare la seconda parte del PNRR e le prossime leggi di bilancio.
Sulle competenze digitali il Piano scuola 4.0 finanziato dal PNRR ha già trasformato aule e laboratori, ma la formazione continua degli adulti resta l'anello più debole. La struttura calendariale italiana concentra l'apprendimento in un blocco compatto: come già osservato nell'editoriale sui 200 giorni di scuola e 13 settimane d'estate, l'articolazione dell'anno scolastico lascia scoperti mesi di potenziale formazione ricorrente per lavoratori e famiglie, che potrebbero essere riutilizzati per corsi di aggiornamento e ricomposizione delle competenze digitali.
La riforma della contrattazione invocata da più parti funziona a una condizione: che il sistema formativo produca lavoratori più qualificati e cittadini capaci di usare le nuove tecnologie. Come richiamato nel recente intervento di Papa Leone XIV su prudenza e verifiche rigorose in materia di AI, l'algoritmo da solo non compensa un deficit di capitale umano accumulato in due decenni. La linea di intervento più concreta, per le prossime leggi di bilancio e per la legislatura più longeva della Repubblica, è concentrare risorse su borse di studio universitarie, alta formazione tecnica e formazione digitale degli adulti.