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Riforma del cinema, il testo unanime cambia tax credit e crea un'agenzia

Testo base approvato all'unanimità in Commissione: Agenzia autonoma dal 2028, contributi diretti alle sale al posto del tax credit. Aula il 31 luglio.

La Commissione Cultura della Camera ha approvato all'unanimità il testo base della riforma del cinema e dell'audiovisivo il 22 luglio 2026. Dodici articoli, cinque proposte di legge fuse in un solo provvedimento, approdo in Aula fissato per il 31 luglio.

Un testo unico da cinque proposte

Il provvedimento nasce dalla convergenza di cinque proposte di legge: quella del PD a prima firma Elly Schlein, quella del M5S di Gaetano Amato, la proposta di Italia Viva firmata Valentina Grippo, il testo della Lega di Giorgia Latini e la delega al governo del presidente della Commissione Federico Mollicone (FdI). Relatore Gerolamo Cangiano (FdI). Il lavoro si è chiuso con un articolato di dodici articoli che ridisegna governance, sostegno pubblico, tutele dei lavoratori e regole per l'intelligenza artificiale nel settore, dopo settimane di audizioni e confronti in Commissione Cultura alla Camera. Il ministro Alessandro Giuli e la sottosegretaria Lucia Borgonzoni hanno ringraziato la Commissione per il lavoro condiviso, sottolineando l'unità raggiunta "anteponendo l'interesse generale alle legittime differenze di parte".

Agenzia autonoma dal 2028: la vera svolta

Il cuore della delega è l'istituzione, dal 1° gennaio 2028, dell'Agenzia per il Cinema e l'Audiovisivo. È un ente pubblico non economico con piena autonomia organizzativa, patrimoniale, finanziaria e gestionale, destinato a gestire oltre 700 milioni di euro annui di fondi pubblici oggi in capo alla Direzione generale Cinema del MiC. La governance prevede un direttore con mandato di tre anni rinnovabile una volta, un consiglio di amministrazione di cinque membri designati da MiC, MEF, Conferenza Stato-Regioni e organo consultivo di settore, un collegio dei revisori. Dopo la cessazione dell'incarico, il direttore non potrà assumere ruoli dirigenti nel settore audiovisivo per tre anni.

Sempre dal 2028 cambia il modello di sostegno alle sale: il credito d'imposta viene sostituito da contributi diretti destinati a funzionamento, riapertura, ristrutturazione e adeguamento tecnologico, con priorità ai territori con pochi schermi, alle sale storiche e alle strutture da riaprire. Per le grandi produzioni non indipendenti l'aliquota del tax credit scende al 25%, mentre restano più favorevoli le condizioni per le opere indipendenti e per le piccole imprese di produzione. Il Ministero mantiene indirizzo strategico e vigilanza, mentre l'Agenzia assorbe la parte operativa: erogazione dei contributi in almeno due finestre annuali, gestione della tesoreria del Fondo sviluppo investimenti affidata a un intermediario bancario, coordinamento delle Film Commission territoriali, raccolta dei dati economico-occupazionali di filiera e un osservatorio permanente sull'intelligenza artificiale. Nella delega rientrano anche la costituzione di un Polo nazionale che includerà Cinecittà e il Centro sperimentale di cinematografia, oltre alla figura del "responsabile dei crediti d'imposta" con compiti di controllo e trasparenza sulle erogazioni.

Cosa cambia per lavoratori, sale e opere prime

Sul fronte dei lavoratori dello spettacolo arriva un fondo per l'emergenza pensionistica da 10 milioni di euro all'anno dal 2027 al 2030 (40 milioni complessivi), l'estensione delle tutele previdenziali e la sperimentazione dell'indennità di discontinuità. Per le produzioni sotto 1,5 milioni di euro, per le opere prime e seconde e per i giovani autori sono previste corsie preferenziali nell'accesso al sostegno pubblico. Le nuove regole introducono una programmazione triennale delle risorse e una commissione di valutazione composta da 20 esperti, oltre a un "Forum" consultivo che sostituisce il Consiglio Superiore del Cinema. Il quadro attuale del tax credit gestito dalla Direzione generale Cinema del MiC resta in vigore fino alla piena operatività dell'Agenzia, con le finestre di domanda ancora regolate dai decreti direttoriali oggi vigenti.

Dopo il voto d'Aula del 31 luglio il testo passerà al Senato. La delega dà 24 mesi al governo per scrivere i decreti attuativi: il test vero della riforma sarà lì, negli atti tecnici che tradurranno aliquote, tetti, criteri di ripartizione e regole di funzionamento della nuova Agenzia.

Pubblicato il: 23 luglio 2026 alle ore 13:54