Alessandro Giuli e il ministro coreano della Cultura, Sport e Turismo Chae Hwi-young hanno firmato il 7 settembre a Saint-Paul-de-Vence l'accordo bilaterale di coproduzione cinematografica fra Italia e Repubblica di Corea. La firma è arrivata a margine del Sommet Lumière, alla presenza del sottosegretario di Stato alla Cultura Lucia Borgonzoni, come riportato dal comunicato del Ministero della Cultura.
L'accordo firmato al Sommet Lumière
L'intesa definisce il quadro giuridico per le produzioni congiunte fra imprese italiane e sud-coreane e si inserisce nel Partenariato Strategico Speciale lanciato lo scorso giugno a Roma dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal presidente della Repubblica di Corea Lee Jae Myung. Il testo firmato in Costa Azzurra completa un percorso avviato lo scorso anno con il protocollo d'intesa fra la Direzione generale Cinema del MiC e la Korea Creative Content Agency, siglato in occasione della Mostra di Venezia, e proseguito con la visita di Borgonzoni a Seoul nel dicembre 2025.
La firma cade in una stagione politica in cui il ministero sta riscrivendo l'infrastruttura di sostegno al settore. La riforma del cinema presentata da Giuli all'Italian Pavilion della Mostra di Venezia porta il Fondo per il cinema a 660 milioni di euro per il 2026, introduce due finestre annuali per il tax credit e istituisce un'agenzia dedicata: strumenti che le imprese potranno usare anche sulle produzioni condivise con partner asiatici.
L'agganciamento a un mercato da 14,9 miliardi
Il dato che dà misura reale all'accordo lo fornisce il Ministero coreano di Cultura, Sport e Turismo: nel 2025 l'export di K-content ha toccato i 14,9 miliardi di dollari, in crescita rispetto ai 14,1 miliardi del 2024. Il flusso comprende cinema, serie tv, musica, gaming e webtoon, e rappresenta il pilastro della strategia macroeconomica di Seoul: l'obiettivo dichiarato dallo stesso ministro Chae è portare il mercato K-culture a 400 trilioni di won entro il 2030, circa 265 miliardi di dollari.
Il confronto con l'ordine di grandezza italiano restituisce la scala dell'operazione. Secondo i dati della Direzione generale Cinema del MiC per il 2025, nel 2025 le opere audiovisive prodotte in Italia sono state 226 (in calo del 18% sul 2024) con un costo complessivo di 814 milioni di euro. Il solo export di contenuti coreano vale, cioè, circa diciotto volte l'intera produzione audiovisiva italiana dell'anno. Un rapporto che aiuta a leggere perché l'intesa arrivi a valle del successo internazionale di titoli come Parasite e Squid Game e non prima: la Corea è ormai un mercato di destinazione e un partner di scala globale, non più un caso di studio.
Il soft power coreano si misura anche sui flussi turistici: nel 2025 il Paese ha attirato 18,9 milioni di visitatori esteri, nuovo record, mentre la spesa con carta di credito degli stranieri ha superato i 14 miliardi di dollari. Dati che il governo Lee ha esplicitamente legato alla capacità di esportazione dei contenuti audiovisivi.
Cosa cambia per i produttori italiani
Con la firma dell'accordo, i film e i documentari coprodotti fra aziende italiane e sud-coreane potranno accedere al riconoscimento di 'nazionalità italiana dell'opera' previsto dalla legge 220/2016 e, con esso, agli strumenti di sostegno del MiC: tax credit, contributi selettivi, quote nelle sale. La Corea si aggiunge così alla rete di oltre quaranta Paesi con cui l'Italia ha un'intesa bilaterale attiva sul cinema, dove fino a ieri l'Asia era rappresentata quasi esclusivamente da Cina, Giappone e India.
Il primo banco di prova è fissato per ottobre, quando l'Italian Pavilion coordinato dal MiC e da Cinecittà sarà presente al Festival internazionale di Busan, in programma dal 6 al 15 ottobre 2026, con una delegazione di produttori italiani. Sul fronte del patrimonio, l'anno prossimo gli Uffizi porteranno al Museo Nazionale Coreano di Seoul una mostra dedicata a Botticelli e al Rinascimento, dopo l'esposizione dei capolavori del Museo di Capodimonte ospitata nella capitale coreana nel 2025.
L'accordo di Saint-Paul-de-Vence è il secondo grande passo asiatico del MiC nel giro di sette mesi, dopo il rinnovo del protocollo di coproduzione con la Cina firmato a Pechino il 2 febbraio 2026 e l'intesa fra l'Istituto italiano di cultura di Pechino e la Fondazione Italia-Cina siglata ad agosto. Il prossimo tassello, secondo Borgonzoni, sarà l'estensione dell'intesa alla produzione audiovisiva, comparto in cui la Corea è oggi uno dei principali esportatori mondiali insieme agli Stati Uniti.