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Lettura in Italia: 11-14 anni al 78,9%, poi il crollo che ISTAT fotografa

ISTAT 2024: a 11-14 anni legge il 78,9% dei ragazzi, poi la lettura crolla. Il gap vero è socioeconomico: laureati 82%, licenza elementare 28%.

A 11-14 anni legge libri il 78,9% dei ragazzi italiani, il valore più alto di tutta la popolazione secondo l'indagine ISTAT sulla lettura relativa al 2024. Pochi anni dopo il numero cade: nella fascia 18-34 il 42,8% dei non lettori dichiara di annoiarsi con i libri, e oltre la metà degli undicenni-diciassettenni che non leggono considera i libri poco interessanti.

Il picco a 11-14 anni e il crollo dopo le medie

Il dato ISTAT ribalta l'immagine dell'adolescente lontano dai libri. Nella fascia 11-14 anni la quota di lettori supera qualunque altra classe d'età, laureati compresi. Il divario di genere è già netto in età scolare: le ragazze leggono più dei coetanei maschi in ogni fascia, e sull'intera popolazione le lettrici sono al 62,6% contro il 51,2% degli uomini. A 45-54 anni la forbice tocca il picco di 17,4 punti percentuali.

Il problema arriva subito dopo. Nel passaggio dalla scuola secondaria di primo grado alle superiori l'abitudine si sfilaccia. Nel comunicato ISTAT su libri e biblioteche 2024-2025 chi non legge indica come motivo principale la noia (35%) e la mancanza di tempo libero (26,3%). Fra i 18 e i 34 anni il 42,8% dichiara di annoiarsi leggendo: la generazione più connessa d'Italia è anche quella dove la competizione con social, streaming e videogiochi si fa più aggressiva, e il libro perde.

Il vero motore non è l'età, è il titolo di studio dei genitori

Il taglio più forte nei dati ISTAT non è generazionale ma sociale. Chi ha una laurea legge nell'82,1% dei casi, chi ha solo la licenza elementare si ferma al 27,9%. Un rapporto 3 a 1 che pesa anche sul reddito delle famiglie: il quinto più agiato legge al 72,5%, il quinto più povero al 43,9%. Quasi trenta punti percentuali di distanza fra chi eredita libri e chi no.

La geografia amplifica il gap. Al Nord i lettori superano il 60% della popolazione, nel Mezzogiorno si fermano sotto il 47%. La distanza territoriale non si spiega senza guardare al titolo di studio dei genitori e alla densità delle biblioteche sul territorio, due variabili che si concentrano nelle stesse regioni. Il ragazzo dodicenne figlio di due laureati del Nord ha probabilità sensibilmente più alte di restare lettore a 25 anni rispetto al coetaneo di famiglia con licenza elementare al Sud.

Cosa fa la differenza tra 0 e 14 anni

Nei primi anni conta la famiglia. Il 51,9% dei bambini 0-5 anni sfoglia libri ogni giorno, ma la lettura condivisa quotidiana con la madre riguarda solo il 39,3% dei casi e con il padre appena il 25,4%. Dove i genitori non leggono ad alta voce, l'ingresso alla scuola primaria non basta a ricucire il divario. Le bambine risultano più coinvolte dei maschi già nei primi anni.

Le biblioteche restano un presidio, soprattutto per i giovani. Nel 2025 il 30,9% delle persone fino a 24 anni ha frequentato almeno una volta una biblioteca, contro una media nazionale del 15,1%. Nel Nord la quota è del 20,3%, nel Mezzogiorno crolla di oltre dieci punti. Il 6,6% della popolazione usa ormai cataloghi e prestiti digitali, un canale che riduce le distanze territoriali.

Le politiche pubbliche sul libro provano a colmare il vuoto. La Carta Cultura Giovani per merito e reddito ha raccolto 258mila richieste nell'ultima edizione, mentre la fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri più liberi con nuovi criteri di accesso resta l'appuntamento romano di riferimento per il settore. Strumenti utili, ma che intercettano soprattutto chi già ha un rapporto con i libri.

Il salto fra 14 e 18 anni è dove ISTAT vede sparire i futuri lettori adulti. Finché il rapporto fra laureati e licenze elementari resterà 3 a 1, e finché al Sud la distanza dalle biblioteche resterà quella del 2025, il 78,9% degli undicenni sarà un dato di partenza destinato a ridursi lungo il percorso scolastico.

Pubblicato il: 10 luglio 2026 alle ore 08:22