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L'ex voto segreto di Leonardo: cosa rivela la piastrella del 1471

Nuovo libro Ripostes: nei lineamenti dell'Arcangelo del 1471 i grafologi leggono 'per grazia ricevuta'. Metodo che unisce grafologia e stratigrafia.

La prima opera attribuita a Leonardo da Vinci, una piastrella in terracotta smaltata datata 1471 e raffigurante l'Arcangelo Gabriele, custodisce un ex voto nascosto: la formula per grazia ricevuta, incisa nei lineamenti del volto. Lo rivela il nuovo libro firmato dalla grafologa Ivana Rosa Bonfantino, in uscita a ottobre 2026 per Edizioni Ripostes a 25 euro.

La piastrella che aspettava da 554 anni

L'oggetto è un quadrato di 20 centimetri di maiolica smaltata, oggi conservato dagli eredi della famiglia Fenicia di Ravello. Secondo la ricostruzione dei ricercatori il manufatto arrivò alla famiglia nel 1499, donato da Giovanna d'Aragona per servizi resi, e da allora è rimasto fuori dal circuito museale. La prima presentazione pubblica risale al 2018, quando Bonfantino, già docente di grafologia comparata alla Lumsa di Roma, e il leonardista Ernesto Solari annunciarono di aver letto sulla mascella dell'angelo la firma da Vinci lionardo, la data 1471 e le iniziali LDV ib sul bordo inferiore. Allora servirono tre anni di studio e la consultazione di seimila documenti d'archivio in tre laboratori diversi. Il nuovo volume aggiunge la lettura devozionale: nei capelli e nel disegno del volto compaiono le lettere della formula votiva che lega il giovane Leonardo alla Vergine Maria della Santissima Annunziata di Firenze, chiesa a cui la famiglia materna era particolarmente devota.

Il metodo: grafologia forense, stratigrafia dei pigmenti, termoluminescenza

Il valore didattico del caso sta nel procedimento, più ancora che nell'attribuzione in sé. Per sostenere un'autografia su un supporto raro come la maiolica dipinta, i ricercatori hanno incrociato tre famiglie di analisi: la termoluminescenza, che misura l'età del materiale ceramico; la stratigrafia dei pigmenti, che ricostruisce la pittura strato per strato; l'analisi riflettografica e grafologica forense, che riconduce il tratto a una mano precisa.

La grafologia, in particolare, è la disciplina che Bonfantino ha portato per anni nelle aule universitarie e che qui diventa il perno dell'ipotesi: lo stesso riccio dei capelli, la stessa pressione del tratto mancino, la stessa impostazione delle lettere ritrovate in fogli autografi successivi. Alla formula votiva si aggiungono dettagli iconografici che gli autori collegano al percorso del giovane artista: le ali di pavone come richiamo al sacro e all'immortalità, le sei maioliche moltiplicate per sei sul retro come allusione alla ricerca della perfezione attraverso la quadratura del cerchio. È un impianto che chi insegna storia dell'arte può portare in aula come esempio pulito di scienza al servizio della ricerca umanistica, nella scia dei percorsi divulgativi che hanno visto riconoscere studiose come Lina Bolzoni premiata a Lubec 2026.

Cosa cambia per chi insegna e studia il Rinascimento

Per i corsi universitari di storia dell'arte e per i trienni di liceo artistico il ritrovamento apre tre piste concrete. La prima è didattica: un Leonardo appena diciannovenne, da poco uscito dalla bottega di Verrocchio, che firma, data e dedica un oggetto piccolo e devozionale, molto prima della Vergine delle Rocce o del Cenacolo. La seconda è storiografica, perché il legame con il Regno di Napoli, già emerso nel 2018 attraverso la famiglia Fenicia e Giovanna d'Aragona, viene ora articolato nel volume con nuovi documenti sulla biografia meridionale del maestro. La terza è metodologica: un manufatto marginale, fuori dai grandi musei, può riscrivere una cronologia d'autore solo se si accetta un impianto di prove multidisciplinare e verificabile. Dibattiti analoghi, su come leggere l'arte oltre i confini nazionali e disciplinari, sono stati al centro degli incontri di AMACI al Consolato di Parigi sulle geografie dell'arte.

Il volume è in libreria da ottobre, pensato per docenti, studenti universitari e appassionati che vogliano confrontarsi con un metodo di indagine prima che con una tesi. Nello stesso spirito di lettura rigorosa dei segni, che si tratti di un dipinto o di un fenomeno celeste come l'aurora boreale sulle Dolomiti, la regola resta la stessa: osservare prima di concludere.

Pubblicato il: 14 ottobre 2026 alle ore 14:59