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OCSE 2026: perché l’Italia cresce poco tra debito, NEET e bassa produttività

Il rapporto OCSE 2026 delinea un quadro macroeconomico per l'Italia caratterizzato da una crescita contenuta del PIL, pari a +0,4% nel 2026 e +0,6% nel 2027, nonostante la resilienza dell'economia agli shock recenti. Il debito pubblico si mantiene elevato, oltre il 137% del PIL, limitando la capacità di spesa e aumentando la vulnerabilità a shock esterni. L'inflazione continua a incidere, spinta dai prezzi energetici e dall'instabilità geopolitica. La situazione produttiva evidenzia un paradosso apparentemente positivo: l'occupazione cresce, inclusa quella femminile e degli anziani, ma la produttività rimane stagnante da oltre trent'anni. Questo fenomeno è dovuto principalmente alla prevalenza di lavoro in settori a basso valore aggiunto e alla frammentazione delle imprese, con molte micro e piccole realtà incapaci di innovare e aumentare competitività. Sul fronte demografico, il tasso di giovani NEET, pari al 16%, e l'emigrazione rappresentano un freno significativo alla crescita e al capitale umano. La partecipazione femminile al mercato del lavoro resta sotto la media OCSE, rappresentando una leva importante per migliorare la produttività e la sostenibilità fiscale. L'OCSE raccomanda di completare le riforme del PNRR, migliorare la spesa pubblica con attenzione ai costi pensionistici, rafforzare la compliance fiscale, aumentare la partecipazione al lavoro e supportare la crescita dimensionale delle imprese. Errori comuni nell'interpretazione dei dati includono la confusione tra crescita debole e recessione e l'eccessiva focalizzazione sul debito senza considerare produttività e demografia. Infine, la crescita debole avrà impatti reali sul potere d'acquisto e sui redditi dei cittadini, sottolineando l'urgenza delle riforme strutturali.

Pubblicato: 2/5/2026 Durata: 97 sec