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Estrazione ISR dell’uranio: la corsa alle miniere e il rischio “bomba a orologeria” per gli acquiferi

La tecnica ISR (in situ recovery) rappresenta oggi oltre il 50% della produzione mondiale di uranio, evitando l'estrazione di roccia in superficie. Questo metodo sfrutta acquiferi permeabili a profondità medie e profondi tra 60 e 230 metri, in cui si iniettano soluzioni acide ossidanti per mobilizzare l'uranio insolubile in forma solubile da estrarre. La produzione globale è dominata dal Kazakhstan con il 43%, mentre gli USA sono al 5% del loro picco storico. La crescente domanda energetica globale, spinta dalla rinascita del nucleare come fonte pulita, porterà a un raddoppio del fabbisogno di uranio entro il 2040. Progetti statunitensi come Dewey Burdock, finanziati da norme di semplificazione e accelerazione burocratica, puntano a rafforzare la produzione domestica, ma incontrano forti opposizioni locali dovute ai rischi ambientali associati al ripristino degli acquiferi. La tecnica ISR prevede fasi precise: analisi geologica, perforazione di pozzi di iniezione e produzione, dissoluzione del minerale con ossigeno e CO2, concentrazione di yellowcake e trattamento delle acque reflue, seguiti dal complesso processo di ripristino delle falde. Quest'ultimo, pur obbligatorio, si rivela difficoltoso a causa delle caratteristiche microbiologiche e geologiche dei siti. Il caso Dewey Burdock è emblematico poiché la geologia fratturata aumenta i rischi di contaminazione degli acquiferi usati per uso umano e agricolo, suscitando dibattiti scientifici e conflitti con le comunità locali. Nonostante i vantaggi rispetto alle tecniche tradizionali di miniera a cielo aperto, come minori impatti superficiali e ridotto uso di acqua, l'ISR presenta rischi spesso sottovalutati quali la difficoltà di gestire e monitorare le acque contaminate e la possibile persistenza di contaminanti nel sottosuolo. Soprattutto, il ruolo chiave della biologia microbica per la qualità delle acque è un elemento finora poco considerato. In risposta a queste criticità, le normative USA richiedono il ripristino della qualità dell'acqua, ma ammettono deroghe. Questo equilibrio fra domanda di uranio, tutela ambientale e accettazione sociale resta il fulcro delle prospettive future del mercato nucleare globale.

Pubblicato: 30/4/2026 Durata: 64 sec