Come l'Australia si avvicina all'eliminazione del tumore cervicale
L'Australia ha raggiunto un traguardo storico nel 2021: zero nuovi casi di tumore al collo dell'utero tra le donne sotto i 25 anni, frutto di trent'anni di politiche integrate di prevenzione basate su vaccinazione, screening avanzato e autocampionamento. Il Papillomavirus umano (HPV) è la causa quasi esclusiva di questo tumore, responsabile di alterazioni cellulari che possono evolvere in cancro cervicale. La diffusione globale del tumore è più accentuata nei Paesi a basso e medio reddito, dove l’accesso alle cure è scarso. Il modello australiano si fonda su tre pilastri. Il primo è la vaccinazione gratuita iniziata nel 2007 (estesa ai maschi dal 2013), con una copertura vaccinale superiore all’80% tra gli under 15. Il secondo pilastro è il test del DNA per HPV, introdotto nel 2017 in sostituzione del Pap test: sensibilità superiore e screening quinquennale hanno migliorato l’efficacia diagnostica. Il terzo è l’autocampionamento, introdotto nel 2022, che ha fortemente ampliato l’accesso allo screening, soprattutto nelle popolazioni remote o svantaggiate. L’Australia ha un’incidenza di tumore cervicale in costante discesa, attualmente vicina alla soglia OMS per l’eliminazione (meno di 4 nuovi casi ogni 100.000 donne), con una proiezione di totale eliminazione per il 2035. Tuttavia, persistono sfide sull’equità: le comunità indigene hanno tassi più elevati e rischiano un ritardo significativo. La collaborazione internazionale e le iniziative mirate puntano a estendere questo modello vincente anche ad altri Paesi, dimostrando che l’eliminazione di un tumore virale è un obiettivo concreto e raggiungibile.