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Università: Il MUR autorizza circa 60.000 posti per i percorsi di formazione iniziale e abilitazione docenti anno accademico 2025-2026
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Università: Il MUR autorizza circa 60.000 posti per i percorsi di formazione iniziale e abilitazione docenti anno accademico 2025-2026

Firmato dal Ministro Bernini il decreto n. 138/2026: tutte le novità, le ripartizioni e il significato per il sistema di formazione degli insegnanti italiani.

Università: Il MUR autorizza circa 60.000 posti per i percorsi di formazione iniziale e abilitazione docenti anno accademico 2025-2026

Indice dei contenuti

  1. Premessa: Una svolta per la formazione insegnanti
  2. Il decreto Bernini: struttura, obiettivi e novità
  3. La ripartizione dei 60.000 posti autorizzati dal MUR
  4. I percorsi di formazione iniziale docenti per il 2025-2026
  5. L’abilitazione all’insegnamento universitario in Italia: come funziona
  6. L’importanza degli insegnamenti tecnico-pratici nei nuovi percorsi
  7. Impatti sul sistema universitario nazionale
  8. Come partecipare ai percorsi abilitanti: requisiti e tempistiche
  9. Criticità e prospettive future della formazione abilitante
  10. Conclusioni e sintesi

Premessa: Una svolta per la formazione insegnanti

Con la firma del decreto n. 138 del 27 gennaio 2026 da parte del Ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, il sistema scolastico e universitario italiano si appresta ad affrontare una fase importante di rinnovamento per quanto concerne la formazione iniziale e abilitazione dei docenti. Il provvedimento sancisce l'autorizzazione di circa 60.000 posti per l’attivazione dei percorsi di formazione e abilitazione degli insegnanti nelle università italiane per l'anno accademico 2025-2026. Mai prima d’ora si era assistito a una simile disponibilità di posti, segnale evidente della volontà politica di rafforzare il corpo docente nazionale e di offrire maggiori opportunità ai giovani laureati e aspiranti insegnanti.

Sono coinvolti, tra gli altri, anche gli insegnamenti tecnico-pratici, sottolineando l’importanza della didattica laboratoriale, della pratica in aula e della contaminazione fra saperi teorici e competenze operative. Tali elementi rappresentano alcune delle principali direttrici indicate dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) per modernizzare e rendere più efficace la preparazione dei futuri insegnanti.

Il decreto Bernini: struttura, obiettivi e novità

Il decreto Bernini università 2026 (n. 138) si articola in numerosi articoli che disciplinano non solo il numero di posti autorizzati, ma anche la ripartizione fra le varie università, i criteri di accesso, la durata dei percorsi e le modalità di selezione.

Le principali finalità del decreto sono:

  • Aumentare il numero di posti autorizzati docenti MUR per rispondere alla crescente domanda di insegnanti qualificati nel sistema scolastico italiano.
  • Favorire la qualità della formazione grazie a un quadro nazionale condiviso tra tutte le università che aderiscono al progetto.
  • Integrare nuovi metodi didattici e includere gli insegnamenti tecnico-pratici università nelle proposte formative.
  • Stabilire regole certe per la formazione iniziale docenti 2025-2026 che siano trasparenti, meritocratiche e aggiornate ai bisogni reali delle scuole.

Nel testo si specifica che la distribuzione dei posti avverrà tenendo conto di parametri quali il fabbisogno degli istituti scolastici, la potenzialità formativa delle singole università e il previsto turnover del personale docente.

La ripartizione dei 60.000 posti autorizzati dal MUR

Il decreto del ministro Bernini (decreto 138 2026) prevede che i circa 60.000 posti siano suddivisi tra le università statali e non statali riconosciute, garantendo una copertura su tutto il territorio nazionale. Ogni ateneo riceverà dunque una quota proporzionale, calcolata sia sulla base della precedente erogazione dei percorsi abilitanti che del fabbisogno docenti nel contesto regionale di riferimento.

Nello specifico:

  • Circa il 75% dei posti sarà destinato agli atenei statali, che storicamente accolgono il maggior numero di iscritti ai percorsi di abilitazione insegnanti universitari.
  • Il rimanente 25% interesserà università non statali e istituti paritari accreditati con programmi specifici negli insegnamenti tecnico-pratici e sperimentali.
  • Particolare attenzione sarà posta alle regioni del Sud Italia, le quali da tempo lamentano una carenza strutturale di personale docente stabilizzato.

Scorrono così le prime graduatorie e le comunicazioni ufficiali agli atenei, che dovranno predisporre rapidamente i bandi di accesso e informare i potenziali candidati.

I percorsi di formazione iniziale docenti per il 2025-2026

I percorsi di formazione iniziale docenti 2025-2026 rappresentano il primo step per chi intende accedere all’insegnamento nella scuola pubblica e paritaria. Sono percorsi universitari strutturati, della durata variabile (da 6 mesi a 1 anno), organizzati in moduli teorici, attività laboratoriali e tirocinio diretto presso istituzioni scolastiche partner.

Questi percorsi permettono di:

  • Approfondire le metodologie didattiche innovative.
  • Sviluppare competenze pedagogiche e relazionali.
  • Acquisire conoscenze specifiche in didattiche disciplinari e inclusive.
  • Sperimentare sul campo, tramite tirocini assistiti con tutor esperti.

Solo dopo aver concluso con successo tutte le attività, inclusi gli esami di verifica intermedi e la prova finale abilitante, gli aspiranti insegnanti potranno accedere alle graduatorie di merito.

L’abilitazione all’insegnamento universitario in Italia: come funziona

L’abilitazione insegnanti università è il titolo imprescindibile che consente al laureato di partecipare ai concorsi pubblici o di inserirsi nelle graduatorie provinciali per le supplenze (GPS). Il processo è regolato oggi secondo le seguenti tappe:

  1. Accesso ai percorsi abilitazione insegnamento Italia previa selezione per titoli e, talvolta, prova scritta o orale.
  2. Frequenza obbligatoria ad almeno l’80% delle lezioni, laboratori e tirocini previsti dal piano degli studi approvato dal MUR.
  3. Superamento della prova finale, spesso articolata in una lezione simulata e una discussione su strategie didattiche innovative.
  4. Rilascio ufficiale dell’attestato di abilitazione da parte dell’università, riconosciuto a livello nazionale ai fini dell’inserimento nelle graduatorie.

Il presente decreto Bernini introduce inoltre nuove modalità di monitoraggio e certificazione, per rafforzare la trasparenza e la spendibilità del titolo.

L’importanza degli insegnamenti tecnico-pratici nei nuovi percorsi

Una delle principali innovazioni del decreto 138/2026 è la scelta di includere nei posti finanziati anche percorsi dedicati agli insegnamenti tecnico-pratici. Questi percorsi sono fondamentali per preparare docenti capaci di trasmettere non solo contenuti teorici, ma anche competenze operative e professionali richieste dal mondo del lavoro contemporaneo.

In particolare, gli insegnamenti tecnico-pratici università positivamente influenzano l’offerta formativa di indirizzi quali:

  • Istituti tecnici e professionali
  • Formazione professionale regionale
  • Licei artistici e musicali
  • Corsi di specializzazione tecnologica (ITS)

L’inclusione di queste discipline nei percorsi abilitazione insegnamento Italia garantisce una maggiore aderenza ai bisogni formativi della società e del mercato. La scuola, infatti, necessita oggi di docenti esperti, aggiornati sulle nuove tecnologie e strumenti didattici digitali, oltre che capaci di interagire con realtà produttive ed enti del territorio.

Impatti sul sistema universitario nazionale

L’autorizzazione di 60.000 posti per la formazione iniziale docenti determinerà notevoli impatti sull’intero sistema universitario nazionale. Le università saranno chiamate a rafforzare la propria offerta formativa, a riorganizzare i servizi didattici e amministrativi, e a siglare accordi di partenariato con nuove istituzioni scolastiche, enti pubblici e imprese.

Tra i principali effetti attesi:

  • Incremento delle iscrizioni e delle attività formative destinate a docenti in formazione.
  • Crescita delle collaborazioni esterne per il tirocinio e la formazione “on the job”.
  • Potenziamento delle strutture laboratoristiche e dotazionali delle facoltà educative.
  • Rafforzamento del ruolo dell’università quale hub di innovazione e supporto alle politiche pubbliche per la scuola.

Tale mutamento rappresenta anche una sfida gestionale per gli atenei, chiamati a garantire uniformità di trattamenti, qualità nella didattica, e attenzione alle problematiche di inclusione degli studenti provenienti da contesti meno avvantaggiati.

Come partecipare ai percorsi abilitanti: requisiti e tempistiche

La procedura per accedere ai percorsi abilitanti prevede alcuni passaggi chiave:

  1. Pubblicazione, da parte delle singole università, del bando di ammissione con tutti i dettagli su scadenze, posti disponibili e criteri di valutazione.
  2. Presentazione della domanda online, tramite il portale dell’ateneo selezionato.
  3. Valutazione dei titoli e, ove previsto, prova preselettiva (scritta/orale).
  4. Pubblicazione graduatorie e procedura di immatricolazione.

I principali requisiti di ammissione includono:

  • Laurea triennale o magistrale in una delle classi di concorso previste.
  • Eventuali crediti formativi aggiuntivi richiesti per specifici indirizzi.
  • Buona conoscenza linguistica (italiano e talora inglese).

Le tempistiche fissate per l’anno accademico 2025-2026 prevedono:

  • Pubblicazione dei bandi entro aprile 2025.
  • Avvio delle selezioni tra maggio e luglio 2025.
  • Immatricolazioni previste entro settembre 2025.
  • Fine dei percorsi e rilascio titoli entro luglio 2026.

Criticità e prospettive future della formazione abilitante

Sebbene la firma del decreto Bernini rappresenti un passo avanti significativo, non mancano alcune criticità che meritano attenzione:

  • La capacità delle università di gestire un così alto numero di iscritti, senza abbassare la qualità della formazione.
  • La necessità di costante aggiornamento dei programmi per allinearsi alle evoluzioni della scuola e della società.
  • Il rischio di “overbooking” nelle graduatorie di merito, con tempi di assorbimento variabili a seconda del territorio.

Tuttavia, le prospettive restano positive, soprattutto per quanto riguarda:

  • La possibilità di formare un nuovo corpo docente giovane, innovativo e motivato.
  • Il rafforzamento dell’autonomia e della responsabilità degli atenei.
  • L’incremento delle opportunità per neolaureati e lavoratori in cerca di riconversione professionale.

Conclusioni e sintesi

L’autorizzazione di circa 60.000 posti per la formazione iniziale e l’abilitazione dei docenti universitari per l’anno accademico 2025-2026, sancita dal ministro Bernini con il decreto 138/2026, segna una delle più significative politiche di investimento sul capitale umano della scuola italiana degli ultimi anni. La riforma mira a colmare il fabbisogno di insegnanti qualificati e a offrire una formazione al passo coi tempi, innervata di competenze tecniche, pratiche e digitali.

Le università italiane si trovano ora di fronte a una grande sfida e a una grande responsabilità: garantire equità, qualità e innovazione nei percorsi di abilitazione insegnanti. Le istituzioni, i candidati e la società dovranno cooperare affinché questo investimento produca risultati tangibili nel medio-lungo periodo, con una scuola capace di formare cittadini e lavoratori all’altezza delle sfide del XXI secolo.

Pubblicato il: 28 gennaio 2026 alle ore 14:10

Redazione EduNews24

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