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Raffreddamento Estremo su GPU: L’Heatspreader Originale Sostituisce il Waterblock con Risultati Sorprendenti
Tecnologia

Raffreddamento Estremo su GPU: L’Heatspreader Originale Sostituisce il Waterblock con Risultati Sorprendenti

L’esperimento di TrashBench sulla ASUS Dual RTX 2060 rivoluziona il raffreddamento a liquido delle schede grafiche senza necessità di ventole o radiatori

Raffreddamento Estremo su GPU: L’Heatspreader Originale Sostituisce il Waterblock con Risultati Sorprendenti

L’esperimento di TrashBench sulla ASUS Dual RTX 2060 rivoluziona il raffreddamento a liquido delle schede grafiche senza necessità di ventole o radiatori

Indice degli argomenti

  1. Introduzione al raffreddamento a liquido delle GPU
  2. Cos’è l’heatspreader originale e perché è importante
  3. Il progetto TrashBench: dalla teoria alla pratica
  4. La modifica del dissipatore ASUS Dual RTX 2060
  5. Collegare il raffreddamento a liquido all’heatspreader: metodologia e materiali
  6. Risultati sperimentali: raffreddamento e temperature raggiunte
  7. Confronto con sistemi tradizionali e implicazioni
  8. Vantaggi e limiti dell’innovazione
  9. Riflessioni e prospettive future
  10. Sintesi finale e conclusioni

Introduzione al raffreddamento a liquido delle GPU

Il raffreddamento a liquido per schede video è diventato uno degli argomenti più discussi tra gli appassionati di hardware negli ultimi anni. Grazie all'aumento delle prestazioni delle GPU moderne, cresce anche la necessità di gestire il calore prodotto in modo più efficiente, soprattutto in scenari di overclocking o ambienti con scarsa ventilazione. Il raffreddamento a liquido, applicato di solito tramite sofisticati waterblock e radiatori ad alte prestazioni, rappresenta una soluzione efficace per abbassare le temperature di funzionamento della GPU, diminuendo i rischi di throttling termico e incrementando la durata dei componenti. L’esperimento di TrashBench si inserisce in questo contesto, proponendo una modifica radicale che elimina la necessità del classico waterblock a favore dell’uso diretto dell’heatspreader originale della ASUS Dual RTX 2060.

Cos’è l’heatspreader originale e perché è importante

L’heatspreader (in italiano distributore di calore) rappresenta una parte fondamentale nella gestione termica dei microprocessori e delle GPU. Questo componente metallico si trova tra la superficie della GPU e il sistema di raffreddamento vero e proprio (dissipatore ad aria, piastra o waterblock) e serve principalmente a distribuire omogeneamente il calore generato dal chip su una superficie più ampia. L’utilizzo dell’heatspreader permette così una maggiore efficacia nella dissipazione termica, prevenendo punti bollenti (hot spot) che potrebbero danneggiare il componente nel corso del tempo.

Nel caso della RTX 2060 Dual prodotta da ASUS, l’heatspreader originale è stato progettato per lavorare in abbinamento a un dissipatore ad aria, ma TrashBench ha deciso di spingere oltre i limiti la funzione di questo componente, utilizzandolo come punto di contatto diretto per un circuito di raffreddamento a liquido della GPU.

Il progetto TrashBench: dalla teoria alla pratica

Il canale TrashBench è noto tra gli appassionati di modding PC e di soluzioni estreme di raffreddamento per schede video e processori. La loro ultima sfida ha coinvolto la nota ASUS Dual RTX 2060 sulla quale è stata apportata una modifica ingegnosa: al posto di sostituire l’intero dissipatore con un tipico waterblock destinato al raffreddamento a liquido delle schede grafiche, TrashBench ha pensato di mantenere l’heatspreader originale, collegando il circuito di raffreddamento direttamente a esso. Questa scelta consente non solo di ridurre i costi di acquisto dei waterblock specifici, spesso particolarmente elevati, ma anche di dimostrare la validità di soluzioni alternative nell'ambito del raffreddamento estremo.

La domanda di partenza è quindi la seguente: è possibile ottenere temperature GPU più basse utilizzando semplicemente l’heatspreader, senza ricorrere ad elementi complessi e costosi come ventole e radiatori?

La modifica del dissipatore ASUS Dual RTX 2060

L’operazione tecnica realizzata da TrashBench sulla Dual RTX 2060 ha coinvolto alcune fasi delicate. Il dissipatore originale è stato smontato con attenzione al fine di preservare l’integrità dell’heatspreader. Quest’ultimo è stato quindi pulito, privato di qualsiasi residuo di pasta termica e lucidato per garantire il miglior contatto termico possibile. L’obiettivo era massimizzare la trasmissione del calore dal chip grafico al liquido refrigerante. La parte più innovativa dell’esperimento risiede proprio nel sistema di collegamento: non essendoci il classico waterblock, TrashBench ha progettato un adattatore che permettesse di incanalare correttamente il liquido attorno e sopra l’heatspreader, ottenendo così un vero raffreddamento liquido senza waterblock.

Collegare il raffreddamento a liquido all’heatspreader: metodologia e materiali

Una sfida da superare era garantire la perfetta aderenza tra la superficie dell’heatspreader e il canale del liquido. Per fare ciò, si è fatta ricorso a materiali termoconduttivi di alta qualità e a guarnizioni in materiale plastico, così da evitare perdite di liquido e garantire la massima efficienza nel trasferimento del calore.

I passaggi chiave dell’operazione di TrashBench sono stati:

  • Smontaggio del dissipatore e del sistema originale di ventole e radiatore
  • Lucidatura dell’heatspreader per migliorare il contatto termico
  • Realizzazione di un adattatore custom per la canalizzazione del liquido
  • Applicazione di guarnizioni e materiali termoconduttivi specifici
  • Connesione dei tubi di ingresso e uscita al sistema di pompa e serbatoio

Un circuito di raffreddamento a liquido GPU così strutturato, senza utilizzo di ventole aggiuntive e radiatori, rappresenta un’assoluta novità nel settore e apre le porte a nuove possibilità di personalizzazione e sperimentazione per i costruttori di PC.

Risultati sperimentali: raffreddamento e temperature raggiunte

Dopo aver completato la modifica, TrashBench ha proceduto con una dettagliata serie di benchmark per valutare la temperatura della GPU in differenti condizioni operative. I risultati sono stati sorprendenti e hanno dimostrato quanto sia possibile abbassare le temperature della scheda video con un sistema simile:

  • Senza liquido: la temperatura della GPU RTX 2060 è salita fino a 88 gradi Celsius, valore tipico per l’utilizzo di factory cooler ad aria in ambienti non ottimali.
  • Con raffreddamento a liquido collegato all’heatspreader (acqua a temperatura ambiente): si è scesi drastcamente a 47 gradi Celsius sotto carico pesante.
  • Utilizzando liquido refrigerante a bassa temperatura: la GPU ha raggiunto la temperatura record di 13 gradi Celsius, valore pressoché irraggiungibile con le soluzioni di raffreddamento tradizionali e persino con gran parte dei sistemi a liquido basati su waterblock.

Questi benchmark delle temperature della scheda video mostrano chiaramente i benefici tangibili di questo tipo di modifica.

Confronto con sistemi tradizionali e implicazioni

Il confronto tra questa soluzione e i più diffusi sistemi di raffreddamento per GPU evidenzia numerosi vantaggi, ma anche alcune criticità. Nei tradizionali sistemi a liquido, i waterblock progettati su misura offrono la massima copertura delle superfici critiche, permettendo di abbattere le temperature. Tuttavia, la soluzione di TrashBench ha dimostrato come la modifica dell’heatspreader originale della RTX 2060 possa risultare altrettanto efficace se eseguita correttamente.

Le implicazioni per la comunità di appassionati di benchmark temperature scheda video e degli esperimenti di raffreddamento estremo sono interessanti: si apre la possibilità di creare sistemi personalizzati meno costosi e più accessibili rispetto al tipico waterblock, senza sacrificare l’efficacia. Inoltre, l’eliminazione di ventole e radiatori riduce sensibilmente il rumore prodotto, rendendo il sistema ideale per chi desidera PC silenziosi ed efficienti.

Vantaggi e limiti dell’innovazione

Vantaggi principali:

  • Abbattimento notevole della temperatura GPU anche con semplice acqua a temperatura ambiente
  • Riduzione dei costi complessivi grazie all’eliminazione del waterblock e dei radiatori
  • Possibilità di personalizzazione ad alto livello per gli utenti avanzati e i builder di PC
  • Silenziosità estrema data l’assenza di ventole
  • Esperimenti facili per appassionati di TrashBench modding PC

Limiti e criticità:

  • Richiede competenze specifiche in ambito modding e gestione dei liquidi
  • Necessita una manutenzione attenta per evitare infiltrazioni o guasti
  • Potrebbe non adattarsi immediatamente a tutte le GPU
  • In caso di errori di installazione, si rischia il danneggiamento del componente

Riflessioni e prospettive future

L’esperimento di TrashBench rappresenta solo la punta dell’iceberg in materia di raffreddamento di nuova concezione per le schede video. Questa modifica del dissipatore ASUS è la dimostrazione concreta della continua evoluzione nel mondo dell’hardware enthusiast.

Tra i trend che si intravedono all’orizzonte:

  1. Adozione di sistemi di raffreddamento liquido per schede grafiche ancora più compatti ed economici
  2. Crescenti possibilità di personalizzazione con componenti modulari
  3. Diffusione di tutorial e guide avanzate per l’abbassamento della temperatura GPU senza sostituzioni invasive
  4. Maggiore attenzione alla silenziosità e all’efficienza complessiva dei sistemi

Con la crescita delle esigenze gaming e l’incremento delle prestazioni delle GPU, esperimenti come quello di TrashBench potrebbero spingere i produttori a rivedere i progetti dei dissipatori di serie, introducendo soluzioni che permettano l’integrazione nativa del raffreddamento liquido senza waterblock custom.

Sintesi finale e conclusioni

Il caso analizzato dimostra come l’uso di un raffreddamento a liquido per GPU collegato direttamente all’heatspreader originalesia in grado di rivoluzionare il concetto stesso di dissipazione sulle moderne schede video. I benchmark sulle temperature della scheda video evidenziano risultati straordinari: dal valore limite di 88°C senza raffreddamento, a 47°C con acqua a temperatura ambiente, fino all’incredibile soglia di 13°C con liquido a bassa temperatura.

Questa soluzione, testata sulla ASUS Dual RTX 2060 da TrashBench, non solo segna un nuovo punto di partenza per la comunità del modding PC, ma propone spunti innovativi anche all’industria di settore. Eliminando ventole e radiatori e sfruttando l'heatspreader in modo inedito, si dimostra che la ricerca di raffreddamento efficiente GPU è tutt’altro che esaurita. Resta comunque centrale la necessità di esperienza tecnica, attenzione alle procedure di montaggio e, soprattutto, consapevolezza dei rischi connessi all’utilizzo di ogni sistema non convenzionale.

L’invito per costruttori e utenti è quello di sperimentare con cautela, valutando sempre i pro e i contro di ciascuna soluzione. Ma una cosa è certa: l’esperimento di TrashBench ha lasciato un segno indelebile nell’evoluzione delle strategie di raffreddamento delle GPU, fornendo una nuova prospettiva a chiunque desideri abbassare la temperatura della propria scheda video in modo economico, silenzioso ed efficace.

Pubblicato il: 27 gennaio 2026 alle ore 08:52

Redazione EduNews24

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