Valutazione scolastica in Emilia Romagna: addio a trimestri e quadrimestri? Proposta di valutazione unica e le sue implicazioni
Indice
- Introduzione
- Il contesto della riforma: da dove nasce la proposta
- Le dichiarazioni istituzionali: la posizione della Regione e dell’assessora Conti
- L’esperienza diretta delle scuole emiliane
- Pro e contro della valutazione unica
- Il ruolo del Ministero e le attese dal Governo
- Impatti su docenti: tra riduzione della burocrazia e qualità della didattica
- Le risorse regionali per il supporto psicologico e didattico
- Reazioni degli studenti e delle famiglie
- I rischi e le perplessità sollevate dal mondo della scuola
- La posizione dei dirigenti scolastici
- Prospettive future: quali scenari per l’anno scolastico 2026 e oltre
- Conclusioni: una riforma possibile?
Introduzione
La riforma della valutazione degli studenti in Emilia Romagna è in questi mesi al centro di un acceso dibattito che coinvolge istituzioni locali, scuole superiori, docenti, studenti e famiglie. La proposta, che mira all’abolizione dei tradizionali trimestri e quadrimestri per arrivare ad una valutazione unica con scrutini solo a giugno, rappresenta una novità dirompente nel panorama scolastico italiano, con l'obiettivo dichiarato di ridurre la burocrazia scuola e restituire più tempo alla didattica di qualità.
Il contesto della riforma: da dove nasce la proposta
La suggestione di eliminare i tradizionali momenti di valutazione intermedia, come scrutini di fine trimestre e quadrimestre, affonda le sue radici nell’esperienza concreta vissuta da molti insegnanti: la mole crescente di adempimenti burocratici legati alla valutazione periodica e la necessità di recuperare spazi per una didattica più organica, meno frammentata da interruzioni amministrative. La riforma valutazione scolastica Emilia Romagna si inserisce così tra le novità scuola Emilia Romagna 2026, segnando uno spartiacque con il passato.
Le dichiarazioni istituzionali: la posizione della Regione e dell’assessora Conti
A sostenere con forza questa iniziativa è Isabella Conti, assessora regionale.
La Regione Emilia Romagna si pone quindi capofila a livello nazionale nel chiedere al Ministero istruzione valutazione studenti e al governo centrale di “esprimersi chiaramente sulla sperimentazione”, a tutela della coerenza delle scelte e della serenità dei docenti. La necessità di indicazioni univoche è particolarmente sentita dopo alcuni casi di incertezza normativa verificatisi a livello di singoli istituti.
L’esperienza diretta delle scuole emiliane
La spinta all’innovazione non ha tuttavia avuto esiti omogenei sui territori. Alcune scuole superiori dell’Emilia Romagna hanno accolto la sperimentazione della valutazione unica con entusiasmo, mentre altre sono tornate sui propri passi davanti a criticità operative e mancanza di chiarezza regolamentare.
Tra i casi più discussi:
- Il liceo Torricelli-Ballardini ha di recente rinunciato al passaggio al periodo unico di valutazione, tornando al sistema tradizionale.
- Al contrario, il liceo Oriani di Ravenna ha optato per la conferma della valutazione unica, segnando una chiara presa di posizione.
- Il dirigente scolastico del liceo Minghetti di Bologna non ha autorizzato la votazione sul periodo unico, citando assenza di chiare direttive ministeriali.
Questi episodi dimostrano come la valutazione unica scuole superiori sia tema di dibattito e talvolta fonte di conflitto a livello locale.
Pro e contro della valutazione unica
Quali sono gli effetti attesi dalla fine dei trimestri e quadrimestri scuola e il passaggio a scrutini solo a giugno? Ecco alcuni degli argomenti ricorrenti, raccolti tra dirigenti, insegnanti e studenti.
Vantaggi percepiti:
- Semplificazione amministrativa e riduzione del carico burocratico
- Più spazio alla didattica continua senza interruzioni
- Valutazione più aderente al percorso complessivo degli studenti
- Minor stress per studenti, meno ansia da scrutinio intermedio
Svantaggi e dubbi:
- Rischio di scarsa tempestività nell’intercettare difficoltà didattiche
- Possibilità di sentirsi “sotto esame” per tutto l’anno senza tappe intermedie
- Perdita di punti di verifica formali e momenti di feedback intermedi
- Difficoltà per famiglie e studenti fragili nel monitorare l’andamento scolastico
La discussione è quindi molto articolata, e la soluzione non sembra univoca.
Il ruolo del Ministero e le attese dal Governo
La sperimentazione della valutazione unica nelle scuole dell’Emilia Romagna ha chiamato in causa il Ministero dell’Istruzione che, almeno fino ad oggi, non ha espresso una posizione ufficiale chiara. Questo “vuoto normativo” ha generato incertezza tra i dirigenti scolastici, alcuni dei quali hanno preferito il ritorno al sistema tradizionale per evitare rischi di irregolarità procedurali.
Nonostante ciò, la Regione Emilia Romagna insiste: serve un pronunciamento chiaro dal centro. Il tema della politiche educative Emilia Romagna interessa anche le altre regioni, molte delle quali osservano con curiosità (e qualche timore) le mosse dell’Emilia.
Impatti su docenti: tra riduzione della burocrazia e qualità della didattica
Uno dei pilastri su cui si fonda la proposta della Regione è la riduzione burocrazia scuola. Gli insegnanti, infatti, denunciano da anni che il tempo sottratto alla didattica per adempiere all’enorme mole di documentazione (verbali, registri, relazioni, voti intermedi, etc.) compromette la qualità della relazione educativa e della progettazione didattica.
Con la valutazione unica scuole superiori, si punta a:
- liberare ore operative per il confronto con studenti e famiglie;
- ridurre la pressione amministrativa;
- evitare duplicazioni di verbali e documenti utili solo al rispetto delle scadenze;
- favorire un lavoro collegiale e meno “interrotto” tra consigli di classe;
- concentrarsi sulla programmazione a medio-lungo termine.
Tale razionalizzazione, tuttavia, deve garantire la presenza di momenti di verifica anche informali ma costanti, per non rischiare che gli studenti “perdano la bussola” durante l’anno.
Le risorse regionali per il supporto psicologico e didattico
In parallelo alla riforma della valutazione, la Regione Emilia Romagna ha messo in campo altri strumenti di accompagnamento: uno fra tutti, lo stanziamento di due milioni di euro per sportelli d’ascolto nelle scuole. Questi servizi, rivolti a studenti e famiglie, sono pensati come supporto psicologico e orientamento scolastico, particolarmente preziosi in una fase di transizione come questa.
Gli sportelli d’ascolto rappresentano un presidio fondamentale per prevenire o affrontare disagi legati a insicurezze, cambiamenti nel metodo di studio e incertezze sulla nuova valutazione. In pratica, la Regione intende “riequilibrare” la riforma sostenendo la comunità scolastica anche su un piano emotivo, non solo normativo.
Reazioni degli studenti e delle famiglie
La voce di studenti e genitori non è rimasta inascoltata di fronte a una trasformazione così rilevante. Numerose associazioni di famiglie vedono con favore la semplificazione, ma alcune sono preoccupate riguardo alla perdita di punti di riferimento intermedi. Molti studenti, invece, apprezzano la prospettiva di avere meno ansia da valutazione continua, ma altri temono che tutto venga deciso in “una sola occasione”, amplificando le tensioni e rendendo più difficile chiedere aiuto in corso d’anno.
In particolare, emerse dalle testimonianze raccolte nei licei di Bologna, Ravenna e Faenza, le posizioni sono molto diversificate:
- Studenti con difficoltà di apprendimento chiedono garanzie su strumenti compensativi e supporti.
- Le famiglie segnalano la necessità di incontri periodici con i docenti anche in assenza di scrutini formali.
- I rappresentanti degli studenti richiedono di mantenere almeno un sistema di “pagella provvisoria” a metà anno.
La scommessa sarà riuscire a tenere insieme esigenze diverse senza sacrificare la semplificazione amministrativa.
I rischi e le perplessità sollevate dal mondo della scuola
Molti educatori, pur non contrari “per principio” alla riforma, mettono in guardia dal rischio di rendere troppo rarefatti i momenti strutturati di verifica. In alcuni cicli d’istruzione, la scansione dei trimestri o dei quadrimestri assicura un controllo ravvicinato sugli apprendimenti e offre agli studenti la possibilità di correggere il tiro in modo tempestivo.
Altra questione aperta riguarda il peso delle valutazioni, la restituzione dei risultati alle famiglie, il sostegno agli studenti fragili e la necessità di garantire a tutti reali opportunità di recupero prima della pausa estiva.
La posizione dei dirigenti scolastici
Nella gestione della “transizione” tra il vecchio sistema e la valutazione unica scuole superiori, i dirigenti scolastici hanno avuto un ruolo centrale.
La recente decisione adottata dal dirigente del liceo Minghetti di Bologna (non autorizzare la votazione sulla valutazione unica in assenza di indicazioni ministeriali chiare) evidenzia quanto la questione normativo-amministrativa sia delicata. Essere pionieri ha sempre un margine di rischio, in particolare quando in gioco ci sono scelte con impatto su migliaia di studenti e famiglie.
Prospettive future: quali scenari per l’anno scolastico 2026 e oltre
Mentre in altre regioni si osserva prudentemente l’esperienza emiliana, il laboratorio dell’Emilia Romagna continua la sua sperimentazione. Nei prossimi mesi sarà decisivo il pronunciamento del Ministero, che dovrà chiarire se la riforma valutazione studenti Emilia Romagna potrà costituire un modello nazionale. È probabile che, in caso di esito positivo, molte altre regioni decidano di seguire la stessa strada.
Le alternative all’orizzonte potrebbero contemplare modelli “misti”: mantenimento di un sistema di valutazione unico con possibilità di incontri periodici informali; o, in alternativa, la reintroduzione di “pagelle intermedie” non vincolanti, utili solo a fini orientativi.
Conclusioni: una riforma possibile?
L’esperienza dell’Emilia Romagna, con le sue luci e ombre, dimostra che la riforma della valutazione scolastica è un tema complesso, che investe non solo la sfera “organizzativa” ma anche relazionale e valoriale della scuola. Una riduzione della burocrazia scuola è auspicata da molti, ma deve essere sempre accompagnata da strumenti reali di monitoraggio, ascolto e supporto agli studenti. L’auspicio condiviso è che la sperimentazione porti presto a risultati concreti, capaci di coniugare efficienza, qualità e attenzione ai percorsi individuali di ogni studente.
In attesa che il Governo e il Ministero istruzione valutazione studenti si esprimano, la scuola emiliana si conferma avamposto di innovazione, pronta a difendere la centralità della didattica e la tutela di studenti, famiglie e docenti nell’anno scolastico 2026 e oltre.