- Il via alle trattative presso l'ARAN
- Le cifre sul tavolo: quanto aumenteranno gli stipendi
- Il vincolo della Legge di Bilancio e i margini di manovra
- Il nodo del personale ATA e le disparità retributive
- I prossimi passi della trattativa
- Domande frequenti
Il via alle trattative presso l'ARAN
Si è aperto oggi, 11 marzo 2026, il tavolo di confronto presso l'ARAN (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni) per il rinnovo del contratto scuola 2025-2027. Un appuntamento atteso da mesi dal personale scolastico — oltre un milione di lavoratori tra docenti, dirigenti e personale ATA — che segna l'avvio formale delle negoziazioni sindacali per il nuovo triennio contrattuale del comparto Istruzione e Ricerca.
L'atmosfera, stando a quanto filtra dai primi resoconti, è stata quella di un confronto ancora esplorativo. L'ARAN ha presentato il quadro delle risorse finanziarie disponibili, mentre le organizzazioni sindacali hanno ribadito le proprie piattaforme rivendicative. Il percorso si preannuncia lungo e non privo di ostacoli.
Va ricordato che il precedente rinnovo del CCNL scuola aveva già sollevato accese polemiche, con i sindacati che avevano denunciato riduzioni in busta paga per docenti e personale ATA legate a meccanismi fiscali e contributivi che avevano di fatto eroso parte degli aumenti nominali. Un precedente che pesa sul clima negoziale.
Le cifre sul tavolo: quanto aumenteranno gli stipendi
Il dato che più interessa al personale scolastico è, com'è naturale, quello economico. Stando alle prime stime circolate, gli aumenti medi lordi previsti si attestano su 143 euro mensili per i docenti e 104 euro mensili per il personale ATA. L'incremento complessivo stimato per l'intero settore raggiunge i 416 euro lordi mensili, una cifra che comprende tutte le voci accessorie e le indennità.
Tradotto in termini netti, però, il quadro cambia sensibilmente. Al netto di imposte e contributi previdenziali, gli aumenti effettivi in busta paga potrebbero ridursi di un terzo o più, a seconda della fascia stipendiale e della posizione economica del singolo lavoratore. Per un docente a inizio carriera della scuola secondaria, ad esempio, i 143 euro lordi potrebbero tradursi in poco più di 90-95 euro netti mensili.
Non cifre trascurabili, certo, ma lontane da quanto richiesto dai sindacati nelle piattaforme presentate nei mesi scorsi. Le sigle confederali avevano chiesto incrementi capaci di recuperare almeno in parte il potere d'acquisto eroso dall'inflazione degli ultimi anni, puntando a una soglia minima di 200 euro netti medi per i docenti.
Il vincolo della Legge di Bilancio e i margini di manovra
Il perimetro economico entro cui si muoverà la trattativa è in larga parte già definito. Le risorse disponibili sono vincolate dalla Legge di Bilancio, che ha stanziato i fondi per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego secondo le indicazioni del DPEF e del documento programmatico di bilancio trasmesso alla Commissione Europea.
Questo significa che l'ARAN non dispone di margini illimitati. La partita, semmai, si giocherà sulla distribuzione interna delle risorse: quanto destinare agli aumenti tabellari, quanto alle indennità specifiche, quanto al trattamento accessorio. Ed è proprio qui che le posizioni dei sindacati potrebbero divergere tra loro, con alcune sigle più orientate a privilegiare l'aumento della paga base e altre più attente a valorizzare le specificità professionali.
Un elemento da non sottovalutare riguarda il personale precario, che rappresenta una quota significativa dell'organico scolastico. Gli aumenti tabellari si applicano a tutti, ma le voci accessorie legate all'anzianità e alla posizione economica premiano inevitabilmente chi ha un contratto a tempo indeterminato, ampliando il divario retributivo con i supplenti.
Il nodo del personale ATA e le disparità retributive
I 104 euro lordi medi previsti per il personale ATA confermano un gap retributivo strutturale rispetto ai docenti che i sindacati denunciano da anni. Collaboratori scolastici, assistenti amministrativi, assistenti tecnici e DSGA partono da livelli stipendiali significativamente più bassi, e un aumento in percentuale analogo si traduce inevitabilmente in cifre assolute inferiori.
La questione è particolarmente sentita dopo la riforma dell'ordinamento professionale ATA introdotta con il precedente CCNL, che ha ridefinito i profili ma senza un adeguato riconoscimento economico, secondo le critiche mosse dalle organizzazioni sindacali. Il nuovo contratto potrebbe essere l'occasione per intervenire su questo fronte, ma le risorse limitate rendono difficile accontentare tutte le richieste.
Per il personale ATA e docente in situazioni particolari, peraltro, resta fondamentale conoscere i propri diritti in materia di mobilità e trasferimenti: le graduatorie interne e i diritti dei docenti e del personale ATA in difficoltà rappresentano un tema strettamente connesso alle condizioni contrattuali complessive.
I prossimi passi della trattativa
Il calendario delle prossime sessioni negoziali non è stato ancora ufficializzato, ma è ragionevole aspettarsi incontri a cadenza settimanale o bisettimanale nelle prossime settimane. L'obiettivo dichiarato dell'ARAN è arrivare a una prima bozza di testo contrattuale entro la tarda primavera, anche se i precedenti insegnano che i tempi si allungano quasi sempre.
Molto dipenderà dalla capacità delle parti di trovare punti di convergenza su alcuni nodi cruciali: la ripartizione tra aumenti tabellari e trattamento accessorio, la valorizzazione delle figure intermedie (come i tutor e gli orientatori introdotti dalla riforma), il riconoscimento economico della formazione continua.
Nel frattempo, il mondo della scuola non si ferma. Mentre ai tavoli romani si discute di retribuzioni, nelle scuole proseguono le attività legate al concorso PNRR 2, con i primi risultati positivi tra gli aspiranti docenti nella scuola dell'infanzia e primaria, segno che il ricambio generazionale nel corpo docente procede, seppur tra mille difficoltà.
La partita del rinnovo contrattuale scuola 2025-2027 è appena iniziata. I numeri messi sul tavolo dall'ARAN rappresentano un punto di partenza, non di arrivo. Resta da capire se il governo sarà disposto — e soprattutto se avrà le risorse — per andare oltre le cifre attuali, rispondendo a quella che resta una delle questioni più urgenti del sistema scolastico italiano: retribuire adeguatamente chi, ogni giorno, entra in classe.