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La riforma tutor: 684 milioni e dopo il 2026 resta solo un terzo
Scuola

La riforma tutor: 684 milioni e dopo il 2026 resta solo un terzo

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Tutor e orientatori: 684 milioni in tre anni, ma il 70% viene da fondi UE con scadenza 2027. Compenso reale: 133-227 euro lordi al mese per docente.

Quasi 684 milioni di euro in tre anni: è il costo complessivo della riforma tutor e orientatori nelle scuole superiori, avviata nel 2023 dal decreto ministeriale 63 del Ministero dell'Istruzione. Un investimento reale, che ha coinvolto circa 40.000 docenti tutor e 2.600 orientatori nel triennio del secondo grado. Scomponendo il finanziamento anno per anno emerge però che quasi il 70% di quei fondi proviene da programmi europei temporanei, mentre la quota strutturale a carico del bilancio statale si ferma a 84 milioni l'anno.

Il nodo non è politico: è contabile. Senza un impegno di spesa permanente nel bilancio ordinario, la riforma ha una scadenza.

I conti del finanziamento: tre anni, tre fonti diverse

Nel 2023/24 la copertura è arrivata per intero dal PNRR: 150 milioni di euro, distribuiti tra le scuole con il DM 63 del 5 aprile 2023. Per il 2024/25 la struttura è cambiata: 84 milioni dal bilancio ordinario (Legge di Bilancio 2023, capitolo 2090) e circa 183 milioni dal programma operativo complementare POC "Per la Scuola" 2014-2020, co-finanziato dall'Unione europea. Il decreto MIM del 19 novembre 2024 da 267 milioni ha confermato che con la parte variabile legata alle ore svolte nei moduli europei i compensi possono arrivare fino a 5.000 euro totali. Lo stesso schema si ripete per il 2025/26: 84 milioni statali e circa 182 milioni dal Programma Nazionale "Scuola e competenze" 2021-2027.

Il conto totale supera i 683 milioni di euro. La quota coperta con fondi nazionali strutturali è 84 milioni l'anno: il 31% del costo annuo corrente. I restanti 69% dipendono da programmi europei con scadenza. Il Programma Nazionale "Scuola e competenze" si chiude nel 2027 e a oggi non sono stati annunciati meccanismi di sostituzione per quelle risorse.

Quanto guadagna davvero un docente tutor

La retribuzione base per ogni docente tutor oscilla tra 1.589 e 2.725 euro lordi l'anno, secondo le tabelle del DM 231 del 15 novembre 2024. Tradotto in mensile: da 133 a 227 euro lordi. Una quota aggiuntiva, legata alle ore di attività effettivamente svolte, arriva dai fondi europei del POC: per percepirla il docente deve completare circa 30 ore extra nei moduli del programma. Per gli orientatori il compenso fisso è 1.500 euro lordi annui, non elevabile.

Quando nel 2024 la quota nazionale è scesa da 150 a 84 milioni, FLC CGIL ha parlato di risorse "dimezzate" e ha denunciato che per mantenere i compensi dell'anno precedente i docenti avrebbero dovuto svolgere attività aggiuntive finanziate dai programmi europei. Il sindacato ha anche valutato iniziative legali per contestare il decreto ministeriale, ritenuto illegittimo nella parte che limitava la contrattazione d'istituto.

Ogni docente tutor segue in media tra 30 e 50 studenti. Le attività di accompagnamento, compilazione della piattaforma Unica e interfaccia con famiglie e consigli di classe si sommano all'orario di servizio regolare. Questo carico si aggiunge al lavoro già non riconosciuto che i docenti svolgono ogni giorno: il lavoro invisibile dei docenti oltre le 36 ore settimanali.

Il nodo irrisolto: cosa succede dopo il 2026

Dopo la scadenza del Programma Nazionale "Scuola e competenze" nel 2027, chi copre i 182-183 milioni l'anno che oggi rendono sostenibile la riforma? I 40.000 tutor formati attraverso i corsi INDIRE e la piattaforma Futura PNRR rappresentano una capacità professionale diffusa nelle scuole. Interrompere il progetto proprio mentre comincia a strutturarsi significa disperdere un patrimonio educativo già costruito. Mantenere il modello attuale richiede però che il Parlamento stanzi circa 267 milioni l'anno nel bilancio ordinario: tre volte la quota oggi garantita in modo permanente.

La professione docente mostra già segnali di pressione crescente. La petizione promossa da ANIEF per il pensionamento anticipato ha superato i 100.000 sostenitori, un dato che racconta una categoria sotto carico: pensionamento anticipato docenti: la petizione ANIEF e la sostenibilita della misura. Aggiungere figure a compenso variabile e a finanziamento incerto non alleggerisce quella pressione.

Costruire figure educative davvero efficaci richiede stabilità di risorse, di ruolo, di aspettative. Un docente orientatore che rinnova ogni anno nomina e compenso non lavora con la proiezione di lungo periodo necessaria per guidare gli studenti nelle scelte di vita: insegnare speranza e partecipazione civica in un tempo difficile.

La scadenza dei fondi europei non cancella il bisogno educativo che la riforma prova ad affrontare. Senza una norma che stanzi 267 milioni l'anno nel bilancio ordinario dello Stato, tutor e orientatori rischiano di restare la prima pietra di una rivoluzione che si ferma al cantiere.

Domande frequenti

Qual è il costo totale della riforma tutor e quali sono le fonti di finanziamento?

Il costo totale della riforma tutor e orientatori nelle scuole superiori è di circa 684 milioni di euro in tre anni, di cui solo il 31% coperto da fondi nazionali strutturali (84 milioni l'anno) e il restante 69% da programmi europei temporanei.

Come vengono retribuiti i docenti tutor e gli orientatori?

I docenti tutor ricevono una retribuzione base annua tra 1.589 e 2.725 euro lordi, con una quota aggiuntiva legata alle ore effettivamente svolte nei moduli finanziati da fondi europei, mentre gli orientatori ricevono 1.500 euro lordi annui non elevabili.

Cosa succederà alla riforma dopo il 2026, quando scadranno i fondi europei?

Dopo il 2026, senza nuovi stanziamenti permanenti nel bilancio statale, la riforma rischia di essere insostenibile perché i fondi europei che coprono la maggior parte dei costi termineranno e non sono previsti meccanismi di sostituzione.

Quanti docenti tutor e orientatori sono stati coinvolti e quali sono le loro mansioni?

Sono stati coinvolti circa 40.000 docenti tutor e 2.600 orientatori, con mansioni di accompagnamento agli studenti, compilazione della piattaforma Unica, interfaccia con famiglie e consigli di classe, oltre all'orario di servizio regolare.

Quali sono le principali criticità emerse riguardo la sostenibilità della riforma?

Le principali criticità riguardano la dipendenza dai fondi europei a scadenza, la riduzione dei finanziamenti nazionali, il rischio di dispersione delle competenze formate e il carico di lavoro crescente per i docenti senza una stabilità di risorse e ruoli.

Pubblicato il: 6 maggio 2026 alle ore 13:52

Redazione EduNews24

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