Quasi 359mila alunni con disabilita' nelle scuole italiane nell'anno scolastico 2023-24, il 4,5% degli iscritti, 75mila in piu' rispetto a cinque anni fa. Il Terzo Piano di Azione per la promozione dei diritti e l'inclusione delle persone con disabilita', adottato con DPR 12 marzo 2026 in Gazzetta Ufficiale n. 116, introduce per le scuole misure operative concrete: questionari di gradimento per famiglie e studenti, Piano per l'Inclusione triennale e conciliazione obbligatoria prima di qualsiasi ricorso.
Le misure del Piano per le scuole
La quarta area di intervento del Piano riguarda istruzione, universita' e formazione. Le prime due linee di azione stabiliscono tre strumenti per le scuole di ogni ordine e grado.
I questionari di gradimento saranno somministrati a famiglie e studenti, dai servizi per la prima infanzia (0-3 anni) fino alla formazione permanente. Le risposte saranno trasmesse alla dirigenza scolastica e al MIM, e condivise tra MIM, INVALSI e ISTAT tramite banche dati integrate. Su questo fronte, il dibattito sul ruolo dell'INVALSI nella valutazione scolastica mostra quanto sia centrale il tema della misurazione della qualita' dell'istruzione.
Il Piano per l'Inclusione (ex art. 8, D.Lgs 66/2017) diventera' triennale, allineandosi alla programmazione del PTOF: definira' i livelli di servizio attesi e segnalera' i disservizi prima che si trasformino in conflitti. Per questi ultimi, il Piano introduce il tentativo di conciliazione obbligatorio: una fase preliminare al ricorso legale, gestita da un apposito collegio, che copre l'assegnazione delle ore di sostegno, la composizione delle classi, gli assistenti per l'autonomia e il trasporto gratuito. Durante la procedura i termini per presentare ricorso sono sospesi. La conciliazione risponde a un dato preciso: circa il 6% dei casi legati alla disabilita' scolastica sfocia attualmente in contenziosi legali.
57% degli alunni senza continuita': i dati ISTAT che il Piano dovra' misurare
I dati ISTAT sull'inclusione scolastica 2023-24 mostrano tre criticita' strutturali che i nuovi strumenti dovranno affrontare.
- Continuita' del sostegno: il 57% degli alunni con disabilita' ha cambiato insegnante di sostegno da un anno scolastico all'altro; l'8,4% ne ha cambiato uno nel corso dello stesso anno.
- Specializzazione dei docenti: il 27% degli insegnanti di sostegno non ha una formazione specifica. Al Nord la quota sale al 38%.
- Ritardi nell'assegnazione: l'11% degli insegnanti di sostegno viene assegnato in ritardo rispetto all'inizio delle lezioni.
Questi numeri mettono in prospettiva il tentativo di conciliazione: il 6% dei casi che arriva in tribunale e' la punta visibile di un problema piu' profondo. La continuita' didattica - negata al 57% degli alunni con disabilita' - e' la variabile che i questionari di gradimento dovranno misurare per prima. Se un bambino con disabilita' cambia insegnante di sostegno ogni anno, la qualita' dell'inclusione ne risente prima ancora che emergano i presupposti per un ricorso.
Cosa cambia in pratica per famiglie e scuole
Per le famiglie, il tentativo di conciliazione introduce un percorso alternativo ai ricorsi al TAR: piu' rapido, meno costoso e con la garanzia che i termini legali siano sospesi durante la procedura. Se la conciliazione fallisce, la famiglia conserva intatto il diritto di ricorrere.
Per le scuole e i dirigenti, il Piano per l'Inclusione triennale cambia la logica di programmazione: i livelli di servizio attesi vengono definiti nel documento e monitorati nel tempo, con l'obbligo di segnalare i disservizi prima che diventino contenziosi. Questo modifica anche il modo in cui gli istituti rendiconteranno l'inclusione nel RAV.
La formazione degli insegnanti di sostegno rimane il nodo centrale. Il 27% non specializzato (38% al Nord) richiede un intervento strutturale che il Piano cita tra le azioni prioritarie, senza ancora indicatori vincolanti. I concorsi per docenti di infanzia e primaria avviati con il PNRR 2 ampliano la platea di aspiranti docenti di sostegno, ma il percorso di specializzazione specifica resta separato e ancora in larga parte facoltativo.
Il Terzo Piano di Azione porta strumenti utili e una visione chiara: passare dalla logica assistenziale a quella dei diritti. La misura reale del Piano verra' dai questionari di gradimento compilati nei prossimi anni: se il 57% degli alunni con disabilita' continuera' a cambiare insegnante di sostegno ogni settembre, quei dati parleranno da soli.
Domande frequenti
Cosa prevede il Terzo Piano di Azione per l'inclusione scolastica?
Il Piano introduce misure operative come i questionari di gradimento per famiglie e studenti, un Piano per l'Inclusione triennale e la conciliazione obbligatoria prima di ogni ricorso legale. Mira a migliorare la qualità dell'inclusione e a prevenire i contenziosi.
Come funzionano i questionari di gradimento e che ruolo hanno?
I questionari saranno somministrati a famiglie e studenti di tutte le età e i risultati verranno inviati alla dirigenza scolastica e al Ministero. Serviranno a misurare la qualità dell'inclusione, con particolare attenzione alla continuità del sostegno.
Cos'è la conciliazione obbligatoria e quali vantaggi offre alle famiglie?
La conciliazione obbligatoria è una fase preliminare gestita da un collegio che tenta di risolvere i conflitti prima del ricorso legale. Offre un percorso più rapido e meno costoso, sospendendo i termini legali fino alla conclusione della procedura.
Quali sono le principali criticità rilevate dai dati ISTAT sull'inclusione scolastica?
Le criticità principali sono la mancata continuità del sostegno (il 57% degli alunni cambia insegnante ogni anno), la carenza di docenti specializzati (27% senza formazione specifica, 38% al Nord) e i ritardi nell'assegnazione degli insegnanti (11%).
Quali cambiamenti comporta il nuovo Piano per le scuole e i dirigenti scolastici?
Il Piano triennale dell'Inclusione obbliga le scuole a definire e monitorare i livelli di servizio attesi, segnalando i disservizi prima che diventino contenziosi. Cambia anche la rendicontazione dell'inclusione nel Rapporto di Autovalutazione (RAV).
La formazione degli insegnanti di sostegno è obbligatoria secondo il nuovo Piano?
Il Piano riconosce la formazione come una priorità, ma attualmente la specializzazione specifica per il sostegno resta in gran parte facoltativa. I nuovi concorsi ampliati dal PNRR non vincolano ancora tutti i docenti a percorsi obbligatori di specializzazione.