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Geografia ridotta a un'ora nei nuovi tecnici: l'Aiig parla di catastrofe. Ma nel primo ciclo è materia potenziata
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Geografia ridotta a un'ora nei nuovi tecnici: l'Aiig parla di catastrofe. Ma nel primo ciclo è materia potenziata

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Il decreto ministeriale sul nuovo quadro orario degli istituti tecnici taglia drasticamente lo spazio per la disciplina geografica. Scompare la geografia turistica nel triennio, mentre la geografia economica si riduce a tre ore nel biennio. I docenti denunciano un paradosso: al primo ciclo la materia viene rafforzata, alle superiori quasi cancellata.

Il nuovo quadro orario e il taglio alla geografia

C'è una disciplina che in Italia ha sempre occupato una posizione scomoda nelle gerarchie scolastiche. Ora rischia di diventare quasi invisibile. Stando a quanto emerge dal nuovo decreto ministeriale sugli istituti tecnici, pubblicato dal Ministero dell'Istruzione e del Merito, la geografia viene relegata a una sola ora settimanale in alcuni corsi del nuovo ordinamento. Un taglio netto, che arriva in un momento in cui le competenze di orientamento spaziale, lettura dei fenomeni geopolitici e comprensione delle dinamiche economiche globali dovrebbero semmai essere rafforzate.

Il provvedimento, che ridisegna il quadro orario degli istituti tecnici nell'ambito della riforma attesa per il 2026, ha scatenato reazioni durissime da parte dell'associazione di riferimento dei geografi italiani e di buona parte del corpo docente.

Un'ora a settimana: cosa significa in concreto

Un'ora a settimana. Sessanta minuti scarsi — nella pratica spesso meno, tra appelli e gestione della classe — per affrontare una disciplina che dovrebbe fornire agli studenti strumenti di lettura del mondo contemporaneo. La geografia economica, in particolare, subisce una compressione drastica: appena tre ore complessive nel primo biennio. Un monte ore che rende quasi impossibile sviluppare un programma degno di questo nome, figurarsi costruire competenze solide.

Per capire la portata del ridimensionamento basta confrontare questi numeri con quelli degli ordinamenti precedenti, dove la materia godeva di uno spazio — già ritenuto insufficiente da molti addetti ai lavori — significativamente più ampio. Il nuovo assetto trasforma la geografia da disciplina formativa a presenza residuale, quasi simbolica.

La denuncia dell'Aiig: demansionamento professionale

L'Aiig — Associazione Italiana Insegnanti di Geografia — non ha usato mezzi termini. La parola scelta è stata "catastrofe". Non solo per il danno culturale e formativo inflitto agli studenti, ma anche per le ricadute professionali sui docenti della disciplina.

L'associazione denuncia un vero e proprio demansionamento professionale: con una sola ora settimanale, gli insegnanti di geografia si ritroverebbero a gestire un numero elevatissimo di classi per raggiungere le ore di cattedra previste dal contratto. Una frammentazione che rende impossibile qualsiasi rapporto educativo significativo con gli studenti e che, nei fatti, svilisce la professionalità di chi ha dedicato anni alla propria formazione accademica in ambito geografico.

Non è solo una questione sindacale. È una questione di dignità disciplinare. In un'epoca segnata da crisi climatiche, migrazioni, trasformazioni delle catene produttive globali e tensioni geopolitiche, ridurre la geografia a un'appendice marginale del curricolo scolastico appare quantomeno controintuitivo.

Geografia turistica: la grande assente nel triennio

Il dato forse più sorprendente riguarda l'indirizzo turismo degli istituti tecnici. Proprio lì dove la geografia dovrebbe rappresentare un pilastro fondante della formazione, il nuovo quadro orario fa scomparire la geografia turistica dal triennio. Una scelta che lascia perplessi, per usare un eufemismo.

L'Italia è la quinta destinazione turistica al mondo per arrivi internazionali, con un settore che vale oltre il 13% del PIL nazionale. Formare tecnici del turismo senza geografia turistica è un po' come formare ragionieri senza contabilità. I futuri operatori del settore si troveranno a gestire flussi turistici, a progettare itinerari, a valorizzare territori senza aver mai studiato in modo strutturato la disciplina che quei territori li analizza e li racconta.

Il paradosso del primo ciclo

E qui si apre il capitolo più singolare dell'intera vicenda. Mentre negli istituti tecnici la geografia viene sistematicamente ridimensionata, nel primo ciclo di istruzione — scuola primaria e secondaria di primo grado — la stessa materia risulta potenziata. Un paradosso difficile da spiegare con una logica curricolare coerente.

Da un lato si investe sulla formazione geografica dei più piccoli, dall'altro si nega a quegli stessi studenti, una volta cresciuti, la possibilità di approfondire e consolidare quelle competenze nel segmento dell'istruzione superiore. Il risultato è una discontinuità formativa che vanifica almeno in parte gli sforzi compiuti nei gradi inferiori.

La scelta appare ancora più contraddittoria se si considera che gli istituti tecnici dovrebbero preparare professionisti chiamati ad operare in contesti sempre più globali e interconnessi. In un sistema scolastico che ambisce a modernizzarsi — come dimostrano anche i recenti interventi su altri fronti, dal Ritorno alla valutazione per i dirigenti scolastici: il nuovo decreto del ministro Valditara all'Avvio corsi di specializzazione per il sostegno: il Ministero incontra i sindacati — il trattamento riservato alla geografia stride con qualsiasi retorica sull'innovazione didattica.

Un decreto che ignora le richieste dei docenti

Le organizzazioni professionali e i docenti della disciplina avevano avanzato proposte precise durante la fase di elaborazione del nuovo ordinamento. Richieste di mantenimento delle ore, ipotesi di riqualificazione della materia in chiave interdisciplinare, suggerimenti per integrare la geografia con l'educazione civica e le competenze digitali. Il decreto ministeriale, stando alle prime analisi, ha sostanzialmente ignorato queste istanze.

Non è la prima volta che la geografia subisce tagli nell'ordinamento italiano. Già la riforma Gelmini del 2010 aveva ridotto significativamente il peso della disciplina, e da allora ogni tentativo di inversione di rotta è stato respinto. Ma il nuovo provvedimento segna un ulteriore passo verso la marginalizzazione.

La questione, va detto, non riguarda soltanto i geografi. Riguarda il tipo di formazione che il Paese intende offrire alle nuove generazioni di tecnici. In un mondo dove saper leggere una carta tematica, interpretare flussi commerciali, comprendere le dinamiche territoriali dello sviluppo non è un lusso ma una necessità, ridurre tutto a un'ora settimanale è una scelta che meriterebbe, quantomeno, un dibattito pubblico più ampio. Che al momento, purtroppo, non sembra all'ordine del giorno.

Pubblicato il: 11 marzo 2026 alle ore 09:49

Domande frequenti

Cosa prevede il nuovo decreto ministeriale sulla geografia negli istituti tecnici?

Il nuovo decreto riduce la geografia a una sola ora settimanale in alcuni corsi degli istituti tecnici, limitando notevolmente lo spazio dedicato alla disciplina rispetto agli ordinamenti precedenti.

Quali sono le principali criticità evidenziate dall'Aiig riguardo al taglio della geografia?

L'Aiig denuncia un danno culturale e formativo per gli studenti e un demansionamento professionale per i docenti, che saranno costretti a seguire molte classi senza poter instaurare rapporti educativi significativi.

Perché la scomparsa della geografia turistica nel triennio degli istituti tecnici turistici è considerata problematica?

La geografia turistica è fondamentale per formare operatori in un settore che rappresenta oltre il 13% del PIL italiano, e la sua assenza priva gli studenti delle competenze necessarie per gestire e valorizzare i territori.

Come si spiega il paradosso del potenziamento della geografia nel primo ciclo e il suo ridimensionamento nel secondo?

Nel primo ciclo la geografia è potenziata, mentre negli istituti tecnici viene ridotta, creando una discontinuità formativa che impedisce agli studenti di consolidare e approfondire le competenze acquisite nei gradi inferiori.

Le richieste dei docenti e delle associazioni professionali sono state considerate nel nuovo ordinamento?

No, il decreto ha sostanzialmente ignorato le proposte avanzate, tra cui il mantenimento delle ore e l'integrazione interdisciplinare della geografia, segnando un ulteriore passo verso la marginalizzazione della materia.

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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