- Un mosaico nell'ombra
- Giuseppe Zigaina e la legge del 2 per cento
- Cosa racconta l'opera
- La richiesta degli studenti
- Arte dimenticata nelle scuole italiane
- Domande frequenti
Un mosaico nell'ombra
C'è voluto lo sguardo di un gruppo di ragazzi per ridare luce a un'opera che, per decenni, è rimasta pressoché invisibile. Alla scuola secondaria di primo grado "Pasquale Paoli" di Modena, gli studenti hanno individuato e identificato un grande mosaico in tessere ceramiche firmato da Giuseppe Zigaina, uno dei nomi più significativi dell'arte figurativa italiana del Novecento. L'opera si intitola La realtà e i sogni e risale al 1960.
Nessuna targa esplicativa, nessuna illuminazione dedicata. Il mosaico era lì, sotto gli occhi di generazioni di alunni e insegnanti, eppure sostanzialmente ignorato — o quantomeno non riconosciuto per quello che è: un lavoro di rilevanza nazionale, legato a una stagione irripetibile del rapporto tra arte e spazio pubblico in Italia.
Giuseppe Zigaina e la legge del 2 per cento
La presenza del mosaico tra le pareti di un edificio scolastico non è casuale. Si deve alla cosiddetta legge del 2 per cento (legge n. 717 del 1949, successivamente modificata), che imponeva di destinare una quota non inferiore al 2% della spesa di costruzione degli edifici pubblici all'inserimento di opere d'arte. Una norma che, negli anni del dopoguerra e del boom economico, portò artisti di primo piano a confrontarsi con scuole, ospedali, uffici postali, tribunali.
Giuseppe Zigaina — pittore, incisore e intellettuale friulano, amico fraterno di Pier Paolo Pasolini — fu tra gli autori coinvolti in questo programma. Il suo mosaico modenese, realizzato con tessere ceramiche policrome, rappresenta un esempio eloquente di come l'arte potesse entrare nella quotidianità dei cittadini, a partire dai più giovani.
Eppure la memoria di queste commissioni si è spesso perduta. Molte opere realizzate grazie alla legge del 2 per cento per l'arte negli edifici pubblici giacciono oggi in condizioni di abbandono o semi-anonimato, prive di manutenzione e di qualsiasi forma di valorizzazione.
Cosa racconta l'opera
La realtà e i sogni è, già nel titolo, un manifesto poetico. Il mosaico rappresenta scene di vita quotidiana e di sofferenza, in quella tensione tra cronaca e visione che ha sempre caratterizzato il linguaggio di Zigaina. Figure di lavoratori, gesti ordinari, volti segnati dalla fatica si intrecciano a elementi onirici, in un racconto visivo che parla di condizione umana senza retorica.
Un'opera che dialoga, per certi versi, con quella ricerca di connessione tra arte, realtà e dimensione interiore che attraversa esperienze diverse — come quella proposta dalla recente Esposizione 'Soglie' di Roberto Floreani: Arte e Spiritualità in Dialogo, dove il tema del confine tra visibile e invisibile torna a interrogare lo spettatore.
Gli studenti della Paoli, stando a quanto emerge dal loro racconto, sono rimasti colpiti proprio da questo: "Parla anche di noi", hanno detto. Un'affermazione semplice e potente, che restituisce al mosaico la sua funzione originaria — essere presente nella vita di chi abita quegli spazi, non semplice decorazione di sfondo.
La richiesta degli studenti
Dopo aver identificato l'opera e averne ricostruito la storia, i ragazzi non si sono fermati. Hanno formulato una richiesta precisa alle istituzioni scolastiche e alle autorità competenti:
- Un restauro conservativo del mosaico, che presenta segni di deterioramento dopo oltre sessant'anni
- Un'illuminazione adeguata che ne consenta la corretta fruizione
- L'apposizione di una targa informativa con la storia dell'opera e del suo autore
È una lezione di cittadinanza attiva che vale più di molte ore di educazione civica. Questi studenti hanno fatto ciò che generazioni di adulti non hanno fatto: guardare davvero ciò che avevano davanti, porsi delle domande, agire.
La vicenda ricorda, con le debite proporzioni, il coraggio di chi si batte per preservare l'espressione artistica anche in contesti difficilissimi, come raccontato nel caso de La Resilienza delle Artiste Afghane: La Passione per l'Arte Contro l'Oppressione Talebana. L'arte, quando qualcuno decide di prendersene cura, resiste.
Arte dimenticata nelle scuole italiane
Il caso di Modena non è isolato. In tutta Italia, centinaia di opere commissionate tra gli anni Cinquanta e Settanta grazie alla legge del 2 per cento si trovano in condizioni analoghe: non catalogate, non illuminate, spesso danneggiate. Un patrimonio diffuso e sommerso che riguarda firme importanti — da Guttuso a Vedova, da Afro a Capogrossi — e che il Ministero della Cultura ha tentato più volte di censire senza mai completare un quadro esaustivo.
La valorizzazione dell'arte nelle scuole non è solo una questione estetica o conservativa. È un tema educativo. Crescere accanto a un'opera d'arte autentica — non una riproduzione, non un poster — significa sviluppare una familiarità con il linguaggio visivo che nessun manuale può sostituire. Ma perché questo accada, l'opera deve essere visibile, curata, raccontata.
I ragazzi della scuola Pasquale Paoli hanno dimostrato che basta uno sguardo attento per ribaltare anni di disattenzione. Ora la palla passa a chi ha la responsabilità — e le risorse — per trasformare quella scoperta in un intervento concreto. Modena ha un piccolo tesoro da restituire alla comunità. Sarebbe un peccato imperdonabile, dopo che sono stati proprio degli studenti a indicarlo, continuare a far finta di niente.