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Voyager 1 spegne un altro strumento scientifico: la corsa contro il tempo per salvare la sonda
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Voyager 1 spegne un altro strumento scientifico: la corsa contro il tempo per salvare la sonda

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Salgono a otto gli strumenti disattivati. Il Jet Propulsion Laboratory punta sull'operazione 'Big Bang' dell'estate 2026 per prolungare la missione interstellare della NASA

La decisione di spegnere il Lecp

Un altro pezzo della storia dell'esplorazione spaziale si è ammutolito. La sonda Voyager 1, l'oggetto costruito dall'uomo più distante dalla Terra, ha spento il suo Lecp (Low Energy Charged Particle instrument), uno degli strumenti scientifici che per decenni hanno raccolto dati sulle particelle cariche a bassa energia nello spazio interstellare. Il comando è partito dal Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA, e non è stato indolore: si tratta dell'ottavo strumento disattivato dall'inizio della missione.

La ragione è semplice e brutale. Voyager 1 sta esaurendo l'energia. Ogni watt risparmiato è un giorno in più di sopravvivenza, un'altra manciata di dati trasmessi da oltre 24 miliardi di chilometri di distanza. Spegnere il Lecp, stando a quanto emerge dalle comunicazioni del JPL, è stata una scelta ponderata: meglio sacrificare uno strumento che perdere l'intera sonda.

Chi ha seguito le vicende recenti della missione ricorderà che già nei mesi scorsi il team di ingegneri aveva affrontato sfide tecniche non banali. Come raccontato nell'episodio del ripristino dei propulsori dopo 21 anni di inattività, la capacità di intervento su un veicolo spaziale così lontano continua a stupire.

Una questione di watt: l'energia che si esaurisce

I numeri raccontano la situazione meglio di qualsiasi metafora. Voyager 1 e Voyager 2 perdono circa 4 watt di potenza ogni anno. È un declino lento, inesorabile, scritto nella fisica stessa dei loro generatori. Quando la sonda fu lanciata nel 1977, disponeva di circa 470 watt. Oggi ne restano poco più di 200, una quantità appena sufficiente a tenere in vita i sistemi essenziali e a trasmettere dati verso casa.

Ogni strumento scientifico ancora attivo consuma energia preziosa. Il calcolo dei tecnici del JPL è diventato un esercizio di chirurgica precisione: quali strumenti tenere accesi, quali sacrificare, in quale ordine. Lo spegnimento del Lecp, secondo le stime, dovrebbe garantire alla sonda circa un anno di vita aggiuntivo. Un anno che, per una missione nata quasi cinquant'anni fa, vale oro.

I generatori termoelettrici a radioisotopi

A differenza dei satelliti che orbitano attorno alla Terra o delle sonde che operano nel sistema solare interno, Voyager 1 non può contare sull'energia solare. A quella distanza, il Sole è poco più di una stella brillante. La missione si alimenta grazie ai generatori termoelettrici a radioisotopi (RTG), dispositivi che convertono il calore prodotto dal decadimento naturale del plutonio-238 in elettricità.

È una tecnologia affidabile, collaudata in decine di missioni spaziali, ma ha un limite intrinseco: il plutonio-238 decade, e con esso la potenza disponibile. Non c'è modo di ricaricare le batterie, non c'è possibilità di sostituire il combustibile. Si può solo gestire il declino. Ed è esattamente quello che sta facendo il team della NASA, con una competenza che meriterebbe più attenzione di quanta ne riceva.

Vale la pena notare come la ricerca sull'energia, anche sulla Terra, continui a cercare soluzioni innovative per le sfide del futuro, come dimostrano i progressi nel campo della fusione nucleare con l'inaugurazione del supercomputer Cresco8 in Italia.

Operazione Big Bang: la scommessa dell'estate 2026

C'è però un motivo per non cedere al pessimismo. Il JPL sta lavorando a quella che internamente è stata battezzata operazione "Big Bang", un intervento ambizioso di risparmio energetico previsto per l'estate 2026. I dettagli tecnici non sono stati resi pubblici nella loro interezza, ma l'obiettivo è chiaro: ottimizzare radicalmente il consumo di energia della sonda, liberando watt sufficienti a riaccendere alcuni degli strumenti scientifici spenti.

Se l'operazione dovesse riuscire, rappresenterebbe un risultato straordinario. Significherebbe restituire occhi e orecchie a una sonda che sta attraversando lo spazio interstellare, una regione dell'universo di cui sappiamo ancora pochissimo. I dati raccolti da Voyager 1 in questa fase della missione non hanno equivalenti: nessun altro strumento umano si trova in quella posizione, e nessuno lo sarà per molto tempo.

Ma il condizionale è d'obbligo. Intervenire su un computer di bordo progettato negli anni Settanta, che opera a temperature estreme e a una distanza tale che ogni segnale impiega più di 22 ore per raggiungere la Terra, non è esattamente un'operazione di routine. Il margine di errore è ridottissimo.

Quasi mezzo secolo nello spazio

Lanciata il 5 settembre 1977, Voyager 1 ha superato ogni aspettativa. La missione originale prevedeva il sorvolo di Giove e Saturno, un compito che fu completato con successo nei primi anni Ottanta. Tutto ciò che è venuto dopo, compreso l'ingresso nello spazio interstellare nel 2012, è stato un bonus monumentale.

Oggi, con otto strumenti su undici originali ormai spenti, la sonda è ridotta all'essenziale. Ma continua a trasmettere. Continua a inviare dati sul plasma, sui campi magnetici e sulle particelle cosmiche che permeano lo spazio tra le stelle. Sono informazioni che nessun modello teorico può sostituire.

La vicenda di Voyager 1 racconta qualcosa che va oltre la scienza e la tecnologia. Racconta di una missione che si rifiuta di morire, di un gruppo di ingegneri che, con risorse sempre più esigue, trova soluzioni a problemi che nessuno aveva previsto. E racconta, forse, di quanto sia difficile lasciar andare ciò che ci ha portato più lontano di qualsiasi altra cosa.

Pubblicato il: 21 aprile 2026 alle ore 10:02

Domande frequenti

Perché è stato spento lo strumento Lecp su Voyager 1?

Il Lecp è stato spento per risparmiare energia, dato che la sonda sta esaurendo la potenza disponibile. Questa scelta permetterà di prolungare la vita operativa della sonda di circa un anno.

Come viene alimentata la sonda Voyager 1 e perché l’energia si sta esaurendo?

Voyager 1 è alimentata da generatori termoelettrici a radioisotopi che trasformano il calore del decadimento del plutonio-238 in elettricità. Con il tempo, il plutonio decade e la potenza fornita diminuisce in modo costante e irreversibile.

Che cos’è l’operazione ‘Big Bang’ prevista per il 2026?

L’operazione 'Big Bang' è un piano del JPL per ottimizzare i consumi energetici della sonda nell’estate 2026. L’obiettivo è liberare watt sufficienti per riaccendere alcuni strumenti scientifici spenti, prolungando ulteriormente la raccolta dati.

Quanti strumenti scientifici di Voyager 1 sono ancora attivi?

Attualmente, sono rimasti attivi solo tre strumenti scientifici sui undici originari di Voyager 1. La maggior parte è stata spenta per risparmiare energia e garantire il funzionamento dei sistemi essenziali.

Perché i dati inviati da Voyager 1 sono ancora così importanti?

Voyager 1 si trova nello spazio interstellare, una regione ancora poco conosciuta. I dati che trasmette su plasma, campi magnetici e particelle cosmiche sono unici e non possono essere raccolti da nessun altro strumento attualmente operativo.

Cosa rende la missione Voyager 1 così straordinaria?

Voyager 1 ha superato di gran lunga la durata e gli obiettivi previsti dalla missione originale, continuando a trasmettere dati utili dopo quasi 50 anni nello spazio. La resilienza della sonda e la capacità del team di gestire sfide tecniche inedite sono considerate un esempio eccezionale di ingegneria spaziale.

Redazione EduNews24

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