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Referendum giustizia 2026, Santalucia contro il sorteggio al CSM: «Una mortificazione del corpo elettorale»
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Referendum giustizia 2026, Santalucia contro il sorteggio al CSM: «Una mortificazione del corpo elettorale»

Il presidente dell'ANM attacca i pilastri della riforma: dalla separazione delle carriere all'Alta Corte disciplinare, il confronto sulla magistratura si fa incandescente

Il referendum che spacca il mondo della giustizia

Il referendum sulla giustizia del 2026 è destinato a segnare uno spartiacque nel rapporto tra politica e magistratura in Italia. Non si tratta di un aggiustamento tecnico, di una limatura ai margini dell'ordinamento giudiziario. Quello che si profila è un ripensamento radicale dell'architettura della magistratura italiana, e le voci critiche non tardano a farsi sentire.

Tra queste, una delle più nette è quella di Giuseppe Santalucia, che ha preso posizione con parole dure e argomentate contro i cardini della riforma sottoposta al voto popolare. La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, il meccanismo del sorteggio per la composizione del CSM, la creazione di un'Alta Corte disciplinare: ciascuno di questi punti, stando a quanto emerge dalle dichiarazioni del magistrato, rappresenterebbe non un progresso ma un arretramento dell'assetto democratico della giustizia.

Il dibattito è aperto. E si preannuncia rovente.

Santalucia e la difesa del CSM come argine politico

Al centro della riflessione di Santalucia c'è il ruolo del Consiglio Superiore della Magistratura. Un organo che la Costituzione ha voluto come garanzia di autonomia e indipendenza del potere giudiziario, e che — nelle parole del magistrato — funziona come un vero e proprio argine contro le interferenze politiche.

Non è un tema nuovo, evidentemente. Da decenni la tensione tra politica e magistratura attraversa la vita pubblica italiana, con fasi di scontro aperto e momenti di apparente tregua. Ma la posta in gioco, stavolta, è più alta. Riformare il CSM nel modo previsto dal quesito referendario significherebbe, secondo Santalucia, indebolire proprio quel presidio che impedisce alla politica di mettere le mani sull'ordine giudiziario.

Una preoccupazione che non nasce nel vuoto. L'esperienza di altri Paesi europei — dalla Polonia all'Ungheria — ha mostrato quanto fragile possa essere l'indipendenza della magistratura quando il potere esecutivo decide di forzare gli equilibri istituzionali. L'Italia, con il suo CSM eletto dalla magistratura stessa, ha finora rappresentato un modello diverso. La domanda è se quel modello debba essere superato o, al contrario, rafforzato.

Il nodo del sorteggio: democrazia o lotteria?

È sul meccanismo del sorteggio dei membri del CSM che Santalucia ha usato le espressioni più taglienti. Il sorteggio, ha dichiarato senza mezzi termini, rappresenta «una mortificazione del corpo elettorale».

L'affermazione merita di essere analizzata. Attualmente i componenti togati del CSM vengono eletti dai magistrati stessi, secondo un principio di rappresentanza che ricalca la logica democratica. Sostituire l'elezione con il sorteggio — come prevede la riforma — significherebbe eliminare alla radice ogni possibilità di scelta. Non più un voto ponderato, non più una selezione basata su competenze, programmi, visioni dell'ordinamento. Solo il caso.

I sostenitori del sorteggio argomentano che questo meccanismo servirebbe a spezzare il potere delle correnti interne alla magistratura, quei gruppi organizzati che da anni condizionano le nomine e le carriere. Un problema reale, come lo scandalo Palamara ha drammaticamente dimostrato.

Ma la cura, obietta Santalucia, è peggiore della malattia. Rinunciare al principio elettivo per combattere il correntismo equivale a gettare il bambino con l'acqua sporca. Il corpo elettorale della magistratura ha diritto di scegliere i propri rappresentanti, esattamente come i cittadini scelgono i parlamentari. Nessuno proporrebbe il sorteggio per il Parlamento per risolvere il problema dei partiti. Perché dovrebbe valere una logica diversa per i magistrati?

La questione, peraltro, si inserisce in un dibattito più ampio sulla qualità della partecipazione democratica nelle istituzioni italiane. Come sottolineato in un recente approfondimento su come Insegnare Speranza e Partecipazione Civica in Tempi di Crisi Democratica, il senso stesso dell'esercizio del voto — a qualunque livello — non può essere dato per scontato in una fase storica segnata dalla disaffezione e dal disimpegno.

Separazione delle carriere e Alta Corte: le contraddizioni secondo l'ANM

L'altro pilastro della riforma è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Un principio che i fautori della riforma presentano come garanzia di imparzialità: il giudice che decide deve essere strutturalmente separato dal pubblico ministero che accusa. Due corpi distinti, due percorsi professionali diversi, due Consigli Superiori.

Santalucia non contesta tanto l'idea astratta quanto le sue implicazioni concrete e, soprattutto, le sue contraddizioni interne. A partire dall'Alta Corte disciplinare, il nuovo organo previsto dalla riforma che dovrebbe giudicare le condotte dei magistrati.

Ecco il paradosso evidenziato dal magistrato: se il principio fondante della riforma è la separazione netta tra chi giudica e chi è giudicato, tra chi accusa e chi decide, perché creare un organismo unico che esercita la giurisdizione disciplinare su entrambe le categorie? L'Alta Corte, nella lettura di Santalucia, rappresenta una contraddizione in termini rispetto alla filosofia stessa della separazione delle carriere. Si separa tutto, tranne il momento in cui si deve decidere delle responsabilità professionali dei magistrati.

Non è un dettaglio da giuristi. È il cuore del problema. Se la separazione è un valore, deve essere coerente. Se non lo è — se ammette eccezioni proprio nel punto più delicato, quello disciplinare — allora forse il vero obiettivo della riforma non è la separazione, ma qualcos'altro.

Il rischio di un controllo esterno sulla magistratura

Quello che Santalucia lascia intendere, senza dirlo esplicitamente, è che la combinazione di sorteggio, separazione e Alta Corte potrebbe produrre un risultato ben preciso: una magistratura più debole, più frammentata, più esposta alle pressioni del potere politico. Un CSM formato a caso, privo di legittimazione elettorale. Due corpi separati che non comunicano. E un organo disciplinare che potrebbe diventare strumento di condizionamento.

Si tratta di un'interpretazione, naturalmente. Ma è un'interpretazione che ha dalla sua la storia dei rapporti tra politica e giustizia in Italia, una storia fatta di tentativi ricorrenti di ridimensionare l'autonomia della magistratura.

Una questione che riguarda tutti, non solo i magistrati

Sarebbe un errore ridurre questo dibattito a una contesa corporativa. La riforma della giustizia — e il referendum che la accompagna — riguarda ogni cittadino. Riguarda il diritto a un processo equo, l'indipendenza di chi giudica, la possibilità che le indagini vengano condotte senza condizionamenti.

Santalucia lo sa, e per questo il suo intervento non si limita alla difesa di un assetto organizzativo. È una difesa del modello costituzionale italiano, di quell'equilibrio tra poteri che i Costituenti vollero come antidoto ai rischi dell'autoritarismo.

Il referendum sulla giustizia del 2026 chiederà ai cittadini di pronunciarsi su questioni tecnicamente complesse ma politicamente decisive. La sfida, per chi andrà a votare, sarà quella di orientarsi in un dibattito spesso polarizzato, dove le ragioni dell'una e dell'altra parte tendono a semplificarsi in slogan. Le parole di Santalucia, d'accordo o meno che si sia con la sua posizione, hanno almeno il merito di porre domande precise. A quelle domande — sul sorteggio, sulla coerenza della separazione, sul ruolo dell'Alta Corte — la politica dovrà fornire risposte altrettanto precise.

La partita, del resto, è appena cominciata.

Pubblicato il: 10 marzo 2026 alle ore 08:27

Domande frequenti

Quali sono i principali punti della riforma della giustizia oggetto del referendum 2026?

I punti principali sono il sorteggio per la composizione del CSM, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e l'istituzione di un'Alta Corte disciplinare per i magistrati.

Perché Santalucia si oppone al sorteggio dei membri del CSM?

Santalucia ritiene che il sorteggio mortifichi il corpo elettorale della magistratura, privando i magistrati della possibilità di scegliere i propri rappresentanti e indebolendo così la legittimazione democratica del CSM.

Quali sono le contraddizioni evidenziate da Santalucia e dall'ANM riguardo la separazione delle carriere e l'Alta Corte disciplinare?

Secondo Santalucia, la riforma predica una netta separazione tra giudici e pubblici ministeri ma poi prevede un unico organismo disciplinare, l'Alta Corte, che giudica entrambe le categorie, contraddicendo il principio stesso della riforma.

In che modo la riforma del CSM potrebbe influire sull'indipendenza della magistratura?

Santalucia sostiene che modificare il sistema di elezione del CSM e introdurre il sorteggio renderebbe la magistratura più debole e più esposta alle pressioni del potere politico, compromettendo l'autonomia garantita dal modello costituzionale attuale.

Perché il dibattito sulla riforma della giustizia riguarda tutti i cittadini e non solo i magistrati?

La riforma tocca il diritto a un processo equo, l'indipendenza dei giudici e la protezione da condizionamenti esterni nelle indagini, questioni fondamentali per la democrazia e i diritti di tutti i cittadini.

Redazione EduNews24

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