Fine dell’esenzione per i pacchi sotto i 150 euro: nuove regole UE per dazi e-commerce dal 2026
Indice
- Introduzione
- Il contesto normativo europeo
- L’approvazione del Consiglio UE
- I dettagli del nuovo dazio forfettario
- Franchigia doganale: cosa cambia rispetto al passato
- L’impatto sulle spedizioni internazionali e sulle regole doganali
- Conseguenze per consumatori e operatori e-commerce
- Parere delle imprese europee e motivazioni della riforma
- Prassi commerciali scorrette e tutela della concorrenza
- Le date di entrata in vigore e il periodo di contributo provvisorio
- FAQ: Tutto quello che bisogna sapere sui nuovi dazi
- Sintesi e prospettive future
Introduzione
Dal 2026, effettuare acquisti su siti internazionali o ricevere piccoli pacchi in Europa sarà diverso. Il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato una riforma radicale alle regole doganali, ponendo fine alla franchigia doganale per i pacchi di valore inferiore a 150 euro. Questi cambiamenti sono destinati ad avere un impatto significativo nelle abitudini di acquisto dei consumatori, sulle dinamiche delle spedizioni internazionali e sulle strategie degli operatori e-commerce.
Il contesto normativo europeo
La normativa doganale europea, negli ultimi decenni, è stata caratterizzata da politiche volte a favorire la circolazione delle merci nel Mercato Unico e a semplificare gli scambi con i Paesi terzi. La franchigia doganale per i pacchi di basso valore (fino a 150 euro) ha rappresentato a lungo una misura per agevolare i consumatori e ridurre la burocrazia nel commercio elettronico transfrontaliero.
Tuttavia, con l’incremento esponenziale delle importazioni di beni di piccolo valore tramite piattaforme globali, sono emersi numerosi problemi legati all’evasione fiscale, alla concorrenza sleale e alle pratiche commerciali scorrette che hanno spinto la Commissione Europea e il Consiglio a rivedere queste esenzioni.
L'Unione Europea è chiamata ora, più che mai, a tutelare la propria base industriale e il tessuto economico locale, promuovendo parità di condizioni tra operatori interni e internazionali - e la nuova normativa va proprio in questa direzione.
L’approvazione del Consiglio UE
Il 12 febbraio 2026, il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato ufficialmente la fine della franchigia doganale. Questa decisione rappresenta l’atto finale di un lungo processo di consultazione, che ha coinvolto Commissione, Parlamento e Consiglio UE, nonché gruppi di lavoro con aziende e associazioni di categoria.
La fine della franchigia doganale UE per i pacchi sotto i 150 euro rappresenta una svolta pragmatica e simbolica. L’obiettivo dichiarato è di sostenere le imprese europee, evitare pratiche di dumping sui prezzi e recuperare risorse fiscali che, secondo stime ufficiali, ammontano a miliardi di euro ogni anno.
I dettagli del nuovo dazio forfettario
Dal 1° luglio 2026, ogni pacco importato nell’Unione Europea da Paesi terzi, indipendentemente dal valore (anche sotto i 150 euro), sarà soggetto a un dazio forfettario di 3 euro per ogni categoria merceologica contenuta nel pacco.
La nuova misura, denominata “dazio forfettario pacchi piccoli”, è pensata per essere semplice da applicare: non viene dunque richiesto un calcolo percentuale sul valore della merce, bensì una quota fissa per ogni categoria di beni. Per esempio, se un pacco contiene elettronica e abbigliamento, il destinatario dovrà versare 6 euro di dazio (3 euro per categoria).
Questa soluzione è stata avallata dall’UE perché evita interpretazioni soggettive e riduce la complessità burocratica, semplificando notevolmente il lavoro degli operatori logistici e doganali.
Punti chiave del nuovo dazio:
- Applicazione a tutte le spedizioni extra-UE con valore inferiore a 150 euro;
- Riguarda ogni categoria merceologica separata;
- Entrata in vigore dal 1° luglio 2026;
- Fase di contributo provvisorio fino al 1° luglio 2028.
Franchigia doganale: cosa cambia rispetto al passato
Fino al 2026, tutti i pacchi di valore dichiarato inferiore a 150 euro potevano entrare nell’Unione Europea senza pagare il dazio doganale, anche se restavano soggetti all’IVA locale. Questa esenzione rappresentava un incentivo all’acquisto di beni di piccolo valore tramite piattaforme internazionali, in particolare asiatiche.
La situazione generava però diversi problemi:
- Perdita di gettito fiscale per i Paesi membri;
- Agevolazioni sleali per alcune piattaforme extraeuropee;
- Difficoltà nei controlli sui prodotti e sulla loro conformità alle norme europee.
Con la nuova normativa UE, la franchigia doganale finisce: tutti i pacchi, a prescindere dal loro valore, subiranno applicazione di dazi, riportando uniformità nel trattamento delle spedizioni internazionali in entrata.
L’impatto sulle spedizioni internazionali e sulle regole doganali
Le novità sulle spedizioni internazionali in Europa impatteranno fortemente sul settore logistico. Gli operatori doganali dovranno adeguarsi alle nuove regole, implementando sistemi di calcolo automatici per l’applicazione del dazio di 3 euro per categoria. Gli spedizionieri dovranno inoltre comunicare con trasparenza gli eventuali costi aggiuntivi ai destinatari.
Molte startup e PMI che fanno affidamento su fornitori esterni saranno chiamate a rivedere i loro listini e, probabilmente, a ripensare la struttura dei costi di vendita verso i clienti finali.
Per le grandi piattaforme di e-commerce (come Alibaba, Amazon, eBay) il cambiamento sarà decisivo, poiché inciderà soprattutto sulla fascia di prodotti a basso costo che costituiva una leva competitiva nei confronti degli operatori europei.
Le nuove regole e-commerce Europa renderanno il mercato più equo, secondo Bruxelles, ma sono in molti a ritenere che alcune piattaforme internazionali potrebbero cercare vie alternative per eludere o aggirare la normativa.
Conseguenze per consumatori e operatori e-commerce
Sul fronte dei consumatori, la fine della franchigia doganale inciderà sul costo finale di molti prodotti acquistati online da siti extra-UE. Gli acquirenti dovranno tenere conto già in fase di ordine della presenza di un dazio aggiuntivo su ogni categoria merceologica e, potenzialmente, di maggiori tempi di consegna dovuti a controlli più stringenti.
Per gli operatori e-commerce che vendono in Europa, sarà necessario adeguare le piattaforme e i sistemi gestionali per segnalare i nuovi costi e assicurare conformità normativa. Potrebbero sorgere anche nuove opportunità di business, ad esempio nel fornire servizi di consulenza o intermediazione doganale specializzata.
Tra i principali cambiamenti attesi:
- Riduzione dell’attrattiva dei beni low cost dall’Asia e da Paesi extra-UE;
- Ribilanciamento dei volumi di spedizione verso seller europei;
- Innalzamento del livello di qualità dei prodotti importati, grazie a controlli più accurati;
- Maggior trasparenza dei costi per il cliente finale.
Parere delle imprese europee e motivazioni della riforma
Secondo il Consiglio UE, la fine dell’esenzione doganale mira soprattutto a tutelare le imprese europee, spesso svantaggiate rispetto a concorrenti internazionali che operano a costi più bassi e con meno vincoli normativi.
Le associazioni d’impresa europee avevano da tempo sollecitato interventi per limitare le distorsioni del mercato. La crescita esponenziale delle spedizioni di piccoli pacchi, spesso frazionati o sotto-dichiarati per evitare i dazi, aveva messo in difficoltà molti settori industriali europei, soprattutto moda, elettronica e accessori.
Gli obiettivi dichiarati della riforma sono:
- Sostenere le imprese UE e favorire la produzione locale;
- Impedire pratiche di frode e elusione fiscale;
- Rafforzare la tutela dei consumatori con prodotti maggiormente controllati;
- Recuperare risorse fiscali utili alla collettività.
Prassi commerciali scorrette e tutela della concorrenza
Uno dei motivi principali della decisione Consiglio Unione Europea di varare nuove tasse pacchi e-commerce 2026 è il contrasto alle prassi commerciali scorrette adottate da alcune piattaforme internazionali. In molti casi, la suddivisione artificiale delle spedizioni o la dichiarazione di valori inferiori a 150 euro consentiva di aggirare i controlli.
L’introduzione del dazio forfettario rappresenta una risposta concreta anche alle richieste delle autorità doganali, per facilitare i controlli e ridurre il rischio di frodi. L’Unione Europea intende promuovere un ecosistema digitale più trasparente e competitivo, dove le imprese locali non siano penalizzate da regolamentazioni più stringenti rispetto a concorrenti esterni.
Le date di entrata in vigore e il periodo di contributo provvisorio
Il nuovo assetto doganale entrerà in vigore dal 1° luglio 2026 e prevede un contributo provvisorio che resterà attivo fino al 1° luglio 2028. Questo periodo servirà per monitorare l’impatto della nuova misura, raccogliere dati sulle spedizioni, valutare eventuali effetti collaterali e, se necessario, apportare correzioni.
Durante questi due anni, sarà centrale il ruolo delle autorità doganali nazionali, chiamate a collaborare per garantire uniformità nella gestione e massima trasparenza verso cittadini e imprese.
FAQ: Tutto quello che bisogna sapere sui nuovi dazi
- Quando entreranno in vigore i nuovi dazi doganali UE 2026?
Dal 1° luglio 2026.
- A quanto ammonta il nuovo dazio sulle spedizioni sotto i 150 euro?
3 euro per ogni categoria merceologica, per pacco.
- Vale anche per acquisti su siti come Amazon, Alibaba, eBay?
Sì, se il bene proviene da Paesi extra-UE.
- Chi dovrà pagare il dazio?
Il destinatario finale della spedizione.
- Saranno esclusi alcuni beni?
Attualmente, la norma non prevede esenzioni, ma saranno definiti criteri specifici in fase attuativa.
Sintesi e prospettive future
La decisione del Consiglio UE di porre fine alla franchigia doganale per i pacchi di piccolo valore segna una svolta strategica per il mercato europeo. Il nuovo dazio forfettario di 3 euro per categoria introduce più equità fra operatori europei e stranieri, rafforza la tutela della collettività da frodi ed evasione, ma comporta anche un inevitabile rincaro per molti beni importati attraverso l’e-commerce.
Nei mesi successivi all’applicazione, sarà fondamentale il monitoraggio dell’impatto sul mercato, la chiarezza nelle informazioni agli utenti e la capacità dell’UE di intervenire rapidamente per risolvere eventuali criticità emerse. Sta ora alle imprese, alle associazioni di consumatori e alle autorità doganali adattarsi a una nuova stagione del commercio digitale europeo, in bilico fra protezione, innovazione e competitività globale.