Domani, 7 maggio, delegazioni di portuali da tutta Italia si ritroveranno in Via Flavia a Roma davanti al Ministero del Lavoro. L'Unione Sindacale di Base ha proclamato uno sciopero nazionale dei porti italiani e un presidio per le 11:00. La richiesta è precisa: far riconoscere il lavoro portuale come attività usurante ai fini pensionistici. Dietro la vertenza c'è un conto in cifre che scatta nel 2027, quando i requisiti pensionistici cambieranno per chi non è tutelato dalla lista ufficiale.
La lista del D.Lgs 67/2011 che esclude i portuali
Il decreto legislativo 67/2011 elenca le attività considerate per legge usuranti o gravose: lavori in galleria, turni notturni oltre 64 l'anno, addetti alla catena di montaggio, palombari, lavori in cassoni ad aria compressa, conducenti di veicoli pesanti su strada. Il lavoro portuale - movimentazione container, carico e scarico a banchina, turni in condizioni atmosferiche variabili con carichi pesanti - non compare in questo elenco, nonostante l'intensità fisica della mansione.
Lo sciopero di oggi, con presidio alle 11:00 in Via Flavia a Roma, porta delegazioni da Genova, Gioia Tauro, Trieste, Civitavecchia e dagli altri principali scali italiani. La rivendicazione non riguarda i salari, ma lo status giuridico del lavoro portuale. Ottenere il riconoscimento cambia direttamente la data in cui un portuale può smettere di lavorare.
Il conto del 2027: un mese in più, poi tre
La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto un adeguamento dei requisiti pensionistici all'aspettativa di vita per il biennio 2027-2028, con un trattamento differenziato tra chi rientra nelle categorie usuranti e chi no.
Per chi non rientra nelle categorie gravose o usuranti del D.Lgs 67/2011, la pensione di vecchiaia sale a 67 anni e 1 mese nel 2027 e a 67 anni e 3 mesi nel 2028. La pensione anticipata richiede 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini nel 2027 (43 anni e 1 mese nel 2028), e 41 anni e 11 mesi per le donne nel 2027 (42 anni e 1 mese nel 2028). I nuovi requisiti sono stati formalizzati con la circolare INPS n. 28 del 16 marzo 2026 sui requisiti pensionistici 2027-2028.
Chi svolge attività usuranti o gravose elencate nel D.Lgs 67/2011 è completamente esonerato dall'adeguamento per l'intero biennio 2027-2028. Mantengono i requisiti attuali anche i lavoratori precoci con almeno 41 anni di contributi che svolgono mansioni pesanti. L'esonero non si applica invece a chi al momento del pensionamento beneficia dell'APe Sociale.
I portuali, restando fuori dalla lista, ricadono nella prima categoria. A regime dal 2028, un portuale dovrà accumulare fino a tre mesi di lavoro in più rispetto a un lavoratore già riconosciuto come addetto ad attività usurante, per accedere alla stessa pensione di vecchiaia.
Il percorso per ottenere il riconoscimento e il quadro della riforma
Far entrare i portuali nella lista richiede una modifica al D.Lgs 67/2011 o una norma specifica in legge di bilancio. I precedenti non mancano: nel corso degli anni la lista delle categorie gravose è stata ampliata più volte, includendo nuove figure professionali che inizialmente non erano nel testo originale del 2011.
Sul tavolo più ampio della riforma pensioni 2025 e le incertezze sul blocco dei requisiti, il capitolo portuali si aggiunge a un quadro già complesso. La proposta di Giorgetti sulla revisione della previdenza complementare e il rifiuto del DEF a Quota 41 con le implicazioni per il futuro indicano uno scenario in cui le risorse per nuove tutele pensionistiche rimangono scarse.
La finestra per intervenire è la prossima legge di bilancio, il cui iter parlamentare inizia in autunno 2026. Se il riconoscimento non arriva entro quella scadenza, i tre mesi aggiuntivi diventano strutturali per ogni portuale che andrà in pensione a partire dal 2028.
Domande frequenti
Perché i portuali stanno scioperando e manifestando davanti al Ministero del Lavoro?
I portuali chiedono il riconoscimento del lavoro portuale come attività usurante ai fini pensionistici, in quanto attualmente non sono inclusi nella lista delle categorie tutelate e dovranno lavorare più a lungo per accedere alla pensione.
Cosa prevede il D.Lgs 67/2011 riguardo alle attività usuranti?
Il D.Lgs 67/2011 elenca specifiche attività considerate usuranti o gravose, come lavori in galleria, turni notturni prolungati, addetti alla catena di montaggio, palombari e conducenti di veicoli pesanti, ma non include il lavoro portuale.
Quali sono le conseguenze per i portuali se non vengono riconosciuti come categoria usurante?
Dal 2027 i portuali dovranno attendere un mese in più per la pensione di vecchiaia rispetto ad altre categorie tutelate, che diventeranno tre mesi dal 2028, a causa dell’adeguamento dei requisiti pensionistici all’aspettativa di vita.
Come può essere modificata la lista delle attività usuranti per includere i portuali?
L’inclusione dei portuali richiede una modifica al D.Lgs 67/2011 o l’introduzione di una norma specifica nella legge di bilancio, come già avvenuto in passato per altre categorie professionali.
Quando potrebbe essere approvato il riconoscimento del lavoro portuale come usurante?
La finestra utile per intervenire è la prossima legge di bilancio, il cui iter parlamentare inizia nell’autunno 2026; se non verrà approvato entro quella scadenza, i requisiti più severi diventeranno strutturali dal 2028.
Chi è esonerato dall’adeguamento dei requisiti pensionistici per il biennio 2027-2028?
Sono esonerati i lavoratori che svolgono attività usuranti o gravose elencate nel D.Lgs 67/2011 e i lavoratori precoci con almeno 41 anni di contributi, ma non chi beneficia dell’APe Sociale al momento del pensionamento.