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Brevetti, l'Italia entra nella Top 10 europea: ma il calo delle domande è un segnale da non ignorare
Lavoro

Brevetti, l'Italia entra nella Top 10 europea: ma il calo delle domande è un segnale da non ignorare

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Il rapporto EPO Technology Dashboard 2025 fotografa un Paese al decimo posto per richieste di brevetto, trainato dall'automotive e da poche regioni chiave. Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto concentrano la gran parte dell'innovazione nazionale.

L'Italia al decimo posto in Europa

Per la prima volta negli ultimi anni, l'Italia si posiziona nella Top 10 europea per numero di domande di brevetto depositate presso l'Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO). Stando a quanto emerge dal rapporto EPO Technology Dashboard 2025, il Paese ha presentato 4.767 domande di brevetto, conquistando il decimo posto nella classifica continentale.

Un risultato che, sulla carta, segna un passo avanti nel posizionamento internazionale del sistema innovativo italiano. Eppure, a guardare i numeri più da vicino, il quadro è meno lineare di quanto la headline suggerisca: rispetto al 2024, le richieste italiane hanno registrato un calo dell'1,8%. Un arretramento contenuto, certo, ma che in un contesto globale dove la competizione sulla proprietà intellettuale si fa sempre più serrata merita attenzione.

La Germania, tanto per dare un ordine di grandezza, resta saldamente in testa alla classifica europea con volumi di brevettazione incomparabilmente superiori. Francia e Paesi Bassi precedono l'Italia con distacchi significativi. Il decimo posto, insomma, è un traguardo da leggere con realismo.

Automotive e trasporti, il motore dell'innovazione italiana

A trainare le richieste di brevetto italiane è, come prevedibile, il settore dei trasporti e dell'automotive. Un dato che riflette la struttura industriale del Paese e il peso storico di un comparto che, nonostante le sfide della transizione elettrica e le tensioni sulle catene di fornitura globali, continua a investire in ricerca e sviluppo.

Non è un caso che tra le aziende con il maggior numero di domande di brevetto figurino nomi che appartengono proprio a questo ecosistema. La spinta innovativa nel settore automotive italiano non riguarda solo i veicoli di lusso o le supercar: abbraccia componentistica, sistemi di propulsione, elettronica di bordo e soluzioni per la mobilità sostenibile.

Questo primato settoriale, tuttavia, solleva anche una domanda scomoda: quanto è diversificato il portafoglio brevettuale italiano? La dipendenza da un unico comparto, per quanto strategico, può rappresentare un fattore di vulnerabilità nel lungo periodo.

La mappa dell'innovazione: tre regioni su venti

Se si osserva la distribuzione geografica delle domande di brevetto, il quadro che emerge è quello di un'Italia a più velocità, dove l'innovazione resta fortemente concentrata. Le regioni più attive sono Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, che insieme rappresentano la fetta preponderante della brevettazione nazionale.

La Lombardia, con il suo tessuto di grandi imprese, multinazionali e centri di ricerca, non sorprende. L'Emilia-Romagna conferma una vocazione industriale e tecnologica che va dalla Motor Valley ai distretti del packaging e dell'automazione. Il Veneto, dal canto suo, esprime un tessuto di piccole e medie imprese sempre più orientate alla tutela della proprietà intellettuale.

Il divario con il resto del Paese, però, è netto. Il Mezzogiorno resta ai margini della mappa brevettuale, con numeri che riflettono un gap strutturale negli investimenti in ricerca e sviluppo, nella presenza di infrastrutture tecnologiche avanzate e nella capacità di attrarre talenti. Un tema, quest'ultimo, su cui si è espresso anche il Premio Nobel Parisi con il suo appello per attrarre talenti scientifici in Italia, sottolineando come il Paese debba fare di più per diventare una destinazione competitiva per i ricercatori.

Le aziende che brevettano di più

Tra i nomi che guidano la classifica italiana per numero di domande depositate all'EPO spiccano Coesia, Ferrari e Iveco Group.

Coesia, il gruppo bolognese attivo nel settore delle macchine automatiche e del packaging industriale, si conferma una potenza brevettuale spesso poco nota al grande pubblico ma riconosciuta a livello internazionale. Il suo investimento costante in R&D si traduce in un flusso continuo di brevetti che coprono tecnologie di automazione, materiali e processi produttivi.

Ferrari non ha bisogno di presentazioni, ma il suo ruolo nella brevettazione va ben oltre il marchio del Cavallino Rampante. L'azienda di Maranello deposita brevetti che riguardano aerodinamica, sistemi ibridi, materiali compositi e soluzioni ingegneristiche d'avanguardia.

Iveco Group, dal canto suo, riflette l'impegno del settore dei veicoli commerciali e industriali nella transizione verso motorizzazioni alternative e nella digitalizzazione della logistica.

Quello che colpisce, analizzando la lista delle aziende più attive, è la prevalenza di realtà legate al manifatturiero avanzato. Mancano, o sono marginali, i grandi player italiani nel digitale puro, nel software, nel biotech. Un'assenza che dice molto sulla struttura dell'economia dell'innovazione italiana.

Il ruolo del CNR e della ricerca pubblica

Sul fronte della ricerca pubblica, il dato più rilevante riguarda il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), che si conferma il primo centro di ricerca in Italia per numero di domande di brevetto depositate presso l'EPO.

Un riconoscimento importante per un ente che, negli ultimi anni, ha dovuto fare i conti con finanziamenti non sempre adeguati e con la cronica difficoltà del sistema italiano nel trasferire i risultati della ricerca di base al mercato. Il fatto che il CNR riesca comunque a generare un volume significativo di brevetti testimonia la qualità della ricerca che si conduce nei suoi laboratori.

Resta il nodo del technology transfer, ovvero la capacità di trasformare quei brevetti in prodotti, servizi e imprese. Su questo fronte, l'Italia sconta un ritardo rispetto ai principali competitor europei, dove il collegamento tra università, enti di ricerca e tessuto imprenditoriale è più strutturato e fluido.

Vale la pena ricordare che il sistema della ricerca pubblica italiana sta investendo anche in infrastrutture di calcolo avanzato, come dimostra l'inaugurazione del supercomputer Cresco8, un tassello fondamentale per sostenere la capacità computazionale necessaria alla ricerca di frontiera.

Un traguardo che non cancella le fragilità

L'ingresso dell'Italia nella Top 10 europea per domande di brevetto è una notizia positiva, che merita di essere valorizzata. Dimostra che nel Paese esiste un nucleo di imprese e centri di ricerca capaci di competere sul piano dell'innovazione tecnologica a livello continentale.

Ma i numeri raccontano anche altro. Il calo dell'1,8% rispetto all'anno precedente, la concentrazione geografica in tre sole regioni, la dipendenza dal settore automotive e la scarsa diversificazione verso ambiti come il digitale, le biotecnologie e l'intelligenza artificiale sono segnali che il sistema-Paese non può permettersi di trascurare.

La partita dell'innovazione si gioca su scala globale. E se l'Italia vuole non solo mantenere ma migliorare la propria posizione, serviranno investimenti strutturali in ricerca e sviluppo, politiche industriali mirate e, soprattutto, la volontà di colmare quel divario territoriale che continua a tagliare fuori dal circuito dell'innovazione ampie porzioni del Paese.

Pubblicato il: 24 marzo 2026 alle ore 09:17

Domande frequenti

Perché l'ingresso dell'Italia nella Top 10 europea dei brevetti è considerato significativo?

L'Italia, posizionandosi al decimo posto in Europa per domande di brevetto, dimostra una crescente competitività nel campo dell'innovazione tecnologica. Tuttavia, questo risultato va interpretato con cautela a causa di un recente calo nelle domande e della forte concentrazione geografica e settoriale.

Quali sono i settori trainanti per la brevettazione in Italia?

Il settore automotive e dei trasporti è il principale motore dell'innovazione brevettuale italiana, seguito dal manifatturiero avanzato. La componente digitale, biotech e software resta invece marginale nel panorama nazionale.

Come è distribuita geograficamente l'innovazione brevettuale in Italia?

La maggior parte delle domande di brevetto proviene da tre regioni: Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. Il resto del Paese, in particolare il Mezzogiorno, rimane ai margini a causa di un gap strutturale negli investimenti e nelle infrastrutture per la ricerca.

Quali aziende e enti si distinguono per numero di brevetti depositati?

Tra le aziende più attive figurano Coesia, Ferrari e Iveco Group, tutte legate al manifatturiero avanzato e all'automotive. Il CNR si conferma invece il primo ente di ricerca pubblico per numero di domande di brevetto depositate.

Quali sono le criticità evidenziate nell'articolo riguardo il sistema italiano dei brevetti?

Le principali criticità sono il calo delle domande, la forte dipendenza da un solo settore, la scarsa diversificazione tecnologica e il persistente divario territoriale. Inoltre, il trasferimento tecnologico dalla ricerca pubblica al mercato resta un punto debole rispetto ai principali competitor europei.

Michele Monaco

Articolo creato da

Michele Monaco

Redattore Michele Monaco è imprenditore, ricercatore e docente universitario con oltre vent'anni di esperienza nell'innovazione digitale, nella formazione e nella consulenza strategica. Laureato in Scienze Politiche e Internazionali, è CEO di Adventus Consulting Jdoo (Umag, Croazia dove risiede stabilmente) e Presidente Nazionale di ENBAS, ente bilaterale attivo nella formazione professionale e nelle politiche attive per il lavoro. In qualità di Coordinatore Nazionale dei Progetti di Ricerca presso ERSAF, guida iniziative che coniugano intelligenza artificiale e formazione, tra cui FindYourGoal.it, piattaforma di orientamento scuola-lavoro basata sul modello LifeComp, Avatar4University.Org, sistema AI per la creazione di corsi universitari con avatar docente, KeepYouCare.it, piattaforma di telemedicina, telesoccorso e telerefertazione. È inoltre Delegato della Regione Calabria presso il Ministero degli Esteri per la Cooperazione Internazionale ed è membro del tavolo delle regioni, dove coordina un progetto per la creazione di un Hub Formativo in Tunisia. Docente a contratto di Diritto dell'Economia e Diritto Internazionale presso la SSML di Lamezia Terme e presso l'Università Telematica eCampus, è autore di pubblicazioni in ambito pedagogico sulle competenze caratteriali e il framework LifeComp. Ha tenuto interventi al Senato della Repubblica, alla Camera dei Deputati, in Regione Lombardia e a Buenos Aires su temi che spaziano dalla pedagogia speciale, alla telemedicina ed alla cooperazione internazionale. Innovation Manager certificato MISE, unisce visione strategica e competenza tecnologica con una vocazione per il dialogo istituzionale e la ricerca applicata.

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