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Istituti tecnici verso il futuro: oltre i moduli di Intelligenza Artificiale, tra innovazione didattica e rischio di licealizzazione
Formazione

Istituti tecnici verso il futuro: oltre i moduli di Intelligenza Artificiale, tra innovazione didattica e rischio di licealizzazione

Appunti dal convegno di Dalmine: come affrontare il riordino della formazione tecnica per non smarrire la vocazione laboratoriale

Istituti tecnici verso il futuro: oltre i moduli di Intelligenza Artificiale, tra innovazione didattica e rischio di licealizzazione

Indice

  1. Introduzione: la sfida dell’innovazione per la scuola tecnica
  2. Il contesto del convegno al Marconi di Dalmine
  3. L’impatto dell’intelligenza artificiale sulle professioni tecniche
  4. Dal rischio di “licealizzazione” alla difesa della dimensione laboratoriale
  5. I limiti dell’inserimento di moduli di AI: la posizione di Andrea Bairati
  6. Un nuovo paradigma: le “competenze abilitanti” secondo Angeloni
  7. L’approccio sistemico della formazione secondo Peverelli
  8. Quale futuro per l’istruzione tecnica? Strumenti, innovazione e scenari possibili
  9. Approfondimento: insegnare AI a scuola, tra teoria e pratica
  10. L’importanza dei laboratori: istanze e testimonianze
  11. Riflessioni conclusive e prospettive operative

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1. Introduzione: la sfida dell’innovazione per la scuola tecnica

Negli ultimi anni, l’evoluzione dei mestieri tecnici e la rapida introduzione dell’intelligenza artificiale nel mondo produttivo hanno posto agli istituti tecnici italiani una sfida inedita. Mentre il dibattito pubblico si concentra spesso sull’inserimento di nuovi moduli didattici legati alle tecnologie emergenti, cresce la consapevolezza che un semplice adeguamento dei programmi d’esame non sia più sufficiente per garantire una formazione efficace e spendibile nel mercato del lavoro. Né la sola componente teorica dell’innovazione può soppiantare la vocazione storica degli istituti tecnici: una didattica centrata sull’esperienza, sulla prassi operativa, sull’apprendimento nei laboratori e sull’interdisciplinarità applicata.

Questo è stato il filo conduttore del convegno “Istituti Tecnici 2026: Riordino, Innovazione, Professioni” tenutosi lo scorso 18 febbraio presso l’Istituto Tecnico Industriale “Guglielmo Marconi” di Dalmine. Un appuntamento che ha raccolto esperti, docenti e stakeholder del mondo dell’istruzione e dell’impresa per riflettere in profondità sui temi dell’intelligenza artificiale negli istituti tecnici, i rischi della cosiddetta licealizzazione e il futuro della formazione tecnica nel nostro Paese.

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2. Il contesto del convegno al Marconi di Dalmine

In un contesto ricco di stimoli, la giornata del 18 febbraio a Dalmine ha segnato un punto di svolta nel dibattito sul riordino degli istituti tecnici. L’evento, organizzato per analizzare la portata delle recenti riforme e delle sfide poste dall’innovazione tecnologica, ha visto alternarsi contributi di alto profilo, tra cui quelli del professor Vincenzo Vespri, di Andrea Bairati, del professor Angeloni e di Roberto Peverelli.

Il convegno, fortemente orientato al confronto tra pratiche scolastiche ed esigenze del territorio, si è concentrato su domande cruciali:

  • Come si innestano i nuovi saperi digitali e i moduli di AI in una scuola storicamente “di mestiere”?
  • In che modo evitare il rischio che l’istituto tecnico perda la sua specificità laboratoriale per avvicinarsi a un modello più teorico e liceale?
  • Quali sono le strategie operative per declinare l’innovazione senza sacrificare l’efficacia pratica e il legame con il mondo delle professioni?

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3. L’impatto dell’intelligenza artificiale sulle professioni tecniche

Un passaggio fondamentale della mattinata è stato l’intervento del professor Vincenzo Vespri, che ha illustrato come l’intelligenza artificiale stia rivoluzionando il panorama dei mestieri tecnici. Oggi le competenze richieste dai datori di lavoro non si limitano più alle conoscenze meccaniche, elettroniche o informatiche tradizionali, ma includono la capacità di interagire con sistemi automatici intelligenti, la comprensione delle logiche algoritmiche e la gestione di dati complessi derivati dall’AI.

Vespri ha sottolineato che la formazione deve quindi preparare studentesse e studenti ad affrontare ambienti lavorativi profondamente diversi da quelli di solo qualche anno fa. Il discorso su “AI e formazione tecnica” risulta sempre più urgente, soprattutto alla luce delle continue metamorfosi dei settori industriali e produttivi, che investono non solo le figure high-tech ma anche ruoli spendibili in ambiti meno specialistici.

Il docente ha inoltre ricordato che il riordino istituti tecnici 2026 deve andare oltre l’adeguamento delle denominazioni delle discipline o la mera aggiunta di ore dedicate all’intelligenza artificiale, mettendo al centro un’autentica integrazione delle nuove tecnologie.

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4. Dal rischio di “licealizzazione” alla difesa della dimensione laboratoriale

Durante il dibattito si è più volte paventato il rischio di una eccessiva licealizzazione degli istituti tecnici. Questo processo, secondo molti relatori, potrebbe trasformare gli istituti tecnici in realtà troppo simili ai licei, accentuando l’approccio teorico a scapito della “dimensione pratico-laboratoriale”.

La specificità degli istituti tecnici infatti risiede, come emerso dal convegno, nella combinazione tra studio teorico e attività laboratoriali e nella capacità di far sperimentare agli studenti quanto appreso sui banchi attraverso l’esercizio nei laboratori o nei contesti di alternanza scuola-lavoro.

Senza un’adeguata attenzione a questo equilibrio, il rischio è di perdere quell’identità di scuola professionalizzante che costituisce il vero valore aggiunto dell’istruzione tecnica. La questione si intreccia infatti con la discussione sui laboratori istituti tecnici e sulle modalità più efficaci per mantenerli al centro del processo di apprendimento, anche di fronte a nuove discipline come l’AI.

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5. I limiti dell’inserimento di moduli di AI: la posizione di Andrea Bairati

Tra gli interventi di maggiore rilievo va annoverata l’analisi critica di Andrea Bairati, esperto di formazione tecnica innovazione e di rapporto imprese-scuola.

Secondo Bairati, l’errore più comune è pensare che la semplice introduzione di un nuovo insegnamento nel quadro orario o la proposta di qualche progetto didattico bastino ad aggiornare le competenze degli allievi per affrontare il futuro. In realtà, la formazione tecnica richiede una revisione molto più profonda:

  • Serve un ripensamento sostanziale dei percorsi di apprendimento, che metta in relazione l’intelligenza artificiale con i saperi già consolidati nei vari indirizzi tecnici.
  • È necessario considerare l’esperienza laboratoriale come spazio di integrazione delle nuove tecnologie, evitando di limitare l’AI a esercitazioni astratte e poco ancorate alle effettive esigenze produttive.
  • Occorre puntare sull’acquisizione di competenze trasversali (problem solving, lavoro di squadra, spirito di iniziativa) che rendano davvero spendibili le conoscenze di AI nel lavoro reale.

La sua conclusione è stata chiara: il riordino istituti tecnici 2026 rappresenta un punto di partenza, ma la vera sfida sarà ripensare in maniera organica la formazione tecnica, superando la logica dei compartimenti stagni fra le discipline e lavorando per un’integrazione metodologica.

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6. Un nuovo paradigma: le “competenze abilitanti” secondo Angeloni

Il professor Angeloni ha sviluppato il discorso sulle "competenze abilitanti scuola”, sottolineando che la sola conoscenza dei fondamenti tecnologici della AI non può essere il perno della formazione. Secondo Angeloni, la scuola deve promuovere competenze abilitanti, ovvero quelle capacità trasversali che permettono agli studenti di adattarsi a contesti lavorativi sempre diversi, di imparare costantemente e di affrontare situazioni nuove con spirito critico e inventiva.

Tra le competenze abilitanti scuola ha citato:

  • Comprensione delle problematiche etiche legate alle tecnologie intelligenti,
  • Capacità di analizzare e usare grandi quantità di dati (data literacy),
  • Collaborazione tra competenze digitali e manuali,
  • Abilità di pensare in modo sistemico.

Questo approccio, secondo Angeloni, rappresenta la chiave per introdurre in modo efficace l’intelligenza artificiale negli istituti tecnici senza snaturarne la missione originaria.

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7. L’approccio sistemico della formazione secondo Peverelli

Durante la tavola rotonda, Roberto Peverelli ha posto l’accento sulla necessità di adottare un approccio sistemico istruzione, un modello organizzativo basato sull’interconnessione tra discipline, laboratori, realtà produttive e territori. Un modello che vada oltre la somma dei singoli insegnamenti e miri ad una progettazione didattica integrata, rispondente alle sfide del presente.

Peverelli ha sostenuto che per insegnare AI a scuola in modo realmente utile occorre:

  • Progettare attività didattiche interdisciplinari,
  • Favorire la collaborazione tra insegnanti di materie diverse,
  • Costruire percorsi formativi insieme alle aziende del territorio,
  • Prevedere momenti di verifica pratica in ambienti simulati o reali.

Solo un approccio sistemico, secondo Peverelli, può garantire che l’apprendimento delle tecnologie emergenti sia efficace, inclusivo e in linea con le esigenze di un’economia in rapida trasformazione.

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8. Quale futuro per l’istruzione tecnica? Strumenti, innovazione e scenari possibili

Il dibattito emerso al convegno del “Marconi” offre uno spaccato sulle criticità e le opportunità legate alla formazione tecnica innovazione. Se da un lato la pressione per modernizzare i curricoli è ormai ineludibile, dall’altro rimane forte la domanda di un’istruzione che non abdichi ai suoi valori fondanti: il radicamento nella produzione, la manualità, la didattica esperienziale.

Tra gli strumenti proposti sono stati menzionati:

  • L’aggiornamento costante delle dotazioni di laboratorio,
  • Lo sviluppo di percorsi di aggiornamento per i docenti sull’AI e le tecnologie digitali,
  • La partnership scuola-impresa per progetti di innovazione condivisa,
  • L’incentivazione delle attività di alternanza scuola-lavoro orientate all’AI,
  • L’introduzione di modelli di project work multidisciplinari.

Alla base di ogni scenario, tuttavia, rimane l’urgenza di preservare una formazione che sappia fondere apprendimento teorico e laboratorio, e che dia agli studenti l’abitudine al lavoro concreto, all’esperienza e alla soluzione di problemi reali.

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9. Approfondimento: insegnare AI a scuola, tra teoria e pratica

Uno degli aspetti più discussi durante il convegno riguarda proprio l’articolazione dell’insegnamento dell’intelligenza artificiale a scuola. In molti concordano che non si può prescindere da una base teorica solida (concetti di machine learning, logica algoritmica, strutture dati), ma che questa debba essere costantemente calata in contesti applicativi.

Quali scenari sono considerati più efficaci?

  1. Laboratori dedicati in cui sviluppare progetti di automazione, ispirati alle esigenze delle imprese del territorio.
  2. Case study a partire da problemi veri, derivati da fabbriche o uffici, in cui l’AI offre soluzioni tangibili.
  3. Tirocini e competizioni in azienda o a scuola, per testare le competenze acquisite.

La “licealizzazione istituti tecnici”, in sostanza, rischia di allontanare la scuola dal luogo della pratica per avvicinarla a una teoria troppo distaccata. Il futuro della formazione tecnica innovazione dovrà invece tenere insieme queste due anime, per non perdere contatto con la trasformazione reale dei mestieri.

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10. L’importanza dei laboratori: istanze e testimonianze

Durante il convegno, sono state raccolte numerose testimonianze di docenti e studenti sulla centralità dei laboratori istituti tecnici. Per tutti, il laboratorio resta lo spazio principe dell’apprendimento autentico dove l’errore diventa occasione e la conoscenza si trasforma in saper fare.

Ecco alcune istanze emerse:

  • Difendere e potenziare gli spazi per il lavoro pratico, anche quando le attività coinvolgono l’intelligenza artificiale o le tecnologie digitali.
  • Richiedere investimenti strutturali mirati all’aggiornamento continuo delle attrezzature hardware e software.
  • Valorizzare la figura del docente tecnico pratico, in grado di mediare tra teoria e pratica e di attivare collaborazioni fattive con le imprese per progetti-realtà.

Numerosi esperti hanno sottolineato come la formazione in laboratorio sia determinante non solo per apprendere nuove competenze ma anche per acquisire le soft skill ormai imprescindibili in ogni contesto tecnico: capacità di lavorare in gruppo, gestione del tempo, adattamento, capacità di problem solving e di comunicazione.

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11. Riflessioni conclusive e prospettive operative

Il convegno di Dalmine ha chiarito come la strada dell’innovazione negli istituti tecnici passi obbligatoriamente da un equilibrio virtuoso tra aggiornamento disciplinare, salvaguardia della dimensione laboratoriale e integrazione sistemica delle nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale.

Non basta “insegnare AI a scuola” se si perdono i caratteri distintivi della formazione tecnica: occorre un riordino profondo, strategico, che coinvolga progettazione didattica, formazione dei docenti, investimenti e collaborazione con aziende e territori.

La “licealizzazione istituti tecnici” resta il vero pericolo da evitare: solo investendo sull’identità laboratoriale e sull’integrazione metodologica delle discipline sarà possibile preparare le nuove generazioni a una società complessa, digitale e in continua trasformazione.

Pubblicato il: 23 febbraio 2026 alle ore 08:42

Redazione EduNews24

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