Sommario
- L'episodio di domenica 12 aprile a Linate
- Il tentativo di EasyJet e il muro delle normative
- Cos'è l'Entry/Exit System e come funziona
- Un avvio graduale già segnato dai problemi
- Addio timbri sul passaporto: cosa cambia per i viaggiatori
- Le prospettive e i nodi da sciogliere
- Domande frequenti
L'episodio di domenica 12 aprile a Linate
Domenica 12 aprile, l'aeroporto di Milano Linate è diventato teatro di una vicenda che ha messo in luce le fragilità operative del nuovo sistema di controllo elettronico alle frontiere europee. Più di 120 passeggeri, quasi l'80% degli aventi diritto all'imbarco, non sono riusciti a salire sul volo EasyJet diretto a Manchester. La causa non è stata un guasto tecnico dell'aeromobile né un'emergenza meteorologica, bensì i tempi enormemente dilatati ai varchi di frontiera, dove il neonato Entry/Exit System (EES) ha rallentato le procedure di controllo passaporti fino a renderle incompatibili con gli orari di partenza. Le file ai banchi si sono allungate progressivamente, trasformando quello che avrebbe dovuto essere un normale pomeriggio di viaggio in un'attesa snervante. Decine di famiglie, lavoratori pendolari tra Italia e Regno Unito, studenti universitari: tutti accomunati dalla stessa frustrazione. I passeggeri rimasti a terra hanno raccontato di code interminabili e di un clima di crescente tensione, mentre gli operatori di frontiera cercavano di gestire un sistema ancora poco rodato. L'episodio ha sollevato immediatamente interrogativi sulla reale preparazione degli scali italiani ad accogliere una rivoluzione tecnologica di questa portata.
Il tentativo di EasyJet e il muro delle normative
La compagnia aerea britannica non è rimasta a guardare. EasyJet ha deciso di ritardare la partenza del volo di quasi un'ora, nel tentativo di consentire al maggior numero possibile di passeggeri di completare i controlli e raggiungere il gate. Una scelta comprensibile dal punto di vista commerciale e umano, ma che si è scontrata con un vincolo insuperabile: le normative europee sulla sicurezza aerea, che fissano un limite massimo di ore di servizio per gli equipaggi. Superata quella soglia, piloti e assistenti di volo non possono più operare, indipendentemente dalle circostanze. Il comandante, a quel punto, non ha avuto alternativa. Il portellone si è chiuso con a bordo poco più del 20% dei passeggeri previsti, mentre la stragrande maggioranza è rimasta nel terminal. Per chi è stato lasciato a terra si è aperto il capitolo, tutt'altro che semplice, delle riprotezioni sui voli successivi e delle richieste di rimborso. La vicenda pone un problema strutturale: quando l'infrastruttura a terra non riesce a tenere il passo con gli orari dei voli, le compagnie si trovano strette tra l'esigenza di servire i clienti e l'obbligo di rispettare regole pensate per garantire la sicurezza di tutti. Un cortocircuito che rischia di ripetersi.
Cos'è l'Entry/Exit System e come funziona
Ma cosa prevede esattamente il sistema che ha provocato il caos di Linate? L'Entry/Exit System è il nuovo meccanismo digitale di registrazione degli ingressi e delle uscite dallo spazio Schengen, rivolto ai cittadini extra-Ue che viaggiano per soggiorni di breve durata, fino a 90 giorni nell'arco di 180. Dopo la Brexit, anche i titolari di passaporto britannico rientrano a pieno titolo in questa categoria, una novità che ha colto di sorpresa molti viaggiatori abituati a transitare rapidamente. Il funzionamento del sistema si basa sulla raccolta di dati biometrici: al primo ingresso nello spazio Schengen, il viaggiatore deve fornire le proprie impronte digitali e sottoporsi alla cattura di un'immagine facciale, oltre alla scansione del documento di viaggio. Queste informazioni vengono archiviate in un database centralizzato europeo che registra automaticamente ogni passaggio di frontiera, in entrata e in uscita. L'obiettivo dichiarato è duplice: rafforzare la sicurezza interna dell'Unione e contrastare il fenomeno degli overstayer, ovvero coloro che si trattengono oltre i termini consentiti. Una rivoluzione digitale che sulla carta appare efficiente, ma che nella pratica richiede tempi di elaborazione significativamente più lunghi rispetto al vecchio timbro manuale.
Un avvio graduale già segnato dai problemi
L'EES è stato avviato in modo graduale a partire dal 12 ottobre 2024 in 29 Paesi europei, con una fase di test e implementazione progressiva che avrebbe dovuto consentire agli aeroporti di adeguare infrastrutture e personale. Il sistema è poi diventato pienamente operativo il 10 aprile 2025, appena due giorni prima dell'episodio di Linate. I tempi si sono rivelati insufficienti. Gli scali europei, soprattutto quelli di medie dimensioni come Linate, si sono trovati a gestire flussi di passeggeri con procedure che richiedono fino a tre volte il tempo necessario rispetto al controllo tradizionale. Non si tratta di un problema esclusivamente italiano: segnalazioni di rallentamenti sono arrivate anche da altri aeroporti europei nei primi giorni di piena operatività. Gli esperti del settore aeroportuale avevano del resto lanciato l'allarme già nei mesi precedenti, chiedendo un periodo di transizione più lungo e investimenti adeguati in postazioni di controllo aggiuntive e personale formato. Il caso di Linate, con la sua evidenza numerica, quasi l'80% dei passeggeri rimasto a terra, rappresenta forse il segnale più forte che qualcosa nel cronoprogramma non ha funzionato come previsto.
Addio timbri sul passaporto: cosa cambia per i viaggiatori
Per i viaggiatori extra-Ue, il cambiamento è sostanziale. I timbri fisici sul passaporto, da decenni simbolo tangibile di ogni attraversamento di frontiera, vengono definitivamente sostituiti da registrazioni digitali. Ogni ingresso e ogni uscita dallo spazio Schengen saranno tracciati elettronicamente, con una precisione che il vecchio sistema cartaceo non poteva garantire. Oltre ai dati anagrafici contenuti nel passaporto, il database europeo conserverà le impronte digitali di quattro dita e l'immagine del volto del viaggiatore. Al primo passaggio la procedura richiede diversi minuti, perché è necessaria la registrazione completa dei dati biometrici. Nei transiti successivi i tempi dovrebbero ridursi, grazie al riconoscimento automatico tramite i dati già archiviati. Il condizionale è d'obbligo, visto che l'esperienza sul campo sta mostrando criticità anche nelle fasi di verifica. Per i cittadini britannici la novità è particolarmente significativa: fino alla Brexit attraversavano le frontiere europee con la stessa rapidità di un qualsiasi cittadino comunitario, mentre ora devono sottoporsi a controlli approfonditi che li equiparano ai viaggiatori provenienti da Paesi terzi. Un cambiamento che modifica concretamente l'esperienza di viaggio verso il continente.
Le prospettive e i nodi da sciogliere
L'episodio di Linate non resterà isolato se le autorità europee e gli operatori aeroportuali non interverranno rapidamente. Il nodo centrale è l'equilibrio tra sicurezza e fluidità: l'EES risponde a esigenze reali di controllo delle frontiere esterne, ma la sua implementazione non può tradursi in un collasso operativo degli scali. Servono più postazioni dedicate ai controlli biometrici, personale adeguatamente formato e, probabilmente, una revisione dei tempi stimati per le procedure di imbarco sui voli extra-Schengen. Le compagnie aeree, dal canto loro, dovranno ricalibrare le tempistiche, prevedendo finestre più ampie tra l'apertura dei gate e la partenza. Alcuni analisti suggeriscono anche l'introduzione di sistemi di pre-registrazione online dei dati biometrici, che permetterebbero di snellire le operazioni in aeroporto. La Commissione europea ha assicurato che il sistema verrà ottimizzato nelle prossime settimane, ma per i 120 passeggeri rimasti a terra a Linate queste promesse suonano tardive. La digitalizzazione delle frontiere è un passo necessario e, nel lungo periodo, probabilmente vantaggioso. Tuttavia la transizione richiede pragmatismo, risorse adeguate e la consapevolezza che dietro ogni dato biometrico c'è una persona con un volo da prendere.