Le origini del Premio Strega: un atto di resilienza culturale
Il Premio Strega non nacque semplicemente come un concorso, ma come un progetto di ricostruzione civile nel 1947. In un’Italia ancora segnata dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale, la scrittrice Maria Bellonci e suo marito Goffredo trasformarono il loro salotto romano in un presidio di libertà intellettuale. Grazie al supporto economico di Guido Alberti, che legò il nome del celebre liquore beneventano all'iniziativa, il premio divenne il simbolo di una cultura che tornava a respirare dopo il ventennio fascista. La prima vittoria di Ennio Flaiano con Tempo di uccidere non fu solo un riconoscimento letterario, ma un segnale politico: il romanzo affrontava le ombre del colonialismo italiano con una lucidità graffiante, stabilendo sin da subito che lo Strega sarebbe stato il luogo del confronto, spesso scomodo, con la realtà nazionale.
Evoluzione e trasformazioni: il termometro di una nazione in mutamento
Nel corso dei decenni, lo Strega ha agito come un sismografo, registrando ogni scossa della società italiana. Negli anni '50, il premio ha accompagnato il passaggio dal Neorealismo a nuove forme di introspezione, consacrando autori del calibro di Cesare Pavese (che con La bella estate esplorò il disagio esistenziale prima del tragico suicidio) e Alberto Moravia, le cui analisi lucide della borghesia hanno segnato un’epoca. Con l'ingresso negli anni '60 e '70, il premio ha dovuto gestire le contestazioni del Gruppo 63 e le spinte della modernità, riuscendo tuttavia a mantenere la sua autorevolezza. La giuria degli "Amici della domenica" si è evoluta da ristretto cenacolo di intellettuali a un corpo elettorale più vasto e stratificato, capace di mediare tra la tradizione letteraria più pura e le spinte innovative che chiedevano una letteratura più aderente ai mutamenti politici e di costume del Paese.
I vincitori che hanno scolpito l'immaginario collettivo
Analizzare l’albo d’oro del premio significa rileggere il canone della letteratura italiana contemporanea. Nel 1959, la vittoria postuma di Giuseppe Tomasi di Lampedusa con Il Gattopardo scatenò un dibattito feroce tra conservazione e progresso, regalando al mondo uno dei romanzi più letti di sempre. Nel 1957, Elsa Morante con L'isola di Arturo fu la prima donna a scardinare un dominio maschile, portando al centro della narrazione il mito e l'infanzia. Non si può poi dimenticare il 1981, l'anno di Umberto Eco e del suo Il nome della rosa: un successo travolgente che dimostrò come il romanzo dotto potesse diventare un bestseller globale. Più recentemente, autori come Paolo Giordano, Margaret Mazzantini e Mario Desiati hanno saputo intercettare le fragilità dei nuovi millenni, parlando di isolamento, maternità negata e fluidità dell'appartenenza, dimostrando che lo Strega non ha mai smesso di cercare voci capaci di raccontare "l'altrove" interiore.
Il Premio Strega oggi: il 2026 tra memoria e visione
Le celebrazioni per l'ottantesimo anniversario nel 2026 non rappresentano solo un traguardo numerico, ma una riflessione profonda sul ruolo del libro nell'era digitale. La mostra al MACRO di Roma non è una semplice esposizione di volumi, ma un percorso sensoriale che analizza l'evoluzione dell'oggetto-libro, dalle prime edizioni Einaudi o Mondadori fino alle sperimentazioni grafiche contemporanee. La scelta di spostare la finale dell'8 luglio in Piazza del Campidoglio è un gesto altamente simbolico: riportare la letteratura nel cuore politico e civile della Capitale significa ribadire che la narrazione è un bene pubblico. La rassegna cinematografica collaterale sottolinea inoltre la natura "espansiva" del premio, ricordando come capolavori nati sulla carta — come quelli di Dacia Maraini o Domenico Starnone — abbiano trovato nuova vita sul grande schermo, influenzando l'estetica visiva del Paese.
L'importanza del Premio Strega come eredità sociale
Oggi, lo Strega è molto più di una statuetta di vetro: è una piattaforma di dialogo intergenerazionale. È il luogo dove il rigore etico di un Primo Levi (La chiave a stella) incontra l'esuberanza narrativa delle nuove generazioni. La sua longevità risiede nella capacità di sopravvivere alle polemiche — spesso feroci e necessarie — che ogni anno accompagnano la selezione della "cinquina". Questo fervore dimostra che la letteratura in Italia è ancora materia viva, capace di accendere passioni e dividere l'opinione pubblica. Attraverso lo Strega, l'Italia continua a guardarsi allo specchio, riconoscendo nelle storie dei vincitori non solo dei testi creativi, ma dei veri e propri frammenti di un'autobiografia della nazione che continua a scriversi, anno dopo anno.
Sintesi finale
In ottant'anni di storia, il Premio Strega ha saputo trasformarsi da scommessa tra amici a istituzione culturale di rilievo internazionale. Le celebrazioni del 2026 onorano un passato glorioso, popolato da giganti della penna, ma servono soprattutto a lanciare una sfida ai nuovi scrittori: continuare a esplorare l'ignoto con la stessa audacia di chi, nel 1947, decise che la bellezza e la parola sarebbero state la base su cui ricostruire l'Italia.