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Fede e guerra negli scatti del collettivo Memora: a Milano la terra che sanguina
Cultura

Fede e guerra negli scatti del collettivo Memora: a Milano la terra che sanguina

Disponibile in formato audio

Dalla Siria alla Nigeria, passando per Armenia, Myanmar e Libano: alla Fondazione Ambrosianeum i reportage fotografici da cinque Paesi in conflitto. Fino al 6 aprile.

Quattro sguardi, un'unica ferita

Ci sono immagini che non si limitano a documentare. Restano addosso, lavorano dentro, costringono a fare i conti con ciò che preferiremmo non vedere. È il caso degli scatti raccolti nella mostra "Memora", allestita presso la Fondazione Ambrosianeum di Milano e visitabile fino al 6 aprile 2026.

Il progetto porta il nome del collettivo che lo ha realizzato, un gruppo di fotografi italiani che negli ultimi anni ha attraversato cinque Paesi segnati da conflitti armati, crisi umanitarie e fratture religiose: Armenia, Myanmar, Libano, Siria e Nigeria. Cinque territori diversi per geografia e storia, eppure accomunati da una stessa condizione, quella di una terra che, come recita il titolo della mostra, continua a sanguinare.

Quattro fotografi, quattro sguardi distinti. Ma il racconto che ne emerge è unitario, quasi corale: una mappa del dolore contemporaneo che il fotogiornalismo restituisce con una forza che nessun resoconto scritto potrebbe eguagliare.

Siria e Nigeria: due fronti, lo stesso dolore

Tra i reportage esposti, due colpiscono con particolare intensità.

Davide Canella ha documentato la Siria, un Paese che da oltre un decennio è sinonimo di distruzione e diaspora. Le sue immagini non cercano il sensazionalismo: raccontano piuttosto la quotidianità di chi è rimasto, di chi tra le macerie prova a ricostruire non solo le case, ma un senso. Il legame tra fede e sopravvivenza, centrale nell'intero progetto Memora, emerge qui con evidenza quasi brutale.

Dall'altra parte del continente, Carlo Cozzoli ha rivolto il suo obiettivo verso la Nigeria, concentrandosi in particolare sul campo profughi di Pulka, nel nord-est del Paese. È una zona segnata dalla violenza di Boko Haram, dove migliaia di sfollati vivono in condizioni disperate. Gli scatti di Cozzoli restituiscono volti, gesti minimi, frammenti di resistenza umana in un contesto che il dibattito pubblico europeo tende troppo spesso a ignorare.

Chi segue il fotogiornalismo internazionale ricorderà come anche il World Press Photo 2025 abbia messo al centro il racconto visivo dei conflitti, confermando quanto la fotografia resti uno strumento insostituibile per tenere viva l'attenzione sulle crisi dimenticate.

La Fondazione Ambrosianeum e il senso di una mostra

La scelta della sede non è casuale. La Fondazione Ambrosianeum, storica istituzione culturale milanese legata alla tradizione cattolica ambrosiana, ha da sempre vocazione al dialogo e alla riflessione sui temi della convivenza civile. Ospitare una mostra che intreccia guerra e fede significa, per la Fondazione, riaffermare il proprio ruolo di spazio di confronto su questioni che interpellano la coscienza collettiva.

L'allestimento milanese si inserisce peraltro in un panorama cittadino che nella primavera 2026 offre diverse occasioni legate alla fotografia e alle arti visive, confermando Milano come polo di riferimento per le mostre fotografiche di respiro internazionale.

Fotografia di guerra come atto di memoria

Il nome stesso del collettivo, Memora, dichiara un'intenzione precisa. Non si tratta solo di informare, ma di fissare nella memoria ciò che rischia di essere sommerso dal flusso continuo delle notizie. Armenia, Myanmar, Libano, Siria, Nigeria: sono tutti teatri di crisi che periodicamente tornano nelle cronache per poi scomparire di nuovo, inghiottiti dall'indifferenza.

Il lavoro dei fotografi del collettivo si pone esattamente in questo spazio, quello tra la notizia che sfuma e la memoria che resiste. Ogni scatto è un tentativo di sottrarre all'oblio una storia, un volto, un luogo. È fotogiornalismo nel senso più pieno del termine: non esercizio estetico, ma responsabilità civile.

In un'epoca in cui le immagini si consumano alla velocità di uno scroll, fermarsi davanti a una fotografia stampata, in una sala silenziosa, diventa quasi un atto di resistenza. La mostra alla Fondazione Ambrosianeum chiede esattamente questo: tempo e attenzione. Due risorse sempre più rare, e proprio per questo sempre più necessarie.

La mostra è aperta al pubblico fino al 6 aprile 2026 presso la Fondazione Ambrosianeum, nel cuore di Milano. L'ingresso e gli orari sono consultabili sul sito della Fondazione.

Pubblicato il: 31 marzo 2026 alle ore 07:27

Domande frequenti

Qual è il tema centrale della mostra 'Memora' alla Fondazione Ambrosianeum?

La mostra esplora il rapporto tra fede e guerra attraverso gli scatti di quattro fotografi italiani, che raccontano le ferite di cinque Paesi segnati da conflitti, crisi umanitarie e divisioni religiose.

Quali Paesi sono stati documentati dal collettivo Memora?

Il collettivo Memora ha realizzato reportage in Armenia, Myanmar, Libano, Siria e Nigeria, tutti territori accomunati da conflitti e crisi sociali.

In che modo la fotografia di guerra viene presentata come atto di memoria nella mostra?

La fotografia di guerra è proposta come strumento per fissare nella memoria collettiva storie e volti che rischiano di essere dimenticati, sottolineando la responsabilità civile del fotogiornalismo.

Perché la Fondazione Ambrosianeum ha scelto di ospitare questa mostra?

La Fondazione Ambrosianeum, con la sua tradizione di dialogo sui temi della convivenza civile, ha voluto offrire uno spazio di riflessione su questioni attuali e universali come guerra, fede e memoria.

Fino a quando è visitabile la mostra e dove si trova?

La mostra è aperta al pubblico fino al 6 aprile 2026 presso la Fondazione Ambrosianeum, nel centro di Milano; per dettagli su orari e ingresso è possibile consultare il sito della Fondazione.

Michele Monaco

Articolo creato da

Michele Monaco

Redattore Michele Monaco è imprenditore, ricercatore e docente universitario con oltre vent'anni di esperienza nell'innovazione digitale, nella formazione e nella consulenza strategica. Laureato in Scienze Politiche e Internazionali, è CEO di Adventus Consulting Jdoo (Umag, Croazia dove risiede stabilmente) e Presidente Nazionale di ENBAS, ente bilaterale attivo nella formazione professionale e nelle politiche attive per il lavoro. In qualità di Coordinatore Nazionale dei Progetti di Ricerca presso ERSAF, guida iniziative che coniugano intelligenza artificiale e formazione, tra cui FindYourGoal.it, piattaforma di orientamento scuola-lavoro basata sul modello LifeComp, Avatar4University.Org, sistema AI per la creazione di corsi universitari con avatar docente, KeepYouCare.it, piattaforma di telemedicina, telesoccorso e telerefertazione. È inoltre Delegato della Regione Calabria presso il Ministero degli Esteri per la Cooperazione Internazionale ed è membro del tavolo delle regioni, dove coordina un progetto per la creazione di un Hub Formativo in Tunisia. Docente a contratto di Diritto dell'Economia e Diritto Internazionale presso la SSML di Lamezia Terme e presso l'Università Telematica eCampus, è autore di pubblicazioni in ambito pedagogico sulle competenze caratteriali e il framework LifeComp. Ha tenuto interventi al Senato della Repubblica, alla Camera dei Deputati, in Regione Lombardia e a Buenos Aires su temi che spaziano dalla pedagogia speciale, alla telemedicina ed alla cooperazione internazionale. Innovation Manager certificato MISE, unisce visione strategica e competenza tecnologica con una vocazione per il dialogo istituzionale e la ricerca applicata.

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