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Record di 2 milioni di iscritti e ombra abbandoni: la sfida 2030

Al convegno RAU di Padova il dato choc: con il 27% di abbandono l'Italia è 4 punti sopra la media OCSE. E le immatricolazioni 2025/26 calano del 3,3%.

L'università italiana sfiora i 2,05 milioni di iscritti nel 2024/25, record assoluto certificato dal Rapporto ANVUR 2026 sul sistema della formazione superiore. Ma nelle aule di Palazzo Bo, dal 28 al 30 maggio 2026, i dirigenti riuniti per il convegno Università 2030 discutono di un numero che quel record nasconde: il 27% degli studenti delle triennali non arriva alla laurea, 4 punti sopra la media OCSE.

Il convegno RAU al Bo: il futuro letto da chi gestisce gli atenei

Il XXXIV convegno nazionale del Coordinamento dei Responsabili amministrativo-gestionali delle Università (RAU) ha scelto il titolo "Università 2030: un ecosistema in evoluzione" per spostare il fuoco dai grandi numeri ai meccanismi che li sorreggono. La sessione di apertura, moderata da Maria Soave del TG1, riunisce Alberto Scuttari, presidente CoDAU e direttore generale dell'ateneo padovano, Marcella Gargano per il MUR, Daniele Livon per ANVUR e Antonio Naddeo per ARAN. Dal secondo giorno i lavori si spostano all'Orto Botanico, sito UNESCO, per concentrarsi su modelli organizzativi, leadership pubblica, sostenibilità gestionale e innovazione digitale. Tre parole guida danno il taglio dei tre giorni: organizzazione, fiducia, sostenibilità. Il filo conduttore è il ruolo del personale tecnico-amministrativo come motore della trasformazione degli atenei, di solito raccontato solo come voce di spesa.

Il record dei 2 milioni e il gap con l'OCSE

Dietro la cifra dei 2.050.112 iscritti si muovono curve opposte. Nell'ultimo decennio il sistema è cresciuto del 19% rispetto agli 1,7 milioni del 2014/15, trainato soprattutto dalle università telematiche, passate da 119mila a quasi 308mila iscritti in sei anni e arrivate al 15% del totale. Le donne sono 1.152.280, oltre il 56% degli iscritti. La fotografia dell'uscita resta però opaca: nelle lauree triennali, dopo sei anni, circa il 27% degli studenti ha abbandonato il percorso, contro il 23% della media OCSE. Tra primo e secondo anno l'abbandono pesa il 13,3% negli atenei statali, sale al 18,8% nelle telematiche e scende al 6,4% nei non statali. Il 2025/26 ha già acceso un campanello: le immatricolazioni sono calate del 3,3% rispetto all'anno precedente, primo segnale concreto del calo demografico che il sistema dovrà assorbire nei prossimi quindici anni. Il quadro indicato al convegno parla di una riduzione del 22% della popolazione studentesca tradizionale entro il 2040, dopo un picco di immatricolazioni atteso nel 2027/28 attorno alle 345mila unità: una finestra ampia ma breve, durante la quale gli atenei dovranno decidere quale offerta formativa mantenere e quale ridimensionare.

Le tre leve e cosa cambia per gli atenei

Per chi gestisce 19,5 miliardi di proventi e 65.617 docenti, la convergenza tra record e fragilità si traduce in scelte concrete di organico, fondi e servizi. La presidente RAU Maria Adele Savino ha indicato tre leve: internazionalizzazione, riduzione degli abbandoni e formazione lungo tutto l'arco della vita. Sul primo fronte i numeri restano contenuti: gli studenti con titolo estero hanno superato quota 111mila nel 2024/25, più che raddoppiati dal 2018/19, ma il saldo positivo di 21.532 ingressi netti nel 2022/23 non basta a compensare i mancati iscritti italiani, e gli studenti stranieri si fermano intorno al 6% degli iscritti totali. Sul secondo fronte, il tasso di laurea entro sei anni è al 56%: su 100 matricole solo 56 escono col titolo nei tempi attesi, come mostrano i dati pubblicati sul Portale USTAT del MUR sui dati degli atenei italiani. La terza leva, il lifelong learning, dovrà appoggiarsi sulle 51.470 unità di personale tecnico-amministrativo, il 38,8% del personale complessivo, chiamate a sostenere orientamento, tutoraggio e nuovi servizi per studenti adulti senza un proporzionale aumento degli organici. È su queste figure che il convegno chiede di concentrare investimenti e progettazione.

La traduzione operativa è semplice da enunciare e difficile da pianificare: scegliere ora dove spostare risorse, personale e corsi di laurea separerà gli atenei che resteranno competitivi nel 2030 da quelli che dovranno ridimensionare offerta formativa, sedi e percorsi di dottorato.

Pubblicato il: 28 maggio 2026 alle ore 16:52