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Molestie in ateneo, 28 casi: 8 autori docenti e 10 colleghi di studio

Nel 2025 gli sportelli antiviolenza di sei atenei accolgono 124 persone: 8 autori di molestie su 28 sono docenti. Il confronto con i dati ISTAT.

Nel 2025 la Rete nazionale degli sportelli antiviolenza universitari ha accolto 124 persone in sei atenei italiani. Su 28 casi di molestie avvenuti negli ambienti universitari, 8 sono stati attribuiti a docenti e 10 a colleghi di corso o di lavoro: 26 aggressori su 28 appartengono alla comunità di ateneo.

Chi si rivolge agli sportelli e cosa denuncia

Delle persone accolte il 97% è donna, l'85% appartiene alla comunità studentesca e quasi una su due è fuorisede. Nel 93% dei casi l'autore della violenza è un uomo. La forma più segnalata è la violenza psicologica con 106 casi. Seguono la violenza sessuale, riferita da 50 persone (oltre il 40% del totale), la violenza fisica (29 episodi), lo stalking (28) e la violenza economica (12).

La rete, coordinata dalla Casa delle donne per non subire violenza di Bologna, mette insieme gli sportelli attivi negli atenei di Bologna, Milano, Torino, Roma, Pisa e Viterbo. Nel 2025 hanno partecipato alla rilevazione cinque delle organizzazioni aderenti da più tempo: la fotografia è quindi una prima approssimazione, non un dato esaustivo del fenomeno.

Il profilo dell'aggressore in ateneo ribalta il dato ISTAT

Nel report nazionale sui 409 centri antiviolenza attivi in Italia nel 2024, l'autore della violenza è un partner attuale nel 52,8% dei casi e un ex-partner nel 26,1%: quasi otto casi su dieci nascono dentro una relazione affettiva. Negli sportelli universitari il quadro si rovescia. Nei 28 episodi di molestie segnalati, 26 aggressori appartengono alla comunità di ateneo. Il 28,6% è docente (8 su 28), il 35,7% è collega di corso o di lavoro (10 su 28). L'ambiente formativo produce il rischio, non lo sostituisce.

Nei dati ISTAT sui centri antiviolenza per l'anno 2024 il 22% delle donne accolte a livello nazionale ha meno di 29 anni: la fascia in cui rientra la maggior parte della popolazione universitaria. La sovrapposizione tra vittima potenziale e vittima reale è molto stretta, ma le denunce che finiscono nei percorsi generalisti raramente identificano il contesto accademico come il luogo dell'abuso: il dato nazionale resta polarizzato sulla coppia, mentre quello degli sportelli universitari fotografa aule, laboratori e uffici come scene ricorrenti.

Il fatto che quasi il 50% delle persone accolte dagli sportelli universitari sia fuorisede aggiunge un elemento pesante: chi denuncia rischia di dover cambiare corso, sede o città per non incontrare più l'aggressore in un'aula o in un ufficio. Sulle 22 studentesse coinvolte in molestie il costo della denuncia va oltre la relazione con l'aggressore e tocca direttamente la carriera accademica. Esiste anche un'asimmetria di potere che non compare nel percorso ordinario dei centri antiviolenza: un docente che valuta un esame o firma una tesi non è un partner, ma può condizionare il futuro professionale di chi denuncia.

Sei atenei coprono una frazione del sistema

Le università pubbliche italiane sono circa 84 e la Rete oggi copre sei città. Il primo sportello universitario contro la violenza di genere risale al 2019, secondo la coordinatrice Giulia Nanni, responsabile del settore Accoglienza della Casa delle donne di Bologna. In sei anni la crescita è stata lenta e la rilevazione 2025 arriva da cinque atenei: il numero reale di casi è verosimilmente più alto e non intercettato da nessun osservatorio.

Chi studia in una sede priva di sportello dedicato può rivolgersi allo sportello universitario contro la violenza di genere dell'Università di Bologna, che accetta anche contatti a distanza e in inglese, oppure a uno dei 409 centri antiviolenza territoriali censiti dall'ISTAT. Il numero nazionale antiviolenza 1522 è attivo 24 ore su 24, in italiano e in altre lingue, e non richiede identificazione.

Il database nazionale sugli abusi dentro gli atenei sta prendendo forma, ma resterà una fotografia parziale finché la maggior parte delle università pubbliche non aderirà alla Rete.

Pubblicato il: 15 luglio 2026 alle ore 07:56