Il governo britannico va avanti con la tassa da 925 sterline per ogni studente internazionale iscritto nelle università inglesi. La misura entrerà in vigore il 1 agosto 2028 e sarà inserita nel Finance Bill di autunno, nonostante le critiche del settore accademico e le stime che parlano di 77.000 immatricolazioni perse in cinque anni.
Come funziona la levy da 925 sterline
La tassa è una quota fissa che le università pagheranno per ciascuno studente non residente iscritto a corsi di livello universitario. I primi 220 studenti internazionali di ogni ateneo sono esenti, una soglia pensata per proteggere i piccoli provider. L'impatto stimato dal governo è di circa 330 milioni di sterline annui a carico del sistema universitario inglese, che dovranno essere reinvestiti in borse di studio per studenti britannici svantaggiati e in percorsi di formazione tecnica.
La Risposta governativa alla consultazione tecnica sull'International Student Levy ha respinto quasi tutte le richieste di ampliare le esenzioni. Sono esclusi solo gli iscritti a programmi di educazione transnazionale erogati fuori dal Regno Unito, mentre i corsi delle università inglesi tenuti in Scozia, Galles o Irlanda del Nord restano soggetti alla tassa. Il governo ha annunciato anche un aumento dei tetti alle rette allineato all'inflazione fra il 2026/27 e il 2030/31, che dovrebbe generare circa 6 miliardi di sterline aggiuntivi per gli atenei.
Il calo italiano che precede la stangata
Gli studenti italiani stanno già lasciando gli atenei britannici. Nell'anno accademico 2024/25 le immatricolazioni italiane ai corsi post-laurea sono scese del 23% rispetto all'anno precedente, uno dei cali più marcati fra i Paesi UE. È l'ultimo capitolo di una parabola che aveva già cambiato volto dopo la Brexit: nel 2021/22, con l'entrata in vigore delle nuove regole su visti e tasse, le matricole italiane erano passate da 6.220 a 3.105 in un solo anno.
Il quadro complessivo confermato dai dati HESA racconta un declino strutturale. Nel 2024/25 gli studenti internazionali nelle università britanniche sono 685.565, il 10% in meno rispetto al picco del 2022/23, con 63.600 iscritti dall'Unione Europea. I nuovi ingressi UE sono scesi del 16% in un anno e restano ben sotto la metà del livello pre-Brexit. Le Statistiche HE 2024/25 - HESA mostrano che il calo colpisce soprattutto master e PhD, i corsi su cui si concentrano gli italiani.
Cosa cambia per chi vuole studiare a Londra
La tassa è formalmente a carico degli atenei, ma il think tank Public First stima che il costo verrà in larga parte trasferito sugli studenti attraverso rette più alte, con una perdita netta di 77.000 immatricolazioni internazionali nell'arco di cinque anni. Per uno studente italiano che oggi paga tra le 20.000 e le 25.000 sterline all'anno per un master a Londra, questo si traduce in un aumento diretto o in una riduzione dei servizi finanziati con quelle rette.
L'associazione Universities UK ha definito la misura una tassa su una delle principali esportazioni del Paese, mentre University Alliance ha avvertito che la levy rischia di indebolire l'attrattività britannica in un momento di forte concorrenza globale. Per gli italiani il calcolo diventa semplice: rette già triplicate rispetto al periodo pre-Brexit, borse di studio nazionali ristrette e ora un ulteriore costo strutturale. Chi punta ancora sul Regno Unito dovrà valutare con più attenzione borse come le GREAT Scholarships, mentre destinazioni come Paesi Bassi, Irlanda e Germania continuano a offrire percorsi in inglese a costi molto più contenuti.
Il primo anno accademico interamente sotto la nuova tassa sarà il 2028/29, con le prime somme versate dalle università al termine di quell'anno. Nel frattempo il Regno Unito dovrà dimostrare che il gettito, meno di un miliardo di sterline in cinque anni, valga il rischio di perdere quote di mercato che i competitor europei stanno già intercettando.