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La Flc-Cgil compie 20 anni e lancia l'allarme: troppi precari nella scuola, investimenti insufficienti e derive aziendalistiche

Due giornate di confronto all'Università Roma Tre sulla conoscenza come bene comune. Il sindacato: "L'Italia investe poco nell'istruzione, il lavoro nella scuola è sempre più frammentato e instabile"

* Vent'anni di battaglie per la conoscenza * L'Italia fanalino di coda sugli investimenti in istruzione * La piaga del precariato tra docenti e personale Ata * Scuola aziendalizzata: il rischio di snaturare la missione educativa * Intelligenza artificiale e democrazia: il nodo irrisolto * Quale futuro per la conoscenza in Italia

Vent'anni di battaglie per la conoscenza {#ventanni-di-battaglie-per-la-conoscenza}

Conoscere significa crescere. È questa la convinzione che ha animato le due giornate di confronto organizzate dalla Flc-Cgil il 14 e 15 aprile presso l'Università degli Studi Roma Tre, per celebrare i vent'anni dalla nascita della Federazione Lavoratori della Conoscenza. Non una semplice ricorrenza, ma un'occasione per fare il punto su ciò che funziona e, soprattutto, su ciò che non funziona nel sistema dell'istruzione italiana.

All'evento hanno partecipato esperti del settore educativo, accademici, rappresentanti istituzionali e figure della politica nazionale. Il filo conduttore è stato chiaro fin dall'apertura dei lavori: la conoscenza come bene comune e fondamento della democrazia, un principio che in Italia sembra troppo spesso relegato alla retorica dei convegni senza trovare riscontro nei fatti.

E i fatti, stando a quanto emerge dalle analisi presentate durante l'iniziativa, parlano di un Paese che continua a investire poco nell'istruzione, che precarizza sistematicamente chi lavora nella scuola e nell'università, e che rischia di piegare le istituzioni educative a logiche estranee alla loro missione.

L'Italia fanalino di coda sugli investimenti in istruzione {#litalia-fanalino-di-coda-sugli-investimenti-in-istruzione}

Il dato è ormai noto, eppure non smette di colpire. L'Italia destina all'istruzione una quota del PIL costantemente inferiore alla media dei Paesi OCSE. Una distanza che non si è ridotta negli ultimi anni, anzi. Mentre altri Paesi europei hanno risposto alle crisi, dalla pandemia alla transizione digitale, potenziando i propri sistemi formativi, il nostro ha continuato a navigare con risorse insufficienti.

La Flc-Cgil ha ribadito con forza questo punto: senza investimenti strutturali nell'istruzione, qualsiasi riforma rischia di restare sulla carta. Non si tratta soltanto di edilizia scolastica o di strumentazione tecnologica, per quanto entrambe siano urgenti. Si tratta di garantire organici stabili, formazione continua, stipendi dignitosi. Questioni che toccano la qualità stessa dell'esperienza educativa offerta a milioni di studenti.

Il confronto con la Germania o la Francia è impietoso, ma anche il paragone con la Spagna, spesso considerata un'economia comparabile alla nostra, evidenzia un divario significativo nella spesa pubblica per l'istruzione.

La piaga del precariato tra docenti e personale Ata {#la-piaga-del-precariato-tra-docenti-e-personale-ata}

Se gli investimenti rappresentano il quadro macro, la precarizzazione del lavoro nella scuola ne è la conseguenza più tangibile e dolorosa. I numeri sono eloquenti: ogni anno centinaia di migliaia di contratti a tempo determinato vengono attivati per coprire posti vacanti che, nella sostanza, sono tutt'altro che temporanei.

I docenti precari vivono in una condizione di instabilità cronica. Supplenze annuali rinnovate di anno in anno, trasferimenti continui, l'impossibilità di costruire un progetto didattico di lungo respiro con i propri studenti. Una situazione che la Flc-Cgil definisce insostenibile, non solo per i lavoratori ma per l'intero sistema educativo. Come sottolineato dai relatori intervenuti a Roma Tre, un insegnante precario è un insegnante a cui viene negata la possibilità di incidere davvero sulla crescita dei propri allievi.

La questione non riguarda soltanto i docenti. Anche il personale Ata precario, dai collaboratori scolastici agli assistenti amministrativi e tecnici, vive le stesse incertezze. Figure indispensabili per il funzionamento quotidiano delle scuole, troppo spesso invisibili nel dibattito pubblico, ma senza le quali nessun istituto potrebbe aprire i cancelli la mattina. Chi si occupa dei diritti del personale Ata e dei docenti nelle graduatorie interne sa bene quanto il sistema sia fragile e quanto le tutele siano ancora insufficienti.

La precarizzazione ha anche un costo economico diretto per chi la subisce. I ritardi nei pagamenti, nei bonus e nei rimborsi spettanti ai supplenti sono una costante che diverse sigle sindacali hanno più volte denunciato. Di recente, proprio la Gilda degli Insegnanti ha chiesto un incontro urgente al MIM per affrontare queste criticità, a conferma di un disagio diffuso e trasversale.

Scuola aziendalizzata: il rischio di snaturare la missione educativa {#scuola-aziendalizzata-il-rischio-di-snaturare-la-missione-educativa}

Uno dei temi più dibattuti nelle due giornate romane è stato quello della progressiva aziendalizzazione della scuola. Un processo che, secondo la Flc-Cgil, è in atto da tempo e che si manifesta in molteplici forme: la centralità assegnata alla performance misurabile, la competizione tra istituti, l'introduzione di logiche manageriali nella governance scolastica, la crescente dipendenza da finanziamenti esterni e progetti a termine.

La scuola, hanno avvertito diversi relatori, non è un'azienda. Non produce beni da collocare sul mercato. Forma cittadini, sviluppa pensiero critico, costruisce coesione sociale. Quando si applicano all'istruzione categorie mutuate dal mondo imprenditoriale, il rischio è quello di sacrificare la profondità dell'apprendimento sull'altare dell'efficienza quantificabile.

Non manca chi, anche nel mondo sindacale, ha evidenziato come alcune riforme degli ultimi due decenni abbiano accentuato questa tendenza. L'autonomia scolastica, nata con finalità condivisibili, si è trasformata in certi casi in un meccanismo che ha amplificato le disuguaglianze territoriali anziché ridurle. Le scuole più forti, in contesti socio-economici favorevoli, hanno saputo attrarre risorse e competenze; quelle più fragili, spesso nelle aree dove il bisogno educativo è maggiore, sono rimaste indietro.

Intelligenza artificiale e democrazia: il nodo irrisolto {#intelligenza-artificiale-e-democrazia-il-nodo-irrisolto}

Non poteva mancare, in un evento dedicato alla conoscenza nel 2026, una riflessione sull'impatto dell'intelligenza artificiale. Un tema che il sindacato ha affrontato senza pregiudizi ideologici ma con lucida preoccupazione, ponendo una domanda di fondo: quali sono le implicazioni dell'IA per la democrazia e per il mondo dell'istruzione?

L'IA sta già trasformando il modo in cui si produce, si distribuisce e si consuma conoscenza. Nella scuola, le applicazioni sono molteplici e in rapida evoluzione, dalla personalizzazione degli apprendimenti alla valutazione automatizzata. Ma il punto sollevato a Roma Tre va oltre la dimensione strettamente didattica. Se la conoscenza è il fondamento della democrazia, chi controlla gli strumenti attraverso cui essa viene generata e diffusa detiene un potere enorme.

La Flc-Cgil ha insistito sulla necessità di un approccio regolatorio pubblico all'intelligenza artificiale nella scuola, che metta al centro la trasparenza degli algoritmi, la tutela della privacy degli studenti e, soprattutto, il ruolo insostituibile del docente come mediatore critico della conoscenza. Nessuna macchina, per quanto sofisticata, può sostituire la relazione educativa.

Quale futuro per la conoscenza in Italia {#quale-futuro-per-la-conoscenza-in-italia}

I vent'anni della Flc-Cgil si chiudono con una richiesta chiara alla politica: invertire la rotta. Più risorse per l'istruzione pubblica, un piano straordinario di stabilizzazione dei precari, il superamento delle logiche aziendalistiche che stanno snaturando la scuola.

La partita, lo si è detto a più riprese durante il convegno, non riguarda solo i lavoratori del comparto. Riguarda il Paese intero. Un sistema educativo debole produce disuguaglianze, frena la mobilità sociale, impoverisce il tessuto democratico. È una lezione che altri Paesi europei sembrano aver compreso meglio dell'Italia.

Le sfide aperte sono molteplici. Dalla vertenza sul sostegno, che ha visto la stessa Flc-Cgil impugnare un decreto ministeriale insieme ad altre sigle sindacali, alla necessità di ripensare il reclutamento e la formazione iniziale dei docenti, passando per la gestione dell'innovazione tecnologica. La questione resta aperta, e la sensazione è che i prossimi anni saranno decisivi per capire se l'Italia sceglierà finalmente di investire sul proprio futuro, oppure continuerà a trattare la conoscenza come una voce di spesa da contenere.

Pubblicato il: 14 aprile 2026 alle ore 09:40