La riforma Bernini è legge: 122 sì, 70 no e 3 astenuti alla Camera hanno chiuso l'iter del disegno di legge sulla revisione dei concorsi universitari. Dopo tredici anni e sei finestre, l'Abilitazione scientifica nazionale sparisce e viene sostituita da un'autocertificazione online. Ma dietro il cambio di procedura resta un dato che nessuna nuova regola può nascondere: oltre 31mila abilitati non hanno mai ricevuto una chiamata da un ateneo.
Cosa cambia dopo il voto della Camera
Il testo, identico a quello licenziato dal Senato lo scorso 9 dicembre, trasforma il reclutamento dei professori e dei ricercatori a tempo determinato. I candidati ai concorsi non passeranno più da una commissione nazionale: dichiareranno online il possesso di requisiti di produttività scientifica fissati per gruppo disciplinare, poi verranno vagliati da una commissione locale con quattro membri esterni estratti a sorte e uno interno all'ateneo. I requisiti verranno definiti con un decreto del ministero su proposta dell'ANVUR entro novanta giorni dall'entrata in vigore della legge.
Chi ha già ottenuto l'abilitazione prima dell'entrata in vigore resta esonerato dall'autocertificazione fino alla scadenza del titolo. Il provvedimento è stato criticato da 144 società scientifiche che ne contestano la vaghezza sui criteri e il rischio di concorsi tagliati su misura per candidati specifici.
Il vero collo di bottiglia: 31mila abilitati fuori
Il problema che la riforma pretende di risolvere è un imbuto strutturale. Dal 2012 a oggi si sono abilitati oltre 71mila aspiranti professori, ma meno di 40mila hanno poi ottenuto una cattedra. Sono rimasti fuori oltre 31mila abilitati, il 41,3% del totale. Quattro abilitati su dieci hanno superato la valutazione nazionale senza mai vedere una chiamata, perché le cattedre finanziate non bastano a coprire la platea. Cambiare il filtro non aumenta i posti.
Il confronto europeo aiuta a capire la scelta. La Francia mantiene la Qualification CNU, cioè esattamente il filtro nazionale che l'Italia sta smontando: senza il vaglio del Conseil national des universités non si accede ai concorsi locali per maître de conférences o professeur. L'Italia diventa il primo grande Paese dell'Europa continentale a delegare integralmente la valutazione agli atenei, senza un passaggio nazionale intermedio. Il portale ufficiale dell'Abilitazione scientifica nazionale resta attivo solo per gestire il regime transitorio.
Sul contenzioso, il testo licenziato dalle Camere si affida a un'affermazione forte: tra il 2013 e il 2024 le procedure di abilitazione hanno generato oltre 2.500 ricorsi tra Tar del Lazio e Consiglio di Stato, contro 45 per la chiamata dei professori e 179 per quella dei ricercatori nello stesso periodo. La conseguenza pratica, però, è che il contenzioso si sposterà a valle: sulle chiamate locali, dove finora era quasi assente.
Meno posti per i contratti da ricercatore
C'è un secondo dato che pesa quanto il primo, e riguarda chi è ancora precario. La riforma Bernini alza dal 20% al 25% la quota di posti da professore riservata a chi arriva da un altro ateneo. Contemporaneamente abbassa dal 33% al 25% la quota delle risorse destinate ai contratti da ricercatore a tempo determinato riservata alla mobilità: otto punti in meno per chi non ha ancora una cattedra e cerca di spostarsi. I professori guadagnano cinque punti di mobilità, i ricercatori ne perdono otto.
Il ricambio generazionale, in un sistema che ha già 31mila abilitati in attesa di chiamata, ne esce indebolito. Il provvedimento introduce anche il trasferimento a senso unico per professori e ricercatori a tempo indeterminato in servizio da almeno cinque anni, subordinato all'assenso dell'interessato e degli atenei coinvolti e al rispetto di indicatori di sostenibilità economico-finanziaria della sede che chiama. L'analisi dei nuovi requisiti per i concorsi universitari approfondisce cosa cambia gruppo per gruppo.
La riforma entrerà pienamente a regime solo quando il decreto ministeriale fisserà i requisiti per ciascuno dei 190 gruppi scientifico-disciplinari. Lì si giocherà la vera partita sui concorsi degli atenei, sul testo depositato come scheda del DDL S.1518 al Senato.