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Caso Brescia: le denunce anonime e i dati CRUI sulle molestie negli atenei

Caso Brescia, lettere anonime contro un professore. I dati CRUI: 243 segnalazioni in 8 mesi, solo 1 ateneo su 4 ha sportelli dedicati per le vittime.

Due lettere anonime inviate al rettore dell'Università di Brescia a partire dall'11 maggio 2026 accusano un professore ordinario di molestie reiterate durante le lezioni: battute a sfondo sessuale, commenti sull'aspetto fisico delle studentesse, sguardi insistenti, allusioni esplicite a incontri privati. Le denunce sono state inviate anche ad altri organi accademici e arrivano in forma anonima, firmate da studenti ancora iscritti e da ex studenti laureati di recente. I dati nazionali spiegano perché.

Anni di episodi, un silenzio collettivo

Le lettere descrivono uno schema consolidato di comportamento noto nell'ambiente accademico ma mai formalmente contestato. Tra i fatti riportati: la password di un'aula pronunciata con un'allusione sessuale, commenti sulla scelta dei fidanzati tramite tabella Excel con criteri espliciti di bellezza e frequenza, l'invito a una studentessa a venire con un vestitino per appagare gli occhi di tutti noi maschietti. E il racconto della pizzata post-esame con allusioni a cosa può accadere a chi finisce sotto il tavolo. Un episodio ha riguardato anche l'invito esplicito a una matricola a segnarsi il numero di telefono del professore fin dalle prime lezioni.

Le denunce segnalano ripercussioni concrete sulla vita accademica: il disagio costante avrebbe influito sull'attenzione alle lezioni, sulla frequenza ai corsi e sul benessere degli studenti in ateneo. Chi dipende dal docente per esami, crediti e lettere di referenza difficilmente denuncia, anche quando riconosce il comportamento come lesivo della propria dignità. Le missive descrivono la situazione come uno schema di potere che avrebbe scoraggiato le denunce formali per timore di ripercussioni sulla carriera accademica.

Il rettore Francesco Castelli ha confermato che l'ateneo verificherà la congruenza dei comportamenti segnalati con il Codice Etico, aprendo eventualmente un'istruttoria. Ha precisato che il benessere della comunità studentesca è una priorità e che è dovere dell'ateneo verificare ogni segnalazione ricevuta. Non ha fornito dettagli sull'identità del docente né sulle tempistiche.

I dati che spiegano l'anonimato: 243 casi in 8 mesi

Che le denunce arrivino anni dopo i fatti e in forma anonima non è specifico di Brescia. È la norma documentata dalla prima indagine nazionale della CRUI su abusi e molestie negli atenei italiani, presentata nel marzo 2025 dopo un monitoraggio di otto mesi.

Tra marzo e novembre 2024, gli 80 atenei aderenti alla CRUI hanno registrato 243 segnalazioni, circa 30 al mese, praticamente una al giorno. Di queste, 55 indicavano come responsabili docenti o ricercatori. Il dato più critico riguarda le strutture: solo 18 atenei su 80 hanno sportelli di ascolto dedicati alle vittime. Tre università su quattro non ne hanno uno. Prima indagine CRUI su abusi negli atenei italiani (2024)

Senza uno spazio sicuro e riservato, la paura di ritorsioni - il principale ostacolo alla denuncia secondo la stessa CRUI - spinge le vittime verso il silenzio o l'anonimato. Al Sud la ritrosia a denunciare è documentata come sistematicamente più alta: la CRUI ha affidato alla rettrice dell'Università di Messina, Giovanna Spatari, un piano d'azione specifico per incentivare le segnalazioni nel Mezzogiorno.

Il 38% delle 243 segnalazioni riguardava molestie psicologiche, stalking e mobbing, forme di disagio non sempre riconoscibili come tali da chi le subisce, il che amplia ulteriormente lo spazio della sotto-segnalazione.

Cosa prevede il codice etico: l'istruttoria a Brescia

Il Codice Etico degli atenei prevede che a fronte di una segnalazione formale si costituisca una commissione d'indagine con rappresentanti dell'amministrazione e del CUG (Comitato Unico di Garanzia). Gli esiti possibili vanno dall'ammonimento scritto alla segnalazione disciplinare con eventuale allontanamento dall'ateneo. Le vittime sono protette dalla normativa vigente contro eventuali ritorsioni, che possono essere a loro volta valutate sotto il profilo disciplinare.

I rettori italiani chiedono da tempo strumenti sanzionatori più rapidi e incisivi. La CRUI ha indicato il licenziamento di un docente dell'Università di Pavia per comportamenti analoghi come esempio della direzione giusta, ma i poteri disciplinari dei rettori rimangono tuttora limitati dalla normativa vigente e i procedimenti sono spesso più lenti rispetto alla gravità percepita dai denuncianti.

Le lettere anonime di Brescia rivelano che la paura di esporsi non scompare con la laurea. Se l'ateneo risponderà con un'istruttoria formale, sarà anche l'occasione per dotarsi di strumenti permanenti di ascolto: oggi, come in tre atenei italiani su quattro, uno sportello dedicato alle vittime manca.

Pubblicato il: 25 maggio 2026 alle ore 09:32