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L'eredità digitale di Michela Murgia rivive in Zephorum: un archivio aperto a tutti

Alessandro Giammei ha curato la raccolta sistematica dei contenuti social della scrittrice sarda, ora consultabili in un'unica pagina indipendente e pubblica

* Un archivio per non disperdere la voce digitale * Cos'è Zephorum e come funziona * Il ruolo di Alessandro Giammei * Patrimonio digitale culturale: una questione ancora aperta

Un archivio per non disperdere la voce digitale {#un-archivio-per-non-disperdere-la-voce-digitale}

Le parole restano, anche quelle scritte di fretta su un social network. Restano i post, le risposte taglienti, le prese di posizione che infiammavano il dibattito pubblico. Michela Murgia ha attraversato gli spazi digitali con la stessa intensità con cui abitava quelli letterari, e ora quella produzione, frammentata tra piattaforme diverse e algoritmi capricciosi, è stata raccolta e organizzata in un unico luogo.

Si chiama Zephorum ed è una pagina indipendente, accessibile pubblicamente, che conserva l'eredità digitale dei profili social di Michela Murgia. Un progetto che nasce dalla consapevolezza, sempre più diffusa, che il patrimonio intellettuale di un autore contemporaneo non si esaurisce nei libri pubblicati. I social media, piaccia o meno, sono diventati una forma di scrittura pubblica, e nel caso della scrittrice sarda costituivano un vero e proprio prolungamento della sua attività culturale e politica.

Cos'è Zephorum e come funziona {#cosè-zephorum-e-come-funziona}

Zephorum non è un semplice copia-incolla di vecchi post. Stando a quanto emerge, la pagina organizza i dati provenienti dai diversi profili social di Murgia in modo razionale e consultabile, permettendo a chiunque di navigare tra i contenuti con una logica che le piattaforme originali, progettate per l'immediatezza e l'oblio, non garantiscono.

La scelta di creare uno spazio indipendente, svincolato da qualsiasi piattaforma commerciale, non è casuale. I social network chiudono, cambiano le regole, modificano la visibilità dei contenuti. Un profilo può sparire da un giorno all'altro per decisione aziendale. Affidare la memoria digitale di una figura pubblica alle policy di Meta o di X sarebbe, a ben vedere, un azzardo. Zephorum si pone come alternativa stabile, aperta a tutte e tutti.

Il tema della conservazione dei contenuti digitali di personaggi pubblici sta acquisendo rilevanza crescente. In un'epoca in cui la solidarietà digitale per il Papa ha generato 83,4 milioni di interazioni nel mondo, è evidente che i social media rappresentano ormai uno spazio culturale di primo piano, la cui documentazione merita attenzione critica.

Il ruolo di Alessandro Giammei {#il-ruolo-di-alessandro-giammei}

Alessandro Giammei, studioso e figura vicina alla scrittrice, ha annunciato la raccolta dell'eredità digitale e ne ha curato la realizzazione. Non un'operazione nostalgica, ma un lavoro che ha i tratti della ricerca archivistica applicata al contemporaneo.

Giammei, come sottolineato nell'annuncio del progetto, ha voluto restituire ordine a una produzione che rischiava di dissolversi nel rumore di fondo della rete. I post di Murgia, le sue riflessioni sparse su Facebook, Instagram e Twitter (ora X), i dibattiti che innescava con poche righe: tutto questo materiale possiede un valore documentale che trascende il contesto effimero in cui era nato.

La questione, del resto, riguarda una generazione intera di intellettuali che ha scelto i social come strumento di intervento pubblico. Cosa succede a quei contenuti quando l'autore non c'è più? Chi se ne assume la cura? Il diritto italiano, su questo fronte, offre ancora risposte frammentarie.

Patrimonio digitale culturale: una questione ancora aperta {#patrimonio-digitale-culturale-una-questione-ancora-aperta}

L'iniziativa legata a Murgia apre un fronte più ampio. Il patrimonio digitale culturale italiano manca di un quadro organico di tutela. Se per i manoscritti e le lettere esistono archivi, fondazioni, biblioteche che ne garantiscono la conservazione, per i contenuti digitali il vuoto è ancora significativo.

Il Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs. 42/2004) non contempla esplicitamente i contenuti pubblicati sui social media come beni culturali, anche quando provengono da figure di rilievo nella vita intellettuale del Paese. Eppure, la produzione digitale di una scrittrice come Murgia, con i suoi milioni di interazioni, le sue battaglie civili condotte a colpi di post, i thread che diventavano editoriali, rappresenta una fonte primaria per chiunque vorrà studiare il dibattito culturale italiano degli anni Duemilaventi.

Zephorum, in questo senso, è un esperimento pionieristico. Dimostra che la cura del patrimonio digitale può nascere dal basso, dalla sensibilità di chi comprende che la memoria culturale oggi passa anche attraverso un post su Instagram. E che senza qualcuno che se ne faccia carico, quei contenuti sono destinati a scomparire molto più rapidamente di un foglio di carta ingiallito in un cassetto.

In un momento in cui il mondo della cultura italiana si mobilita su più fronti, dalla Campagna Nazionale #ioleggoperché 2025 per donare libri alle biblioteche scolastiche alle iniziative di divulgazione scientifica, il progetto Zephorum ricorda che anche il digitale ha bisogno di cura, catalogazione e accesso pubblico. Perché la voce di Michela Murgia, quella voce scomoda e necessaria, merita di non essere affidata alla sola buona volontà degli algoritmi.

Pubblicato il: 25 marzo 2026 alle ore 14:05