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Codice anti-deepfake UE: cosa cambia per aziende e cittadini dal 2 agosto

L'UE pubblica il codice anti-deepfake: dal 2 agosto 2026 etichettatura obbligatoria, multe fino al 3% del fatturato globale. Italia tra le più esposte.

La Commissione Europea ha pubblicato il 9 giugno il codice di condotta per la marcatura e l'etichettatura dei contenuti generati dall'intelligenza artificiale. Dal 2 agosto 2026, 52 giorni dopo, scattano i primi obblighi vincolanti dell'AI Act sulla trasparenza.

Codice volontario, sanzioni obbligatorie

Il documento, redatto da sei esperti indipendenti con il contributo di oltre 180 stakeholder tra aziende, università e società civile, è formalmente volontario. Le imprese possono firmarlo per dimostrare conformità anticipata, ma la legge dietro al codice è il Regolamento UE 2024/1689 sull'intelligenza artificiale, che non lascia margini. Chi non rispetterà gli obblighi di trasparenza dell'articolo 50 rischia sanzioni fino a 15 milioni di euro o il 3% del fatturato annuo mondiale, a seconda di quale importo sia maggiore.

Il testo è strutturato in due sezioni. La prima riguarda i fornitori di sistemi di IA generativa, che dovranno marcare in formato leggibile da macchina ogni output audio, immagine, video o testo prodotto o modificato dall'AI. La seconda riguarda i deployer, ossia chi distribuisce i contenuti al pubblico, e impone l'etichettatura visibile dei deepfake e dei testi su questioni di interesse pubblico quando manca una revisione editoriale umana. Aderire al codice non è obbligatorio, ma una volta approvato dalla Commissione e dall'AI Board diventa lo standard pratico per dimostrare conformità: senza, le aziende dovranno costruirsi internamente sistemi equivalenti, con il rischio di vederseli respinti dalle autorità di vigilanza nazionali.

Il gap tra preoccupazione e capacità di riconoscere

L'Eurobarometer di ottobre 2025 fotografa un'Europa allarmata ma impreparata. Il 68% degli europei dichiara di essere preoccupato dai video deepfake, con picchi dell'84% a Cipro e del 79% a Malta e Lussemburgo. In Italia l'80% considera la disinformazione un problema urgente, contro il 69% della media UE. La percezione di esposizione cresce: il 36% si dice esposto spesso o molto spesso a contenuti falsi, contro il 28% del 2022. In quattro anni la quota di chi vive la disinformazione come parte della propria dieta informativa quotidiana è cresciuta di otto punti.

L'altro lato della medaglia è la capacità reale di distinguere il vero dal falso. Solo il 12% degli europei si sente molto sicuro di riconoscere la disinformazione, e circa tre cittadini su dieci ammettono apertamente di non avere gli strumenti per farlo. È in questo divario che il codice prova a inserirsi: rendere visibile l'origine artificiale di un contenuto sposta l'onere dell'identificazione dall'utente al produttore. Per chi vuole approfondire le strategie europee contro le notizie false, lo strumento UE per riconoscere la disinformazione offre un quadro complementare.

Cosa cambia il 2 agosto per aziende e cittadini

Da quella data tre categorie di contenuti dovranno essere etichettate in modo esplicito sui sistemi attivi nell'Unione. I deepfake audio, video e immagine dovranno dichiarare la propria origine artificiale al primo contatto con l'utente, indipendentemente dalla finalità (artistica, satirica o informativa). I testi generati o manipolati dall'IA su temi di interesse pubblico, come politica, sanità e sicurezza, dovranno riportare un'etichetta visibile salvo siano stati sottoposti a controllo editoriale umano. Infine chatbot e assistenti virtuali dovranno dichiararsi tali appena interagiscono con una persona.

Le piattaforme stanno già muovendosi in direzione degli obblighi: lo strumento di Meta per la protezione dei VIP in Europa anticipa parte delle richieste sul riconoscimento dei contenuti manipolati. Le grandi tech statunitensi attive nell'UE sono nel mirino di un pacchetto di regolamenti che le obbliga a ripensare i prodotti, come mostra anche il braccio di ferro su DMA e regole UE.

Il codice è già aperto alle firme. Per le aziende che operano in UE aderire ora significa arrivare al 2 agosto con un sistema di marcatura collaudato, anziché doverlo improvvisare sotto la minaccia delle sanzioni. Per i cittadini, vuol dire iniziare a vedere etichette sui contenuti sintetici negli stessi spazi dove oggi si formano opinioni e decisioni di voto.

Pubblicato il: 11 giugno 2026 alle ore 14:04