Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha motivato il no alla riforma del calendario scolastico con un dato concreto: nel 75% dei plessi italiani (30.000 su 40.000) si farebbe lezione con 40 gradi. Poi ha firmato il decreto da 300 milioni per il Piano Estate che aprirà quelle stesse scuole nei mesi più caldi dell’anno, con attività ricreative per i ragazzi.
Il nodo dei 30.000 plessi senza climatizzazione
Il ministero ha avviato la ristrutturazione di oltre 10.000 plessi scolastici su un totale di 40.000, interventi che comprendono anche la climatizzazione degli ambienti. Ma nel breve periodo tre scuole su quattro restano inadeguate per gestire lezioni nei mesi caldi. Valditara lo ha dichiarato durante la trasmissione "Formato famiglia" su Radio 1: "Solo una scuola su quattro nel breve periodo sarebbe in grado di affrontare cambiamenti di calendario: nel 75% dei plessi, quindi, si farebbe lezione con 40 gradi".
Il dibattito sulle date non è nuovo. In Emilia Romagna i consigli d’istituto chiedono da tempo modifiche al calendario per venire incontro alle esigenze lavorative delle famiglie, con proposte che vanno dall’anticipo del rientro a settembre fino alla redistribuzione delle pause durante l’anno. La sperimentazione regionale del 2026 si muove in questa direzione: alcune scuole primarie apriranno dal 31 agosto, oltre due settimane prima del 15 settembre, con attività extracurricolari a partecipazione volontaria e gratuita.
Piano Estate da 300 milioni: la contraddizione di fondo
Il 12 maggio 2026 Valditara ha firmato il decreto da 300 milioni di euro per il Piano Estate 2026, che prevede attività sportive, musicali, teatrali e di potenziamento didattico negli edifici scolastici durante la pausa estiva. L’obiettivo dichiarato è includere i ragazzi con meno opportunità: quelli che "quando terminano le scuole perdono un punto di riferimento" per via degli impegni lavorativi dei genitori o per situazioni familiari difficili.
Il nodo sta nei numeri: gli stessi 30.000 plessi indicati come inadatti per la didattica estiva a causa delle temperature elevate saranno sede delle attività del Piano Estate. La distinzione pratica tra una lezione formale e una sessione di teatro in un’aula a 38 gradi, sul piano delle condizioni fisiche per studenti e personale scolastico, è difficile da giustificare. I 300 milioni finanziano l’apertura degli edifici, non la loro messa a norma termica. L’adeguamento rimane un investimento separato, a lungo termine.
Le tensioni sul calendario non riguardano solo i mesi estivi. Nel corso dell’anno scolastico 2025 anche le vacanze di Pasqua e i ponti di aprile hanno generato scelte diverse da regione a regione, confermando che le date scolastiche sono sempre più un tema di autonomia regionale piuttosto che di decisione centralizzata dal ministero.
Cosa cambia concretamente per docenti e famiglie
Per le famiglie il quadro oggi è questo: il calendario scolastico non cambia (inizio a settembre, fine a giugno), ma il Piano Estate rende disponibili attività gratuite o quasi negli edifici scolastici nei mesi di luglio e agosto. La partecipazione è volontaria e le scuole possono aderire nell’ambito della propria autonomia organizzativa. In Emilia Romagna la sperimentazione anticipa l’apertura al 31 agosto, ma si tratta di attività extracurricolari, non di lezioni ordinarie.
Valditara ha agito su più fronti nella scuola pubblica: oltre al Piano Estate, ha firmato il decreto per la valutazione dei dirigenti scolastici, che collega la retribuzione di risultato ai livelli di performance dei presidi. Gli investimenti in edilizia scolastica seguono invece tempi più lunghi: la ristrutturazione dei 10.000 plessi in corso non risolve nell’immediato la situazione dei 30.000 ancora privi di adeguata climatizzazione.
La decisione finale sul calendario spetta comunque alle Regioni. Con 30.000 plessi su 40.000 ancora privi di adeguata climatizzazione, ogni scelta sulle date resta vincolata a un problema infrastrutturale che i fondi per le attività estive non risolvono.