Matteo Bassetti chiede una verifica vaccinale porta a porta prima della campanella. La legge italiana la prevede già dal 2017: manca chi la applica in tutte le scuole allo stesso modo.
La richiesta arriva dopo il caso di Palermo
Il post dell'infettivologo del San Martino di Genova, diventato virale in poche ore, chiede una verifica effettiva della situazione vaccinale degli alunni e una raccomandazione congiunta di Palazzo Chigi, ministero dell'Istruzione e ministero della Salute. Il timore è concreto: quando la copertura scende, il rischio di focolai in aula torna alto. Vale per il morbillo, per la difterite, per la pertosse.
Non è un allarme teorico. Tra il primo gennaio e il 30 novembre 2025 il sistema di sorveglianza dell'Istituto superiore di sanità ha notificato 485 casi di morbillo, di cui 454 confermati in laboratorio (dati Bollettino ISS morbillo e rosolia n.89 dicembre 2025). Settantatrè casi sono importati e 26 sono correlati a casi importati: circa un quinto delle segnalazioni ha una radice fuori confine, il resto circola sul territorio.
Bassetti aggancia il ragionamento al calendario scolastico, perchè fra la prima campanella di Bolzano e l'ultima della Puglia corrono dieci giorni e ogni giorno guadagnato è tempo utile per aggiornare gli elenchi.
Cosa impone davvero la legge Lorenzin
La verifica che Bassetti sollecita esiste già. Si chiama legge 119 del 2017, articolo 3-bis, e stabilisce dieci vaccinazioni obbligatorie per iscriversi a nido, infanzia, primaria e secondaria di primo grado: poliomielite, difterite, tetano, epatite B, pertosse, Haemophilus influenzae B, morbillo, parotite, rosolia e varicella.
Le scuole ricevono dalle ASL, entro il 10 luglio di ogni anno, l'elenco degli iscritti non in regola. Le famiglie sono chiamate a colloquio; per nido e infanzia la mancata regolarizzazione comporta la decadenza dell'iscrizione, per gli altri gradi restano sanzioni amministrative fino a 500 euro. Il flusso fra ASL e istituti è codificato: le aziende sanitarie compilano gli elenchi sulla base del sistema informativo vaccinale regionale, le scuole restituiscono entro il 10 ottobre le eventuali autocertificazioni pervenute e validano il certificato definitivo entro il 10 marzo. La verifica quindi non è una novità da introdurre a settembre 2026, è un adempimento ripetuto ormai da otto anni.
Il problema non è la norma, è il risultato. I dati del Ministero della Salute sulle coperture vaccinali sulla coorte 2022, controllata a 24 mesi, mostrano una copertura nazionale del 94,77% per la prima dose del morbillo, appena sotto la soglia del 95% raccomandata dall'Organizzazione mondiale della sanità per bloccare la circolazione del virus. Sulla seconda dose sotto quella soglia c'è l'Italia intera, senza eccezioni regionali. Il divario territoriale colpisce: la Sicilia si ferma all'87,98%, il Molise arriva al 98,11%. Dieci punti percentuali sullo stesso obbligo di legge, fra due regioni dello stesso Paese.
Cosa succede da qui alla campanella
Il calendario regionale del rientro parte il 7 settembre a Bolzano e chiude il 17 in Puglia. In questa finestra le segreterie chiudono le iscrizioni definitive e incrociano gli elenchi delle ASL. Le famiglie non devono più consegnare il certificato cartaceo: la scuola riceve direttamente la lista degli alunni non in regola. Se l'alunno non risulta vaccinato senza motivo medico documentato, la comunicazione parte verso l'ASL competente, che convoca i genitori.
Il punto debole del sistema è quello che Bassetti indica: la prenotazione vaccinale e l'autocertificazione, previste come misura transitoria di flessibilità, si sono trasformate in uno strumento di rinvio a tempo indeterminato. Non è un caso isolato che i controlli richiedano tempo e personale dedicato: nelle scuole del cratere sismico 2016 il Mim è riuscito ad assegnare Organici in deroga assegnati prima dell'inizio delle lezioni prima della campanella soltanto quest'anno. Con 485 casi di morbillo in undici mesi e coperture sotto soglia in metà delle regioni, la questione non è ideologica ma operativa: chi non è vaccinato oggi rischia di ammalarsi in aula domani.
Il termine del 10 luglio è passato. Alle regioni che non hanno completato le verifiche restano poche settimane prima che il rientro renda operativa la lista degli scoperti.