Dal 25 al 28 luglio 2026 Cagnano Varano, sul Gargano, ospita il XVI Congresso nazionale dell'Unione degli Studenti. Il luogo dei lavori è simbolico: la Puglia registra un tasso di abbandono precoce all'8,6%, e la vicina Campania sfiora il 9,7%. Il record nazionale annunciato dal governo racconta metà della storia.
Cosa porta l'Uds a congresso
Quattro giorni di lavori con delegati da tutta Italia per rinnovare gli organismi dirigenti e definire la piattaforma politica dei prossimi due anni. I temi principali annunciati sono diritto allo studio, edilizia scolastica, salute mentale, contrasto alle disuguaglianze e rappresentanza studentesca.
Il coordinatore uscente Tommaso Martelli ha dichiarato all'Ansa che il Congresso si svolgerà in una fase in cui la scuola è investita da politiche che aumentano precarietà, competizione e disuguaglianze. L'obiettivo dichiarato è costruire una risposta collettiva capace di rimettere al centro il diritto all'istruzione e la partecipazione democratica degli studenti.
L'Uds è nata nel 1994 ed è oggi tra le principali organizzazioni studentesche italiane. L'appuntamento arriva sette mesi dopo la pubblicazione del rapporto OCSE Education at a Glance 2025 e a ridosso dei dati aggiornati del Ministero sulla dispersione scolastica.
Il divario Nord-Sud che il record nazionale non cancella
Il 2025 sarà ricordato come l'anno in cui l'Italia ha battuto l'obiettivo europeo di Agenda 2030 sulla dispersione: 8,2% di early leavers tra i 18 e i 24 anni, cinque anni in anticipo sul target del 9%. Il dato nasconde però una geografia diseguale.
Nel Mezzogiorno la dispersione resta al 10,1%, contro il 6,9% del Nord: 3,2 punti percentuali di divario. Al Centro si ferma al 7,7%. I record negativi restano al Sud e nelle Isole: Sicilia 13,7%, Sardegna 13,6%. La Campania supera la media nazionale con il 9,7%, la Puglia si ferma all'8,6%, appena sotto media. La regione più virtuosa è l'Umbria, al 4,9%. Fra gli studenti con cittadinanza straniera il tasso è del 26,2%, tre volte la media.
Il quadro peggiora se si guarda alla dispersione implicita, cioè agli studenti che restano nel sistema ma non raggiungono le competenze minime attese al termine del percorso. L'audizione ISTAT sulla povertà educativa presentata al Senato rileva un 8,7% nazionale nell'ultimo anno delle superiori, che sale al 17,6% in Campania e al 15,9% in Sardegna. Sono ragazzi con il diploma in mano ma competenze in italiano, matematica e inglese ferme alla fine della scuola media.
Anche il titolo di studio dei genitori pesa. Il 22,8% dei 18-24enni con genitori in possesso al massimo della licenza media abbandona gli studi, mentre l'incidenza crolla tra i coetanei con genitori laureati. Il divario territoriale è anche un divario sociale che il dato medio nazionale tende a diluire.
La leva pubblica per colmarlo resta corta
Il rapporto OCSE pubblicato il 9 settembre 2025 registra che l'Italia destina all'istruzione il 3,9% del PIL, contro una media OCSE del 4,7%. La quota del bilancio pubblico dedicata alla scuola si ferma al 6,7%, mentre la media internazionale è al 10,1%.
Sull'università il gap è ancora più marcato: 8.992 dollari di spesa per studente contro i 15.102 dollari della media internazionale, secondo i dati raccolti nella country note OCSE dedicata all'Italia. Il PNRR ha stanziato miliardi per asili, edilizia scolastica e digitalizzazione, ma quelle risorse sono a termine e non entrano nella spesa corrente: quella che finanzia stipendi, tempo scuola, insegnanti di sostegno e continuità didattica.
Cosa può uscire da Cagnano Varano
La rappresentanza formale degli studenti nella scuola pubblica è ferma al D.P.R. 268/2007. Le Consulte Provinciali degli Studenti prevedono due rappresentanti per ogni scuola secondaria di secondo grado, mandato biennale e budget locali limitati. L'Uds chiederà un rafforzamento dei poteri consultivi e maggiore peso decisionale sui piani di offerta formativa.
Sul terreno pedagogico il confronto tornerà sul modello valutativo, che le neuroscienze educative hanno rimesso in discussione, e sulla riforma della condotta partita dopo il caso di Cesena. I lavori si chiuderanno il 28 luglio con l'elezione del nuovo coordinatore nazionale e la pubblicazione della piattaforma per l'anno scolastico 2026/2027.