Nell'anno scolastico 2026/27 ogni dirigente scolastico italiano avrà in media 5,4 sedi diverse, 48 classi e 947 alunni sotto la propria responsabilità. Per i circa 300 dirigenti che partiranno a settembre con una reggenza, quei numeri raddoppiano. La riflessione di Enrico Galiano sul preside statunitense che gira con il carrello per la scuola parte da qui: dall'aritmetica che rende impossibile, nella maggior parte degli istituti italiani, la presenza quotidiana del dirigente accanto a docenti e studenti.
La riflessione di Galiano e il preside col carrello
Il docente e scrittore Enrico Galiano, in un articolo pubblicato su Il Libraio, racconta la storia di Jared Lamb, dirigente statunitense diventato virale come "Principal Lamb" per la sua "presidenza mobile": un vecchio carrello che spinge lungo i corridoi. Il punto, dice Galiano, non è il carrello. È il tempo: Lamb passa la giornata a incontrare docenti e studenti, chiede ogni mattina al personale se serve qualcosa, entra nelle classi anche solo per dieci minuti quando un insegnante ne ha bisogno.
L'idea di leadership scolastica di Lamb è che chi dirige una scuola dovrebbe stare il più possibile vicino alle persone che quella scuola la fanno. In Italia, osserva Galiano, il carrello si trova, il corridoio anche. È il tempo che manca. E il motivo non è la cattiva volontà dei dirigenti, ma la dimensione concreta del loro incarico.
I numeri dietro la solitudine dei docenti
I dati del Ministero dell'istruzione e del merito raccontano cosa significa oggi dirigere una scuola italiana. Nell'anno scolastico 2024/25 le istituzioni scolastiche statali erano 7.473, distribuite su 40.076 sedi, con 7.073.587 studenti e 362.115 classi (fonte: Focus MIM dati avvio anno scolastico 2024/25).
* 5,4 plessi in media per dirigente scolastico (40.076 sedi diviso 7.473 istituzioni)
* 947 studenti in media per dirigente scolastico
* 48 classi in media per dirigente scolastico
* Circa 300 reggenze previste a settembre 2026 dal Direttore generale del personale MIM
Un preside gestisce quindi una scuola dell'infanzia da una parte, una primaria qualche chilometro più in là, una secondaria altrove. La legge gli affida la rappresentanza legale, le risorse finanziarie, la gestione del personale, le relazioni sindacali e la promozione della qualità dei processi formativi. L'ultima voce, quella che richiederebbe tempo per entrare in una classe prima che arrivino ventisette mail e una richiesta di consiglio straordinario, è l'unica per cui il tempo praticamente non c'è.
Cosa cambia con il dimensionamento 2026/27
Il decreto interministeriale MIM-MEF n. 124 del 30 giugno 2025 fissa il contingente nazionale a 7.389 istituzioni autonome per il 2026/27, applicando il coefficiente di 938 studenti per autonomia stabilito dal DM 127/2023. Rispetto alle 7.473 istituzioni dell'anno in corso, sono 84 in meno; rispetto alle 7.309 inizialmente previste, sono 80 recuperate grazie alla revisione delle proiezioni demografiche ISTAT.
Meno istituzioni significa più studenti concentrati su ogni dirigente. E le reggenze restano un problema strutturale: durante la riunione al Ministero del 3 marzo 2026, la direzione generale del personale ha stimato circa 300 reggenze a livello nazionale per il prossimo anno scolastico. Chi si ritrova due istituzioni finisce per coordinare in media una decina di plessi, un centinaio di classi e circa 1.900 studenti.
La legge di bilancio 2026 (art. 1, commi 527 e 528) ha trasformato le graduatorie regionali del concorso ordinario 2023 in graduatorie a esaurimento e le ha integrate con gli idonei, aprendo un canale in più per riempire i posti vacanti. Servirà per abbattere le reggenze, ma non basta a cambiare il rapporto medio tra un dirigente e la scuola reale che gli tocca: 5,4 edifici, 48 classi, 947 alunni. Sul fronte formazione, la rete pubblica ha investito su presidi e docenti (vedi il bilancio 2025 di INDIRE su formazione a dirigenti, docenti e ATA), ma la disponibilità di tempo resta la variabile scoperta.
Il carrello di Lamb resta in Louisiana. Le assunzioni di settembre 2026 diranno se, almeno, ai presidi italiani si può restituire il tempo di incrociare i propri docenti in un corridoio.